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Stefano Raimondi a Milano

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LIBRERIA la FELTRINELLI
di Via Manzoni, 12 – Milano
31 marzo – ore 18.00

Interni con finestre
di
Stefano Raimondi
………………………
MILANO IN POESIA
Il motivo dell’esilio percorre interamente Interni con finestre (La
Vita Felice) di Stefano Raimondi: esilio nel cuore dei luoghi amati,
sulle scale di casa, tra le pareti di una stanza abitata da sempre. Le
sue poesie, con l’urgenza di chi non trova più dimora, narrano una
Milano mai vista prima: minacciosa e giuridica, costellata di allarmi
e di posti di blocco, percorsa dal cerchio infinito dei viali che ci riportano
sempre allo stesso, drammatico inizio.
All’incontro insieme
all’autore intervengono i poeti Mario Santagostini e Italo Testa.

Una moneta per poesia

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di Antonio Sparzani

Sono andato a Napoli a sentire la conversazione pubblica organizzata dal Premio Napoli, annunciata qui e illustrata qui, tenuta in una sala del Palazzo Reale, piazza Plebiscito, due passi dal mare.
Arrivo con buon anticipo, incontro Piero, indiano napoletano doc, che mi fa da guida e ci sediamo a un bar della Galleria Umberto, di fronte al teatro San Carlo, lì a un passo. La chiacchiera al bar con persone amiche è, per quel che mi riguarda, uno dei grandi momenti della vita.

Mentre parliamo si avvicina una signora, con atteggiamento dimesso, vestita modestamente ma non sciatta, che senza giri di parole chiede “una moneta per poesia”;

Diritto allo studio e libertà accademica in Palestina

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Lettera aperta ai docenti universitari italiani sulla discriminazione universitaria e culturale del popolo palestinese

Pisa, 5 marzo 2010 (link)

Cari colleghi,

siamo un gruppo di docenti universitari italiani particolarmente sensibili alla situazione universitaria e scolastica del popolo palestinese, sia nei territori occupati (Gaza e Cisgiordania), sia all’interno dello Stato israeliano, in particolare in Galilea, dove vivono oltre un milione di “arabi-israeliani”. Per esperienza diretta e sulla base di ricerche effettuate da centri studi palestinesi e israeliani possiamo denunciare gravi violazioni del diritto all’istruzione, della libertà di insegnamento e della libertà di pensiero del popolo palestinese. Poiché l’Italia nel 2009 è diventata primo partner europeo nella ricerca scientifica e tecnologica dello Stato di Israele, responsabile delle violazioni di cui sopra, riteniamo necessario che la comunità accademica italiana prenda coscienza delle discriminazioni in atto.

BUFALE ALLA CARICA

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di Pierluigi Pellini

Nei commenti al mio articolo «Bufale dei Pirenei», pubblicato da «Nazione Indiana» il 14 marzo scorso, è comparso da qualche giorno un link (postato da tale “Davide”) che rinvia a una pagina del sito personale di Vittorio Messori, dove si legge una risposta al mio intervento, datata 19 marzo e contrassegnata da un «copyright» del «Corriere della Sera». Non mi risulta che il pezzo sia stato pubblicato dal giornale di Via Solferino. E infatti la home page del sito di Messori lo presenta come «articolo sospeso in attesa della pubblicazione sul “Corriere della Sera”, domenica» (e non permette di accedere al testo, che dunque è raggiungibile solo da «Nazione indiana»).

IL CONTROLLO DELLE PIANTE

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di Marino Magliani

Il fuoristrada stava scivolando in una vallata di uliveti abbandonati, inaccessibili, postacci nella penombra che conoscevano solo gli elicotteristi e i piloti dei canadair quando toccava spegnere un incendio, o durante la stagione delle piogge, come ora, che si sbricciolava un costone.
Il tergicristalli sembrava impazzire e l’acqua piovana s’incanalava a fatica nelle sprèscie.
Gregorio sapeva che ogni anno l’acqua si portava via intere terrazze, blocchi di roccia franavano con la facilità con cui si staccano i denti rimasti senza gengive. Era il suo lavoro saperlo.
Era sabato e sarebbe rimasto volentieri a letto a farsi cercare coi piedi da Lory. Ma oggi avevano mandato lui. I soliti controlli alle campagne che svolgeva per conto dell’ufficio della Provincia.
Un paio di cantonieri temporeggiavano piazzando sulla strada i cartelli del pericolo.
Passando davanti al cimitero notò che la popolazione aveva ripreso a gettare calcinacci e rottami ferrosi nella discarica illegale. Ogni tanto le istituzioni davano un giro di corda, qualche multa, poi la gente tornava a gettare ferrame dove poteva.

“Lamento per Belgrado” di Miloš Crnjanski

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Dalla prefazione di Massimo Rizzante, Unire mondi lontani a Miloš Crnjanski, Lamento per Belgrado, a cura di M. Rizzante con uno scritto di Božidar Stanišić, Il Ponte del Sale, Rovigo, 2010.

[Ringrazio Francesco Marotta che mi ha segnalato un’errata formattazione dei testi. Ho quindi utilizzato la sua stessa formattazione, avendo lui già postato questi testi qui. a i]

[…] Ricordo di aver conosciuto a Parigi, agli inizi degli anni novanta, molti studenti e scrittori serbi e bosniaci che, fuggiti dai loro paesi, si adattavano per sopravvivere ai lavori più bizzarri: Miroslav era accompagnatore di cani alto-borghesi; David assisteva persone non vedenti a cui doveva leggere ogni giorno almeno cinquanta pagine di rotocalchi; Josip faceva il lavavetri a Vincennes. Ce n’era uno, Dragan, che, grazie alla sua bella calligrafia, campava scrivendo in diverse lingue i menù esposti all’entrata dei ristoranti del Quartiere Latino. Con questo voglio dire che ho conosciuto da vicino il valore che un’opera letteraria assume quando è creata o letta in condizioni materiali di vera indigenza, diventando spesso più preziosa del pane.

La responsabilità dell’autore: Alberto Abruzzese

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[Dopo gli interventi di Helena Janeczek e Andrea Inglese, abbiamo pensato di mettere a punto un questionario composto di 10 domande, e di mandarlo a un certo numero di autori, critici e addetti al mestiere. Dopo Erri De Luca, Luigi Bernardi, Michela Murgia, Giulio Mozzi, Emanule Trevi, Ferruccio Parazzoli, Claudio Piersanti, Franco Cordelli, Gherardo Bortolotti e Dario Voltolini, Tommaso Pincio, ecco le risposte di Alberto Abruzzese]

ARTHUR M. COOPER “Dreams of Toyland” [1908]

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Camille Saint-Saëns [ 1835 – 1921 ]
Etude en forme de valse, Op. 52, N. 6

 

La (mia) risposta a Giulio Mozzi

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di Gianni Biondillo

Carissimo Giulio,
sono stato fuori Milano per circa un mese, con vaghe e sporadiche incursioni su internet. Quindi leggevo le tue domande di straforo, senza mai trovare il tempo di darti una (mia) risposta.
Dici a Helena, in un commento al post di Voltolini: “Helena, mi par di capire dunque che Nazione indiana fa domande come Nazione indiana, ma non è disponibile come Nazione indiana a dare chiarimenti sulle domande stesse.”
Sai, ho come la sensazione che ci sia un errore di comprensione iniziale che falsifichi tutto il tuo ragionamento. Nazione Indiana così come tu la rappresenti, questa specie di ente superiore, di Politburo, di Consiglio di amministrazione iperdirigista, che chiede, risponde, fa e disfà, non esiste. Nazione Indiana è una cosa più complicata. E’ fatta dai suoi redattori, dai suoi lettori, dai suoi commentatori, collaboratori (che spesso sono anche tutte queste cose assieme) con le loro storie, il loro vissuto, il loro personale contributo.

Andrea Melone: Giardini di loto

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[Si pubblicano due estratti dal romanzo Giardini di loto, Gaffi, 2010.]

di Andrea Melone

Eravamo seduti a tavola. Mi pareva di sentire nel mio ventre le cellule schiantarsi e moltiplicarsi. Era come ali che battono appena, e non so bene se stavo piangendo o godendo.
Entrò in sala Piergiulio, mi salutò tastandomi le spalle, baciò mia madre. La sua bocca era piena di insoddisfazione. Si sedette con precisione di collegiale: scansò la sedia con le mani, se l’avvicinò. Dopo un tempo considerevole sollevò il capo. Mia madre gli accarezzò il dorso di una mano e gli domandò: «Tutto a posto all’università?», voleva ascoltare un effetto nuovo del genio di suo figlio. «Ma sì, in fondo», informò con un tono alterato e un rossore che aveva portato da fuori.
Papà li ascoltò parlare come l’arbitro di un agone bucolico. Agnese annunciò che avrebbe servito a tavola. Cercai di condurre altrove il mio pensiero, ma non avevo un luogo dove andare, nessuno da visitare se non il mio ventre che non era più io, era sedizione.

Barbara Millicent

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di Eleonora Sottili

La signorina Barbara Millicent nella sua vita aveva posseduto trentotto animali, tra cui si segnalavano un panda, un cucciolo di leone e una zebra.

Viola Rocca all’età di otto anni era riuscita a farsi comprare dalla madre una coppia di canarini. Mentre la signorina Millicent portava in giro per l’isolato il suo affettuoso e ricercato cucciolo di leone, Viola spingeva l’osso di seppia oltre le sbarre, provocando nei pennuti punte di vero terrore, frullare d’ali e versi acuti.

La signorina Millicent aveva quattro sorelle e due fratelli gemelli, ma in famiglia era lei a spiccare per fascino, portamento e personalità. Dei suoi genitori non si sapeva niente, tuttavia veniva da credere fossero i tipici americani, benestanti e ottimisti, di quelli che il Giorno del Ringraziamento spennellano con burro fuso un enorme tacchino.

Poesia del mondo al Teatro Filodrammatici

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Lunedì 29 marzo ore 21.00

MILANO, Teatro Filodrammatici (via Filodrammatici 1 – MM Duomo Linee 1 e 3)

POESIA BUONA COME IL PANE

Robert Viscusi (USA) “Ellis Island”

Ziba Karbassi (IRAN) (traduzioni di Cristina Viti)

Andrea Inglese (Italia) “La distrazione”

Alfie Nze (Nigeria/Italia) (performance)

INGRESSO LIBERO

La Poesia avvicina culture distanti, intreccia umanità e dignità.

Dopo la tragedia

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[È stato da poco ripubblicato, dopo dieci anni, Settanta, testo che è stato riveduto e corretto nonché integrato di circa sessanta nuove pagine. Marco Belpoliti ci regala un capitolo in una versione ulteriormente più lunga e differente da quella pubblicata nella nuova edizione. G.B.]

di Marco Belpoliti

Se Pier Paolo Pasolini non fosse andato a morire all’Idroscalo di Ostia, nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, se fosse vissuto almeno tre o quattro anni ancora, non c’è dubbio che le vicende del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro sarebbero entrate di diritto in quelle rubricate nello scartafaccio, zibaldone narrativo-cinematografico, che il poeta-scrittore-regista stava componendo all’inizio degli anni Settanta, previsto in oltre 2000 pagine e di cui invece abbiamo potuto leggere 500 pagine postume, e solo nel 1992, con il titolo di Petrolio.
Le lettere che il leader democristiano inviava dal carcere delle Brigate rosse ai colleghi di partito, alle massime autorità dello Stato italiano, agli amici e ai famigliari sarebbero certamente apparse a Pasolini troppo interessanti per non inserirle in quel romanzo manierista, scritto nella lingua «che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private o anche per la poesia», come dichiara in una lettera a Moravia. Così sarebbe stato anche per il successivo memoriale ritrovato nel covo brigatista di via Monte Nevoso a Milano, che per la sua prosa e la forma informe sembra addirittura un capitolo non finito di Petrolio.

La responsabilità dell’autore: Tommaso Pincio

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[Dopo gli interventi di Helena Janeczek e Andrea Inglese, abbiamo pensato di mettere a punto un questionario composto di 10 domande, e di mandarlo a un certo numero di autori, critici e addetti al mestiere. Dopo Erri De Luca, Luigi Bernardi, Michela Murgia, Giulio Mozzi, Emanule Trevi, Ferruccio Parazzoli, Claudio Piersanti, Franco Cordelli, Gherardo Bortolotti e Dario Voltolini, ecco le risposte di Tommaso Pincio]

Come giudichi in generale, come speditivo apprezzamento di massima, lo stato della nostra letteratura contemporanea (narrativa e/o poesia)? Concordi con quei critici, che denunciano la totale mancanza di vitalità del romanzo e della poesia nell’Italia contemporanea?

Circa la poesia, sapendone poco o nulla, mi astengo da qualunque commento. Dissento invece con i critici in merito alla «totale» mancanza di vitalità del romanzo. Nell’ultimo decennio la narrativa italiana ha offerto un numero insolitamente elevato di opere significative, e dico «insolitamente» perché la finzione romanzesca è per tradizione un genere penalizzato dalla nostra letteratura. Certo, se si paragonano gli esiti locali con quanto si fa altrove, il panorama può apparire poco esaltante, ma bisogna per l’appunto fare i conti con un passato che non ci aiuta. Va inoltre considerato che alcuni fra i critici che si lamentano della produzione contemporanea bollano pregiudizialmente il romanzo come forma espressiva di retroguardia, se non del tutto defunta.

La ‘ndrangheta e il voto di scambio in Lombardia

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di Giuseppe Catozzella

Alessandro Colucci, vicecoordinatore provinciale del Pdl in Lombardia, è ormai noto, per i suoi affari con la ‘ndrangheta dei Morabito e per la cena del 2005, in compagnia di uomini del clan, al ristorante Gianat di Milano, per festeggiare – tra l’altro – l’apertura del For a King, il night aperto sotto l’Ortomercato milanese di via Lombroso. Ma ora, nell’articolo di Davide Milosa sul “Fatto” e su Milanomafia.com, spuntano altri nomi – importanti – che parlerebbero da soli degli appoggi della ‘ndrangheta ad alcuni politici candidati nelle circoscrizioni lombarde per le scorse elezioni Europee: Ignazio La Russa, Carlo Fidanza e Licia Ronzulli.

Al centro del bivio tra denaro da ripulire della ‘ndrangheta e legami con i politici c’è la Kreiamo Spa, società considerata uno dei bracci finanziari della ‘ndrangheta delle cosche dei Barbaro-Papalia, e già conosciuta anche perché nel mirino di un altro processo, tuttora in corso nel tribunale di Milano: il processo “Ortomercato” (legata, in questo secondo caso, alla figura di Antonio Paolo, prestanome e titolare di una rete di cooperative che lavorano dentro l’Ortomercato, utilizzate secondo l’accusa per riciclare denaro sporco, e per cui la pm Barbeini il 17 marzo 2010 ha chiesto 8 anni e 6 mesi).

Vietato ai minori

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Lettori in crescita
di
Giulia Blasi

Confessione numero uno: leggo poco la critica letteraria italiana. Il che probabilmente suona un po’ come il “Thank you for being so not Italian” di Stanis La Rochelle, ma così è. Per una serie di motivi leggo più volentieri quella straniera; e l’anno scorso sono letteralmente impazzita per Fine Lines , la rubrica di Lizzie Skurnick su Jezebel dedicata alla narrativa per ragazzi. O più correttamente young adult, espressione che inquadra molto meglio i destinatari di questo genere di libri. Giovani adulti, che a guardarli da vicino sembrano i personaggi di Waking Life, in costante mutamento e sospesi fra tratti della personalità in parte compiuti in parte ancora infantili, a turno sfuocati e nitidissimi, in grado di attaccarsi con lo stesso tenace romanticismo a Piccole donne come a Cent’anni di solitudine, per citarne solo due fra quelli che hanno formato la mia personale young adulthood. Lizzie Skurnick fa un’operazione splendida nella sua semplicità: riapre dopo decenni i libri che ha amato, e li rilegge con la prospettiva di un adulto e l’affetto dell’adolescente che fu, decostruendone le narrative e contemporaneamente rievocando l’effetto che avevano su di lei.

Categorie: Agamben

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di Daniele Giglioli

Uno degli interrogativi indotti dalla ricomparsa, a quasi quindici anni di distanza dalla prima edizione, di un libro come Categorie italiane. Studi di poetica e di letteratura di Giorgio Agamben è come mai un filosofo così appartato e in fondo così difficile da definire sia potuto diventare negli anni una figura sempre più esemplare. Una risposta non scontata è tutt’altro che facile. Un critico che volesse centrare oggi su Agamben, come fece Giacomo Debenedetti con Croce nel 1949, una sua Probabile autobiografia di una generazione, non andrebbe molto lontano dal vero, ma in un senso del tutto diverso. A differenza di Croce, Agamben non è mai stato una figura centrale, didattica, dispotica, attentissima a esercitare con ogni mezzo possibile una sua ferrea egemonia.

MeTrou!

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Metromania
di
Paolo Melissi detto Melpunk

Una città è tua se ci sei nato o se la conquisti. La seconda possibilità è la mia. Una città si conquista percorrendo diverse strade. Ognuna di queste va percorsa un passo alla volta: la città va camminata palmo a palmo, con metodo, imparandone le commessure della pavimentazione, consumandoci le suole, guardandola, spiandola e, soprattutto, tracciando nel suo tessuto dei percorsi, luoghi da collegare. Si prendono così le misure alle distanze, si rende famigliare ciò che non lo è mai stato, si acquisiscono abitudini, si impara a guardare in faccia l’ignoto che, poco a poco, si rassicura nella consuetudine. Si costruisce una mappa personale, disegnata dal flusso delle abitudini ma anche dei gusti, delle inclinazioni. Si scelgono i pezzi della città da cucire insieme, i quartieri, gli edifici, i monumenti, le strade. Poco alla volta si individua il codice o l’alfabeto secondo i quali vive e dorme quella città, si imparano le strutture, le ricorrenze, le peculiarità. Le impara l’occhio, prima del pensiero. C’è una rassicurazione nel camminare, il cui orizzonte si sposta all’avanzare del campo visivo, ruota nell’angolo di centottanta gradi. Per quanto sia irregolare il moto lo sguardo è sempre avanti. E colonizza. Rende abitabile.

carta st[r]amp[al]ata n.9

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di Fabrizio Tonello

Questa settimana avremmo voluto occuparci del noto pensatore Antonio Socci che, dall’alto della sua cattedra di ex conduttore televisivo di Excalibur, rimbrotta il teologo Hans Küng spiegandogli che non ha capito nulla dell’importanza del celibato dei preti. (leggere per credere: Libero 19/3/2010, p. 19).

Socci dovrà aspettare perché Pietro Del Re, su Repubblica di venerdi scorso, lancia una notizia clamorosa: “La guerra è cambiata, addio alla baionetta”. E l’occhiello aggiunge: “La svolta dopo secoli di combattimenti all’arma bianca” (p.54).

Un bilancio della giornata senza immigrati: I mandarini e le olive non cadono dal cielo

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di Davide Galati
Lo scorso lunedì 1° marzo si è svolta la prima giornata di sciopero dei lavoratori stranieri nella storia d’Italia. Analoghe manifestazioni di protesta non violente hanno avuto luogo nello stesso giorno in Francia, Spagna [sp] e Grecia [gr].

In Italia, il comitato organizzatore Primo Marzo 2010 (costituito da attivisti della società civile, giornalisti e imprenditori immigrati) ha diffuso la proposta attraverso gli strumenti online sin dal novembre scorso, attraverso un  blog dedicato e numerosi gruppi locali su Facebook. Così il comitato ha presentato l’evento:

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo? Primo marzo 2010 si propone di organizzare una grande manifestazione non violenta per far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società. Questo movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli. Il colore di riferimento di Primo marzo 2010 è il giallo. Lo abbiamo scelto perché è considerato il colore del cambiamento e per la sua neutralità politica: il giallo non rimanda infatti ad alcuno schieramento in particolare.”

Peggioramento delle relazioni

Nel corso dell’ultimo anno le condizioni di vita dei migranti che risiedono in Italia o che cercano di entrarvi sono peggiorate. Si sono verificati diversi episodi emblematici. In maggio, il rifiuto di accettare 227 africani che, attraverso il Canale di Sicilia, cercavano di sbarcare a Lampedusa. In luglio viene approvato dal Parlamento un severo decreto legge sulla sicurezza, con l’introduzione del reato di clandestinità.