
di Ginevra Bompiani
L’impresa del furto delle mele d’oro dal giardino delle Esperidi si pone sotto un segno chiaro: quello della restituzione. Quelle mele appartenevano alle nozze di Zeus e Era e quali che fossero le loro peregrinazioni dovevano tornare ai sovrani. Anche Prometeo, durante il viaggio, fu restituito a sé stesso e alla libertà. E c’è poi il complicato gioco tra Eracle e Atlante: Eracle chi si accolla l’asse del cielo mentre Atlante s’incarica di trafugargli le mele, e il tentativo di Atlante di lasciarlo al proprio posto tenendosi i frutti, sventato da Eracle con una astuzia puerile che ripone l’asse sulle spalle del Titano. Il Fato, aveva detto chiaramente Prometeo all’inizio del suo castigo, è più forte di ogni cosa: dell’abilità, dei Titani, e degli Dèi. Anche Zeus vi è sottomesso. Ogni gioco umano va restituito alla sua sede naturale che è il Destino. L’eroe non è che una marionetta del Destino, uno stile di cui si serve per disegnare labirinti.


di Marco Belpoliti

Lungo il canale c’è il divieto di stazionamento, quindi non penso più alle macchine parcheggiate. Penso che ho fatto proprio bene a strapparmi via dalla cittadina dove sono cresciuto. Penso che passeggiare per quell’asfittico coacervo di costruzioni stritolato tra inospitali montagne è uno strazio, perché tutte le persone ti conoscono o comunque ti guardano insistentemente come ti conoscessero, e soprattutto in qualsiasi direzione tu ti diriga la cosiddetta città finisce subito: non rimane che girare in tondo a testa bassa, come nel cortile di una prigione. E quindi anche le idee finiscono per girare in tondo, per sprofondare nel gorgo della xenofobia.





Come ho già segnalato 