di Francesco Marotta
Un libro splendido. E una mano sapiente a reggere e a guidare gli occhi del lettore in tragitti ora piani, ora vorticosi, in bilico tra la calma sofferta e ordinata dei mosaici finemente cesellati e il caos umbratile dei labirinti che disegna ad ogni pagina, offrendo gli uni e gli altri a una condivisione piena, mai statica, a un movimento che azzera immediatamente ogni schermo e ogni distanza. Una mano capace di destrutturare, e di riutilizzare, nello stesso tratto e con la medesima intenzione conoscitiva, quasi in un gioco di specchi rovesciati, le regole, i codici e i generi che attraversa e ingloba, e di restituirli, infine, nell’architettura complessiva di un testo unitario assolutamente refrattario a ognuno di essi, imponendo, quasi, di riguardare l’opera alla luce della specificità affatto nuova in cui ci appare e con la quale si offre al nostro ascolto.







di Silvio Mignano





