Discariche spuntavano a cielo aperto e da lontano venivano a venderci i loro rifiuti. Qualcuno li versava a concime nei campi, dimenticando che è materna la terra che dà frutto.
Stavamo sopra macerie di alluvioni e terremoti mai del tutto spalate, tra muri sventrati e schianto di bombe, le case spaccate come frutti, per amnesia che è mestiere della terra sostenere.
Il carro
La settimana del depresso 3
di Gianni Biondillo
Qui tutto il male viene per nuocere.
***
L’unione dei vigliacchi fa l’orrore.
***
I porci ruttando e ringraziando
s’ingollarono le lucide perle.
Il catalogo
“Non ci si può far guidare solo dalle leggi di mercato e dalla burocrazia dei contabili. Il magazzino è un passivo anche in Germania, ma io non pubblico libri per la stagione in corso, come se fossi un sarto. Se scelgo un testo, sono convinto della sua validità per un lungo tempo. Tutti i libri che ho stampato negli ultimi vent’anni sono sempre in catalogo. Se ci riesco io che sono un piccolo editore, con problemi di bilancio, perchè non dovrebbe anche un grande editore? Si può comprendere un autore solo se si ha a disposizione tutta la sua produzione, e non solo l’ultima opera scritta”.
(Bernhard Albers – direttore Rimbaud Verlag).
Qualche numero sul precariato
ADN Kronos – Gio 26 Ott
Roma, 26 ott . (Adnkronos) – Un battaglione di lavoratori illusi e
disillusi, scoraggiati dalla precarietà, la maggior parte senza figli, con
un reddito medio inferiore ai 1000 euro al mese ma che lavorano da anni per
uno stesso committente con un orario mediamente lungo. E’ questa la
fotografia scattata dall’Ires per conto del Nidil-Cgil sul lavoro
parasubordinato in Italia.
La settimana del depresso 2
di Gianni Biondillo
La magia delle piccole cose
mi fa schifo: ci sono destinato!
***
Non professate il suicidio alla Cioran
ché pure lui è morto di vecchiaia…
Reading di me. Blues e beatitudini
di Giordano Meacci
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Da qualche tempo Giordano Meacci porta in giro per l’Italia un anomalo bellissimo reading musicale che si intitola Reading di me. Un anno fa, a Perugia, avevo ascoltato i suoi blues, che l’autore continuamente modifica, e gli avevo chiesto di inviarmeli. Un anno dopo, olimpico e imperturbabile, Giordano me li ha inviati. Di questo, commosso, lo ringrazio.
Da leggere con sottofondo blues.
Il Blues dell’amore presente
(Roma, maggio 2006)
T’avrei amata
anche se fossi stata sfregiata,
fatta a pezzetti, ingobbita,
squarciata,
colpita dagli anni e dal tempo.
Avrei accarezzato ogni ruga
come una ferita leggera
cucita la sera alle pieghe di notte.
La settimana del depresso 1
di Gianni Biondillo
[inauguro quest’oggi la mia, appunto, deprimente, settimana del depresso. Qualche aforisma stracco, qualche endecasillabo disciolto. Più per, terapeuticamente, uscirne fuori che per altro. La posterità se ne dimenticherà subito. Anche la contemporaneità, se è per questo.]
La tigre sotto il burrone, la tigre
sopra: appeso al mio ramo cedevole
assaggio la fragola: com’è amara!
Da “L’impossibile vuoto di potere”
di Gabriele Ricino
Questo è l’infinito abbandono,
io sono l’uomo che aderiva alla pelle,
e ora (ti prego) non mettermi in fuga.
Informazione in Sicilia: un convegno per la libertà
Quando: sabato 4 (ore 16.30, aula A1) e domenica 5 novembre (ore 16.30, Aula A1).
Dove: Catania, Facoltà di Lingue, piazza Dante, ai Benedettini.
Perché ci odiano
se lo chiede Paolo Barnard in un libro edito da BUR e Marco Albanesi ne ha fatto una lettura per noi
Paolo Barnard, giornalista di Report, ha scritto un saggio che si legge come un romanzo. Manca però il lieto fine. Perché ci odiano non è la domanda di un occidente che non comprende la ragione di tanto disprezzo verso il “nostro mondo”. Al contrario, il libro espone in maniera documentatissima le cause probabili e innegabili di questo odio.
Metabolismi e sostenibilità – 1
di Maria Luisa Venuta
Oggi, 30 Ottobre 2006, si conclude a Torino l’incontro mondiale delle comunità del cibo Terra madre, la manifestazione biennale collaterale a Slow Food. E’ la seconda edizione che porta in Italia la discussione in corso da anni sui temi della sostenibilità, della biodiversità e della capacità del sistema Terra a sostenere i consumi e gli utilizzi delle risorse naturali da parte della popolazione umana.
In questi giorni, inoltre, a fronte dell’avvicinarsi dell’inverno si ripresentano all’opinione pubblica i temi dell’emergenza degli inquinamenti atmosferici nelle città, dati da sovrapposizione delle emissioni da traffico veicolare, da combustione degli impianti di riscaldamento privati e dai processi di produzione dei sistemi industriali.
Polveri fini, riscaldamento globale, scarsità delle risorse a disposizione e perdita progressiva delle capacità di assorbimento delle emissioni e dei rifiuti stanno diventando ormai argomenti “notiziabili”, con il rischio di appiattire notizie e percezioni su un livello di allarmismo senza possibilità di innescare meccanismi di riflessione e di azione positiva.
Il colosso
risposta a Stefano Zangrando
di Antonio Moresco
Caro Stefano,
ho letto la lettera aperta che mi hai indirizzato e – scusa la franchezza – mi sono cadute le braccia. Se voleva essere una confutazione di ciò che ho cercato di evidenziare nel mio scritto intitolato “La sproporzione”, si è rivelata invece la dimostrazione più eloquente di quanto sia grande questa sproporzione.
Bordello blog
di Franco Arminio
Qualche tempo fa mi era venuta l’immagine di un blog letterario come di una strada a luci rosse. Ognuno sta in vetrina a esporre la sua merce. Chi mostra i glutei, chi spalanca le cosce. Tutto un susseguirsi di merci che cercano acquirenti nella scabrosa condizione in cui i produttori di merce sono assai di più rispetto ai possibili compratori.
Attori
di Franz Krauspenhaar
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La mascella inutilmente volitiva si profila contro lo spessore del buio, vede nella notte con i suoi occhi piccoli di faina stupida la figura netta e decisa del suo migliore amico. Era fin da ragazzi che si spintonavano lungo le scale della scuola, lungo quelle scale, quelle scale, quel marmo color gorgonzola lavato tutti i giorni dai due bidelli, due pseudonani senza dignità di uomini, lui credeva.
Sonntäglich (Domenicale)
di Stefanie Golisch
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Im andren Zimmer
kaut sich der Tod
Bissen um Bissen
altes Fleisch zurecht.
Hier kochen Würste und Polenta,
ein Kind macht Schularbeiten;
für einen Kuß noch
wäre Platz hinter der Tür.
Il cesto di pomodori
Io e mio fratello Alberto frequentavamo il liceo di un paese vicino.
L’edificio era una vecchia casa riadattata e la nostra aula conservava ancora i rubinetti e le piastrelle di quello che una volta, era stato un bagno. Su ogni piano erano stipate, dopo l’ultimo terremoto e nonostante l’inagibilità, 5 classi per un totale di più di duecento persone e bastava pestare un piede per sentire che i pavimenti ballavano.
Le proporzioni del senso
Lettera aperta ad Antonio Moresco
di Stefano Zangrando
Caro Antonio,
ho letto con affetto e perplessità i tuoi articoli sull’“emergenza di specie” apparsi recentemente su Il primo amore. [La sproporzione, Uomini o struzzi? ndr] Affetto, perché conosco e stimo il tuo slancio e lo sai. Perplessità, perché qualcosa del tuo discorso non mi torna. Non mi torna, in particolare, l’idea della sproporzione. Perché dovremmo smettere proprio adesso di guerreggiare e di ucciderci? L’emergenza di specie è una realtà e un’urgenza da molto tempo ormai; non ho riferimenti bibliografici d’annata, ma chi ti scrive, se non altri, un senso animale d’allarme lo ha avuto fin dai primi mesi di vita della sua comunissima coscienza.
A proposito di una triste puntata di “Porta a porta” dedicata al velo
di Francesco Longo
(Questo articolo è stato pubblicato sul Riformista il 25 ottobre 2006, ieri hanno replicato sullo stesso giornale Massimiliano Parente, Filippo La Porta e Dino Cofrancesco, oggi direttamente Bruno Vespa)
Durante la puntata di lunedì scorso di Porta a Porta si è assistito ad un triste spettacolo. La trasmissione è dedicata alle polemiche sul velo delle donne islamiche. Tra gli ospiti in studio (oltre la Santanché, la Pollastrini e Fouad Allam) c’è una ragazza con il velo. Ad un certo punto il tema del dibattito diventa la lapidazione, e Vespa chiede alla ragazza se per lei la lapidazione è «giusta o ingiusta». Sarah dice che è lì per parlare del velo e che preferisce non rispondere. Ma Vespa incalza: «Signorina, per lei è giusto o ingiusto che una donna che tradisce il marito sia uccisa con le pietre?». Sarah: «Preferisco non rispondere». E Vespa, con la faccia stupita, come se stesse chiedendo quanto fa due più due: «Le sto domandando se è giusto o ingiusto lapidare una donna». Sarah si rifiuta di rispondere. Vespa e tutti gli altri ospiti, e molti telespettatori, sono sbalorditi dalla elementarità della domanda e non riescono a credere che una risposta così facile come: «La lapidazione è sbagliata!», non esca da quella bocca.
Putin e l’eredità staliniana
di Alessandro Leogrande
Questo articolo è uscito su Lo Straniero n. 62/63, agosto/settembre 2005
Anna Politkovskaja, inviata speciale della moscovita “Novaja Gazeta”, ha scritto il suo ultimo libro, La Russia di Putin, per un pubblico occidentale. Il dettagliato resoconto del regime putiniano, che esce ora in edizione rivista e ampliata per Adelphi, è già stato pubblicato in Gran Bretagna nel 2004, ma l’originale russo è ancora inedito nel suo paese. Per un semplice motivo: così come ai tempi di Breznev, non sarebbe possibile mandarlo in libreria, dal momento che la libertà di stampa è seriamente compromessa in quello che è, come si diceva un tempo, il paese più esteso del pianeta, la settima parte del globo terrestre. Altro che democrazia: la Russia di Putin è retta da un’oligarchia militare-terroristico-mafiosa, da un reticolato di poteri che lega il centro alle province, le province al centro, in un rapporto di reciproco do ut des tra l’ex-tenente colonnello del Kgb insediatosi al Cremlino e i suoi molti emuli disseminati nel paese.
Il Muro dei Trolls (Saga di Dagherroctopussy, tomo Uno)
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Di Englishman
Ho fatto un sogno: si trattava di un libro, un libro poderoso, selvaggio, dal costrutto asimmetrico e abnorme , come una chiesa gotica, piena di mostri e cartilagini, ossature e insediamenti alieni, bestiari e florilegi, era il libro dei Trolls, anzi, era l’impronta magmatica della letteratura Trolls che, giunta alla piena consapevolezza di sé, passava dall’aforisma di latrina, dal graffito insonne e suburbano, alla carnevalizzazione totale della lingua, dove i rutti e i peti, primo vagito linguistico del troll, andavano ad articolarsi in mostruose invettive, in bestemmie pantagrueliche, in parodie lancinanti.
Oltre le nebbie
di Helena Janeczek
Questa che per me è la lingua della pietà,
di parole che posso dimenticarmi o dire,
perché anche se mi passano di bocca,
come scivola di mano una bottiglia
e si spacca, che io raccatto e pulisco,
pulisco e perdo, qualcuno mi perdona


