di Paolo Sperandio
[ Relativity, 1953, Maurits Cornelis Escher (1898 – 1972) ]
| Affermano gli empi che il nonsenso è normale nella Biblioteca, e che il ragionevole (come anche l’umile e semplice coerenza) è quasi una miracolosa eccezione.
J. L. Borges |
Fu stranamente afoso l’autunno del 1941 a Buenos Aires. Notizie di una guerra mondiale ma lontana animavano le nostre serate ai caffè: non c’è argentino tanto argentino da trascurare ciò che accade in Europa. Col pretesto di un’assonanza di nomi o di una foto, ci esaltavamo al conflitto come fosse una sfida tra gauchos.
Io in verità partecipavo soprattutto per incontrare Adelaida, assidua alle dispute sui comunicati militari e sulle novità letterarie. Dato che ho poca inclinazione per gli eserciti, il più delle volte mi limitavo ad ascoltare la sua voce calda, un po’ roca di sigarette senza filtro, osservando come le labbra le danzavano mollemente nel parlare.








