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Dentro una scatola

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di Mondo Marcio

(Ricevo da Massimiliano Governi e molto volentieri pubblico questo rap. F.K.)

Yeah Uomo….c’è qualcosa che non va uomo…NON C’E’ NESSUNO!
Rito:
Perchè vedi un po’ di anni fa/vedevo mamma e papà/dentro una scatola/dietro due psichiatri ed ero solo un bambino…un bambino!!/e dicono capita/ma non spararti frà/sfogliami l’anima/e vedrai che c’ero cosi vicino….cosi vicino!!!

Sulla strada per Carlos Paz

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di Marino Magliani

In Liguria quelli nati al fondo delle valli come me per guardare le cose devono sempre alzare gli occhi e allora scoprono le terrazze il verde degli orti che ascende a quello più azzurro degli ulivi poi una fascia boscosa e prativa gialla o verde anch’essa dipende dalle stagioni ma pietrosa pietrosa quanto basta da staccare il blu del cielo dall’azzurro degli ulivi che sta lassù più per i turisti che per noi a dire come una valle debba per forza morire in un pezzo di cielo o in un’altra valle.
Nella mia valle i nati al fondo delle cose li riconosci perché hanno la fronte sempre arrugata perché nella mia valle per guardare le cose si potrebbe alzare la testa e invece si alzano solo gli occhi.

Virgolette

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di Marco Candida
Il centoquarantacinquesimo commento al post A cena (e a colazione, se possibile) con Eva pubblicato su Nazione Indiana da Giovanni Choukhadarian, è firmato da Emma e tra altre cose dice:

[…]
Per me gli asterischi sono come due puntine o due mollette poste ai margini di un post-it in carta riciclata.
Servono per appendere il post-it da qualche parte, anzi possibilmente davanti agli occhi di chi legge.
Il corsivo è parente stretto, le “.” probabilmente pure, il TUTTO MAIUSCOLO è il cugino maleducato, ma siccome corsivo, “.” e TUTTO MAIUSCOLO per ora hanno un aspetto più familiare dei *.*, si finisce col notarli di meno.
[…]

A Gamba tesa (ma non troppo)

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foto di Gisèle Freund

Fumare o non fumare ?
del maestro Francesco Forlani

A Giuliano Ferrara

E ’una manipolazione della memoria
molto inquietante, si cerca di imporre alla
nazione dei ricordi fabbricati ..
« Anche il passato in URSS è imprevedibile »
(detto popolare)

Hai smesso? Allora puoi prenderne una ”
Tom Waits a Iggy Pop in “Coffee and cigarettes”
di Jim Jarmusch

In un tempo in cui tutti parlavano della caduta del muro, o del comunismo, nessuno, salvo rare eccezioni, sembrava prestare attenzione a un nuovo mondo popolato abitato da nuove creature: gli ex fumatori.

La delegazione arrivò a Massa senza troppi casini

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di Duccio Battistrada

Lo dico subito. Io Pazienza non l’ho mai conosciuto. Sfiorato sempre, visto mai. Ci sono dei posti di Roma dove passo e dico: ecco, qui è quella volta che non l’ho incontrato. Perché non ho voluto incontrarlo. Come la biblioteca in Via della Gatta. Non andai all’inaugurazione della mostra, ci andai dopo e ancora bestemmio gesucristo di non essere stato uno dalla corsa facile e dal piglio disinvolto, per fregare – un attimo ci voleva, un attimo! – da quelle salette uno degli originali di Francesco Stella, una storia a colori su Frigidaire, colorata da lui, non dalla moglie o da chissà chi per far sembrare nuove storie concepite in un bianco e nero gelido e perfetto. La tavola con Betty Curtiss, due esse, figlio del popolo. Con i capelli disegnati uno a uno, mentre si accende una sigaretta. Da prendere Benjamin, W. per la collottola e sbatterglici la faccia contro a ripetizione come qualcuno fa coi gatti che cacano in salotto, allora, neanche qua c’è l’aura secondo te? Eh? EH?

Scrab

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di Gianni Biondillo

costantinopoli

C’è un tale, a Roma, che sul balcone di casa compone icone. A metà fra l’arte bizantina e il kitsch postmoderno.
Sembrano ex voto, cargo cult, icone sacre di un culto alieno. Restituisce dignità al residuo, allo scarto. Ready made estremamente complessi, organizzati per simmetrie ieratiche.

4 poesie

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di Alain Jouffroy

(un’altra poesia augurale (+3) e un altro augurio di buon anno per tutti; traduzione di A. I.)

Chi si lamenta della generale imbecillità è lui stesso
imbecille. Chi non smette di ripetere che la vita è assurda
e l’uomo marciume, spinge al colmo l’assurdità.
Abbiamo ingoiato questi beveraggi. E li abbiamo vomitati.
E il mattino sorge sui giovani alberi piantati
il giorno prima. La rete degli amici elude
il calcolo ignobile, la prudenza degli uni e degli altri.
Malgrado la generale degradazione, il sorriso
e la grande risata sono possibili. Le bambine si divertono
sulle spiagge. Si lasciano seppellire dai loro fratelli
o tentano di tenersi in equilibrio sulla testa. Questo
non diminuisce in nulla la criminalità che è di sbirri ed assassini.
Ma impedisce che si confonda il destino della specie
con una dittatura di sciacalli. Gli aeroplani sono
dirottati, degli innocenti bruciati vivi dentro gli aeroporti.
Ci sono anche ragazze palestinesi che giocano con l’aquilone.

Depois di Cecìlia Meireles

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Depois…

Depois que se navega,
a algum lugar, enfim, se chega …
– O que serà, talvez, mais triste.
Nem barca, nem gaivota:
somente sobre-humanas companhias.

Dopo

Dopo aver navigato
in qualche luogo, alfine, si arriva …
– Questo forse darà malinconia.
Non più barca né gabbiano:
solamente sovrumane compagnie.

di Cecìlia Meireles (Rio de Janeiro, 1901-1964).

Buon anno a tutti. A.

ULISSE n. 5/6

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È on-line il nuovo numero della rivista di poesia e pratica culturale “L’Ulisse” (www.lietocolle.com/ulisse), diretta da Alessandro Broggi, Carlo Dentali e Stefano Salvi. Il tema di questa nuova monografia pone al centro un censimento delle riviste letterarie cartacee italiane (soprattutto di poesia, ma non solo): ciascuna è presente con un articolo di presentazione e di analisi del proprio percorso. L’inchiesta ha inteso sondare il panorama e la lettura del presente che da queste traspare, l’impegno verso la poesia (nuova) e gli indirizzi di operatività che esse si danno.

Trovarsi in mezzo

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di Christian Raimo

Giovedì mattina vado a trovare Marcello in ospedale che si è tagliato le vene. Nel corridoio del reparto psichiatrico non ce n’è uno sopra i trent’anni: anche le facce si assomigliano tutte, uomini e donne, forse per l’indigestione di psicofarmaci a cui sono costretti. Quello che ha fatto il terrorismo negli anni ’70 e la droga negli anni ’80, penso, oggi lo fanno i prezzi degli affitti e i contratti a progetto.

Busi, l’infanzia rubata (e la censura)

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di Aldo Busi

23.12.2005 Montichiari
Aldo Busi per l’Unità, s,v,p,: articolo a titolo gratuito; si può pubblicare solo se integralmente e solo se oggi su domani e, ovviamente, senza proditorie prese di distanza a cappello dell’articolo medesimo; se sì, un grazie preventivo per ogni refuso risparmiatomi – ore 17: telefonata con il direttore Padellaro, dal linguaggio curial-bizantino, però, ma, se, mi dispiace, e io “Ma è il racconto di Natale per eccellenza!”: articolo respinto.

Cito da un articolo apparso ieri su un quotidiano nazionale il titolo, “Bimbo di cinque anni violentato – arrestato un giovane a Messina”, e la conclusione, “Si tratta del secondo caso di violenza contro un minore nella stessa zona. Meno di un mese fa una sedicenne di Rometta aveva denunciato di essere stata vittima…” eccetera: come è ancora possibile definire un mero minore una persona di cinque anni e assimilarla, umanamente, sessualmente e giuridicamente, a una di sedici?

Questo è il mio corpo

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di Christian Raimo

Lui è cattolico. E’ stato battezzato quando aveva tredici anni, per sua scelta (se si può chiamare scelta qualcosa che fai a tredici anni). Ha fatto la comunione e la cresima a diciassette. E’ diventato catechista nella sua parrocchia, per i bambini che si preparavano alla prima comunione. Da diciotto anni ha cominciato a frequentare diversi ritiri di “discernimento vocazionale”: ha pensato di poter diventare prete. Ma invece di entrare in seminario, si è iscritto ad architettura.

La terza persona

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di Paolo Cesano

La terza persona era sparita. Me ne sono accorto per sottrazione di ombre. La macchia di luce opaca intorno a noi si era notevolmente dilatata, poteva essere impercettibile o catastrofica. Un passante interrompe il vuoto elettrico, ingombrando d’azzurro il marciapiede. Ci siamo guardati intorno, poi le portiere si sono chiuse soffici, quasi all’unisono. Dentro l’auto siamo ancora più separati, come cani alla gabbia di partenza. Qualcosa di anormale nella sua tipica espressione tiepida, mnemonica con gli occhi gettati lateralmente, una consuetudine. Forse non volevo rimproverarla, il denaro la condiziona esattamente come chiunque altro, ma si cura di essere generosa intellettualmente. Guardo le sue mani e penso a una probabile comanda al ristorante, avrei mangiato cosa?

Ridendo con bonomia

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dalla Catena di Sanlibero 315, di Riccardo Orioles.

Città. C’era una volta in una città della Sicilia un giovanotto che si chiamava per gli amici Enzo ma era per tutti gli altri l’ingegner Enzo M. Difatti s’era laureato da poco tempo e ne era orgogliosissimo. “Ingegnere!”. Un giorno il nostro ingegnere incontra un vecchio compagno del liceo, che però invece di darsi alle professioni aveva deciso di far carriera in politica (doveva essere una classe di liceali particolarmente brillanti). E anche lui con successo: ma per gli amici, naturalmente, continuava a chiamarsi Nino. “Caro Enzo!”. “Caro Nino!”.

A cena (e a colazione, se possibile) con Eva

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di Giovanni Choukhadarian

Da Jung in avanti (almeno), il romanzo moderno, che rifiuta il mito in quanto privo di necessità ermeneutiche, col mito deve fare i conti: e se non sono miti, saranno almeno, con Weber e Jaspers, almeno idealtipi. Di recenti, però, ce n’è pochissimi. Peter Pan, su cui tutti sembrano d’accordo, con molta generosità Holden Caulfield e poi, quasi certamente, Lolita.

Mafia e P2

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di Riccardo Orioles

Cari lettori, la strenna che abbiamo scelto quest’anno per gli amici della “Catena” comprende alcune “vecchie” inchieste – nel file allegato – su mafia e P2. Vecchie perché uscirono sui Siciliani a metà degli anni Ottanta; ma ancora purtroppo non prive d’interesse, dal momento che dei protagonisti di queste storie alcuni sono pervenuti alle massime cariche dello Stato mentre altri, emarginati in Italia a seguito delle inchieste della stampa antimafiosa e della Magistratura, si sono poi riciclati a metà Novanta negli Stati Uniti. Dove adesso collaborano – secondo quanto pubblicato da Business Week e dal WSJ e, in Italia, solo dalla “Catena” – alla gestione della security aeroportuale per conto del governo Usa.

Scarica la raccolta Mafia e P2 di Riccardo Orioles (42 pagine, formato pdf).

Okkio al Canio

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di Christian Raimo

Ieri ho finito un corso di scrittura a Parma, quindici incontri, e le persone che lo avevano frequentato mi chiedevano di trarre delle conclusioni meno tecniche del solito. Io ho provato a partire dall’articolo di Raul Montanari su Di Canio, per provare a riflettere come quello che scrive Montanari è esattamente l’opposto di quello che per me è il compito della letteratura.

Page Blanche à la POESIE

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A seguito di analisi, considerazioni, letture e soprattutto incontri, lanciai qualche tempo fa, tra i commenti di Nazione Indiana la proposta seguente: (due punti) visto che le antologie imperversano (nel senso di rendere ancora più perversi i rapporti tra poeti ed editori, critici e poeti, e soprattutto poeti e poeti) propongo ufficialmente l’edizione On Line e su supporto cartaceo di “Page Blanche à la Poesie”. Il progetto è partito sul sito www.lellovoce.it un mesetto fa e vi hanno aderito i poeti che seguono. Con la stessa veste grafica delle pagine Bianche si pubblicheranno in ordine alfabetico e divisi in settore geografico, nome del poeta e un verso, una frase poetica. Prendendo spunto da una conversazione avuta con Massimo Rizzante, in cui provocatoriamente, mi diceva che per essere poeti bisogna aver scritto un verso di autentica poesia (del resto ci ricordiamo sempre e comunque un verso dei grandi poeti, a meno che non lo si ami a tal punto da mandare a memoria intere poesie, come mi è capitato con Esenin e Dino Campana) la strutttura si presenterebbe più o meno così.
Effeffe

Grazie, Di Canio

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di Raul Montanari

Devo ringraziare il cavernicolo che risponde al nome di Paolo Di Canio, perché con i suoi atteggiamenti, la sua faccia, tutto ciò che è e che fa, mi ha ricordato una cosa della quale forse un po’ tutti ci eravamo dimenticati, cioè che il fascismo è una cosa schifosa e che i fascisti sono persone schifose.

Racconto di cani estivi in due frasi, una lunga e una breve

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di Giorgio Vasta

Ho trascorso la giornata gocciolando lacrimoni di sudore dalla fronte sulle bozze di un libro, sempre alla scrivania, mentre i miei vicini litigavano, arrivava tutto attraverso la finestra aperta, lei gli diceva che lui non la rispetta, che non sa chi è, e io pensavo ma perché quando le coppie litigano c’è sempre questo orgoglio di dire tu non mi conosci, tu non sai chi sono io davvero

Lettera da Praga

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Una poesia di Francesco Marotta.

Per la particolare impaginazione dell’originale, il testo è qui proposto in formato pdf.

Lettera da Praga (pdf) di Francesco Marotta.

(Immagine: Emil Filla – Still Life, 1913)