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RADIOBAHIA: racconti per canzoni [014]

di Marco Ciriello

RADIOBAHIA: suona

“Too young to die”
di Jamiroquai

14.
C’è un sogno in cerca di donna, canto bambino che si porta dietro il silenzio della valle e ancora non basta – perché nessuno la registra? – domanda l’uomo vinto dal senso di incertezza guardando lo spettacolo delle rondini sul filo, sopra una città da favola arresa al catrame. Un patto fra amici e una bottiglia che se li beve. C’è molta luce, potrebbe essere un sogno perfetto, peccato, per la tigre in gabbia e gli scarafaggi in amore in primo piano, che stonano. E sulla piazza una bella donna occhi a mandorla (è lei quella che il sogno cercava?) volto dipinto color lilla, nella mano una bacchetta d’avorio da direttore d’orchestra che intona una milonga. Poi, tutto cade. Anche tu.

Radiobahia suona ogni venerdi all’alba sul quotidiano IL MATTINO

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[ Jamiroquai, da Emergency on Planet Earth, Too young to die, track 02, Columbia, 1993 ]
[ immagine Amedeo Bocchi (1883 – 1976 ), Nel parco ]

5 Commenti

  1. Non basta, oltretutto, essere pubblicati da Il Mattino di Napoli per avere la patente di “perla letteraria”. Non è la griffe, voglio dire, che fa il manufatto.

    Finisco dicendo che la mia non è una critica a Ciriello come scrittore : la critica è a questi pezzi. E a Ciriello solo come scrittore di questi pezzi.

    Però se queste sono le “perle” di Nazione Indiana, caro Sparzani, buona pesca.

    Preferisco il pesce azzurro.

  2. né perle
    né porci
    né patenti
    né griffe
    ognuno fa la sua di strada
    con il suo stile
    e scrive dove si merita

    Grazie a Marco Ciriello per la collaborazione.

    ,\\’

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orsola puecherhttps://www.nazioneindiana.com/author/orsola-puecher/
,\\' Nasce [ in un giorno di rose e bandiere ] Scrive. [ con molta calma ] Nulla ha maggior fascino dei documenti antichi sepolti per centinaia d’anni negli archivi. Nella corrispondenza epistolare, negli scritti vergati tanto tempo addietro, forse, sono le sole voci che da evi lontani possono tornare a farsi vive, a parlare, più di ogni altra cosa, più di ogni racconto. Perché ciò ch’era in loro, la sostanza segreta e cristallina dell’umano è anche e ancora profondamente sepolta in noi nell’oggi. E nulla più della verità agogna alla finzione dell’immaginazione, all’intuizione, che ne estragga frammenti di visioni. Il pensiero cammina a ritroso lungo le parole scritte nel momento in cui i fatti avvenivano, accendendosi di supposizioni, di scene probabilmente accadute. Le immagini traboccano di suggestioni sempre diverse, di particolari inquieti che accendono percorsi non lineari, come se nel passato ci fossero scordati sprazzi di futuro anteriore ancora da decodificare, ansiosi di essere narrati. Cosa avrà provato… che cosa avrà detto… avrà sofferto… pensato. Si affollano fatti ancora in cerca di un palcoscenico, di dialoghi, luoghi e personaggi che tornano in rilievo dalla carta muta, miracolosamente, per piccoli indizi e molliche di Pollicino nel bosco.