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un’altra volta

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di Chiara Valerio

Piero Marrazzo è l’ultimo uomo politico italiano ad aver mancato l’opportunità di diventare eroe nazionale. Con un unico gesto, con il superpotere perduto del senso dello stato e della giustizia, avrebbe potuto uscire da Via Gradoli con la testa alta e la camicia disordinata dal desiderio e dire Sì, sono stato con un transessuale e questo non pregiudica la mia capacità di amministrare una regione, sapete, hanno provato a ricattarmi ma io non ho temuto e al presidente del consiglio che mi ha chiamato per segnalarmi un video scabroso sui miei comportamenti sessuali ho risposto che non bisogna avere paura delle parole dopo che si è ceduto hai fatti. Avrebbe potuto vantarsi della normalità delle proprie indefinitezze e metterle in comune con le persone che lo avevano votato, restituire, con quel gesto, la fiducia che gli era stata data con la matita copiativa sulla scheda elettorale. E poi scusarsi, infinitamente, per aver usato una macchina che non era per lui ma per la carica che era stato chiamato a ricoprire. Scusarsi perché è perdita di democrazia confondere il singolo col ruolo. Così, quando il giorno di Ferragosto ho visto l’intervista su Repubblica ho gioito e esultato Vai Marrazzo! E invece, nelle domande belle, incalzanti e politiche di Concita De Gregorio, si è ripresentato uguale a sé stesso. Le giustificazioni tutte virate al piano morale, giovani e droghe, prostitute e famiglia, abitudini sessuali e matrimonio, le Confessioni di Agostino il cui unico messaggio ritenuto è Se hai conosciuto il male non devi più nasconderti. Vorrei chiedere a Marrazzo a quale male allude, alla seduzione d’un desiderio o al malcostume di una classe politica che ha reso la rappresentazione di sé il gagliardetto dell’assenza di democrazia. Solo dal primo non devi più nasconderti.

[queste righe sono state pubblicate il 19 Agosto 2011 su l’Unità]

La miseria della postfilosofia o L’intollerabile deragliamento dell’essere (storia minima di un’abdicazione intellettuale)

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di Daniele Ventre

1. Critica della critica acritica – l’autoritarismo deluso della postmodernità radical chic, fra pensiero debole e iperfallibilismo  pancritico

Uno spettro si aggira nei meandri delle menti speculative d’Europa e d’Occidente: è lo spettro del senso critico, che come il fantasma di Banquo al festino di Macbeth, secondo un copione shakespeariano tanto banale quanto obbligato, funesta i simposii di troppi, veri o presunti, maîtres à penser del mainstream filosofico contemporaneo. Fra le tante Scheintode che la poco limpida amleticità del dramma concettuale postmoderno inscena, la sua è solo l’ultima in ordine di tempo, dopo quella nietzscheana, ribadita, di Dio, dopo la morte e l’oblio della verità, dell’essere e  in ultima analisi del più generico concetto di senso tout court.

Jorge Luis Borges racconta il libro “Il nome giusto” di Sergio Garufi

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41qwqtIuZBL._SL500_AA300_[Sergio Garufi ha pubblicato finalmente un romanzo: Il nome giusto, Ponte alle Grazie, 2011 – disponibile stampato ( €16 meno 10-40% sconti) e in ebook (purtroppo con DRM €11,99). Lucio Angelini, suo scanzonato ammiratore, ne ha scritto una recensione – JR]

di Lucio Angelini

La prima volta che incontrai Garufi fu a Venezia, all’Hotel Londra Palace. Si era spacciato al telefono per un laureando alle prese con una tesi su di me, ma nessuno gli aveva creduto e non gli era stato accordato alcun appuntamento. Lui si presentò lo stesso alla reception alle nove di mattina. Maria Kodama, la mia segretaria, scese garbatamente contrariata e gli concesse di parlare con me giusto il tempo della colazione. Un inserviente lo accompagnò fin sulla soglia della mia camera, dove si arrestò “come davanti a una ierofania” (avrebbe raccontato in seguito in giro per la rete), e io lo accolsi declamando i versi dell’inferno dantesco: “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”, seguiti da un paio di spettacolari ipallagi virgiliane.

VISIONI in TRALICE [IV] Cum dederit dilectis suis somnum

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Cum dederit dilectis suis somnum.
IV. Largo da “Nisi Dominus” RV 608
ANTONIO VIVALDI [ 1678 – 1741 ]


di Orsola Puecher

 
Grace si addormentò lungo la strada maestra grazie alla sua sana capacità di allontanare da sé qualunque sgradevolezza. Un Dio generoso l’aveva benedetta con un raro talento: il potere di guardare avanti e solo avanti.

[ da DOGVILLE di Lars Von Trier ]

Note per un diario parigino

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da Chiunque cerca chiunque
Les trois Mailletz
Nono capitolo 
di
Francesco Forlani

Regina, reginella, quanti passi al tuo castello? Sotto i miei piedi, poco fa nel piazzale qui a Notre Dame, c’era il medaglione che indica il punto zero delle strade di Francia. A partire da quello vengono indicate le distanze delle città sulle cartes francesi. Il mio punto zero è Via G.M. Bosco, 49, Caserta. In questo momento sono a  1586 km dal punto zero delle mie strade.
Dieci passi da elefante. E nemmeno oggi si mangia. Veramente.
Quindici passi da formica. Ce ne sono un migliaio che corrono sotto la mia panchina fingendo indifferenza alle briciole di flan che cadranno.
Cinque passi da serpente. Il rosone poggia sulla capa dei re e le cape dei turisti lo fissano come ipnotizzati.
Dieci passi da gallina. Pollo e patate me li sogno la notte. Avevo letto da qualche parte in Cioran che i poveri mangiano  cose dolci. Quello che per i ricchi è un’opzione, il dolce dopo il salato, per i clochard è una necessità. Così capisci i denti guasti. Ma cazzo perché non comprare una fottuta baguette jambon beurre, piuttosto che un Flan. Ma vuoi mettere tu che una fettona gialla che sembra polenta e impacchettata indorata ti tappa la bocca dello stomaco a vita, e non la fa parlare, altro che!
Un passo da gambero. Bisogna tornare sui propri passi.

INTERVALLO Fukushima [ riso amaro ]

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Fukushima TEPCO 1 Nuclear power plant [ Daii-ichi Webcam ]

Pietro Domenico Paradisi [ 1707 – 1791 ]
TOCCATA da “Le sonate di gravicembalo”

La notizia che le amministrazioni locali in tutto il Giappone testeranno il riso riguardo al Cesio radioattivo

L’aria, il blu, l’inquadratura. Dell’avventura di Romano Guelfi

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di Rinaldo Censi

Sei un seduttore Jean-Marie! sibila Giovanna Daddi, senza riuscire a celare una specie di sorriso ironico, quello di chi ha compreso perfettamente che gioco si sta giocando. Giace come una statua su una roccia ricoperta di muschio, coricata su un fianco. Ma certo, dice lui a bassa voce. È un po’ il mio mestiere.

Ci sono due attrici, Giovanna Daddi e Giovannella Giuliani; un cineasta che le sprona a dare il meglio di sé, Jean-Marie Straub. E un luogo immerso nel verde di Buti, in Toscana. Ma prima di arrivare in questo luogo, passiamo attraverso il buio di una ribalta teatrale, dove le due attrici e Straub provano il testo. Un cubo, un parallelepipedo, una luce rossa sul bordo del palcoscenico. Il blu della gonna di Giovanna Daddi. Il rosso della camicia di Giovannella Giuliani. E il dialogo di Cesare Pavese: “Le streghe”. Il primo dei Dialoghi con Leucò.

Per Giuliano Mesa

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Lajri & Chirò, Mandala, 2011di Massimo Rizzante

Dall’età della pietra

a giuliano mesa,
principe dei poeti

concittadino del popolo
principe dei poeti
o intoccabile in cima alle scale della fortuna
e tu achille dal calcagno d’oro

ora che anche i pesci azzurri del mare
allargano le branchie non per respirare
ma in segno di estremo saluto all’imperatore
prenditi gioco di qualcun altro

nell’età della pietra
dal grembo di una città assediata
Leopoli, Pristina, Berlino, Cracovia che importa?
in ogni caso ai corruttori di Roma in ogni caso in contumacia

VISIONI in TRALICE [III] … e abito sempre nel mio sogno…

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.

da Fanny e Alexander INGMAR BERGMAN [ 1982 ]

di Orsola Puecher

 
In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l’enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà.

I. BERGMAN Lanterna magica Garzanti [ 2008 ]

Tre poesie

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di Maxime Cella

Fra questi piani d’ingombra rarefazione
manca un punto che dica dell’armarsi
o del deporsi, infligga nuova pena
e un orizzonte, sappia di una regina manichea
dei suoi infiniti sfumi e poi si renda
a segno felice di indirezione

Marca assenza anche oggi
quando questo rado sventolare di foglie
pure tace e si strema a correnti
morte di un primo sussurro
……………………………………
è disuso all’affronto
e reclino al suo vuoto
e di loro si piega del tutto indubbio

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Un poeta per un poeta

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di Gianni Montieri

(a Giuliano Mesa da un lettore)
A dover partire di ferragosto
è come mettere una parentesi
un cartello con la scritta:
“chiuso per ferie”

da questa parte della serranda
sotto la luce spenta dell’insegna
clienti affezionati attendono
che l’estate passi o che il racconto
finisca non con un finale ma
con un altro inizio, una parola nuova
basterebbe un tuo silenzio

(imparassimo anche noi a tacere
come un poeta dovrebbe
chiudere per ferie ogni tanto
starsene da parte, quando è tempo
e a suo tempo sapersene andare).

[16 agosto 2011]

Due poesie da “Quattro quaderni”

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di Giuliano Mesa

è come se andarsene non fosse che questo,
questo restare, e fare ancora un gesto
(è come se dirlo fosse soltanto vero,
e non più vero, ancora, del non dirlo)

e poi quello che manca mancherà
e ciò che è è ciò che ormai è stato
(e parlane, mio amore, dinne ancora,
fa che sia vero ancora)

(penso ad un giorno, pensando ancora
a chiudermi gli occhi, finché c’è luce,
a premere ancora, sulla tempia, il nervo che pulsa)

(pensa che vuoi pensare,
fino a quel buio,
fino alla luce, infine, che scompare)

*

cosa frammischia –
cenere (sempre cenere)
e vento (sempre, da sempre)
se non il vuoto, Lucrezio,
il vuoto –
lì possiamo costruire, c’è spazio,
per fare un’orma
e fare un segno di passaggio
(noi siamo, passeggeri,
come argini,
muschi sulla sponda del fossato,
chiocciole ciottoli lucertole
e questo è molto,
a farsene una ragione,
è molto tempo, e spazio,
molta necessità)

Ciao, Giuliano

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Juke box / Peter Gabriel

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Peter, il più bravo di tutti.

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(seguite il link)

Father, son

Father, son
Locked as one
In this empty room
Spine against spine
Yours against mine
Till the warmth comes through

London revisited

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di Marco Mancassola

Ho saputo che i disordini erano scoppiati anche a Brixton quando sulla metropolitana hanno annunciato che il treno non avrebbe fermato in quella stazione: era chiusa per “vandalismo”. Nel frattempo i disordini si erano sparsi in varie parti della città e a Tottenham, a pochi passi da dove vivo, si sentiva ancora l’odore di bruciato nell’aria. Le macchine incendiate erano state rimosse in fretta, ma avevano lasciato lunghe sagome annerite sull’asfalto.

“Negli altri paesi le rivolte scoppiano per domandare democrazia o far cadere un governo, qui scoppiano per assaltare i negozi”, afferma un amico anglosassone quando infine lo raggiungo a Brixton. Joe mi accompagna a vedere il negozio di attrezzature elettriche Currys a un centinaio di metri da casa sua. Lo hanno saccheggiato poche ore prima. Non c’è molto da vedere oltre alle solite vetrine infrante, serrande abbassate ormai inutilmente, un mucchio di merce calpestata sulla soglia.

rosso Taranto

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di Flavia Piccinni

Taranto vista da lontano è un cumulo di fuoco e polvere. Esce dalle ciminiere dell’Ilva per allungarsi verso il cielo e colorarlo di rosso, rosso Riva. Esce dalla raffineria dell’Eni che, quando si blocca, come è successo venerdì 29 luglio, fa tutto nero.

Note Book : Silvia Tessitore

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di
Silvia Tessitore
Insomma, è nato. S’intitola Eleven in September. E’ il mio quinto libro. A circa otto anni dal quarto, un altro libro in cui si parlava di una torre atterrata – una piccola torre medioevale, abbracciata a una costola degli Uffizi – e di vittime innocenti. Era la torre dei Georgofili, abbattuta a Firenze dal tritolo mafioso. Tutti e quattro i libri precedenti avevano un editore, e ben due di questi – gli ultimi due – sono stati pubblicati da Zona, la “mia” casa editrice. Questo quinto libro, invece, non ha un editore: è disponibile solo come self-publishing (su ilmiolibro.it, o su ordinazione presso le Feltrinelli), ogni singola copia viene stampata per chi la acquista, questo è il succo. Non avrà una promozione “tradizionale”, non spedirò copie in giro per recensioni. Provo a spiegarvi perché.

Sfatti di cronaca

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di
Francesco Forlani

I neorealisti dicono che senza testo non c’è più esperienza
dei fatti che si dicono veri perché uno poi li può toccare
con mano che se si sporca è meglio, dicono, e così pare.

Intanto il vuoto inghiotte il pieno di parole e la pietanza
che in luogo di nutrire macera lungo le strade.

(da Sfatti di Cronaca )

SAUL STEINBERG [ 1914 – 1999 ]

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da The Saul Steinberg Foundation

“Girl in Bathtub” 1949 [ Gelatin silver print, 12 3/4 x 11 1/4 ]

Il disegno come esperienza e occupazione letteraria mi libera dal bisogno di parlare e di scrivere. Lo scrivere è un mestiere talmente orribile, talmente difficile…

L’importanza di essere piccoli. Rassegna di poesia e musica nei borghi dell’appennino bolognese

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“Tutto si tiene a questo mondo e tutto è solidale,
e da sempre han combattuto per me le fronde del bosco –
fronda io stesso devo diventare
e ad ogni chicco prestare la mia voce.”
Arsenij Tarkovksij

Tra le crepe dell’asfalto, tra i sassi dei muri a secco, a volte addirittura tra le lastre di arenarie e ardesie, nascono delle pianticelle, segni eroici di una vita che non si arresta davanti a nulla e per questo tanto evocativi e ancora in grado di stupire.
Da questa suggestione parte la prima edizione della rassegna di poesia e musica “L’importanza di essere piccoli” organizzata dall’associazione culturale SassiScritti Circolo Arci di Porretta Terme (Bo) con la direzione artistica di Azzurra D’Agostino in collaborazione con Daria Balducelli, che si svolgerà dal 12 al 19 agosto in alcuni suggestivi borghi dell’Appennino bolognese.

Programma
12 agosto – Capugnano (Porretta Terme) ore 21
in caso di pioggia: oratorio della chiesa S. Michele Arcangelo, Capugnano
DA BAMBINO IL CIELO
: Franco Loi incontra Bobo Rondelli