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Black (super) Market

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di
Anna Maria Papi

Me ne sono fatti tre ed uno più gelido dell’altro. Però che soddisfazione. Senza limiti di tempo. Dalle nove alle 21. Nessuno ti caccia. Nessuno ti guarda male , che chi è appena arrivato non sa che sei li da ore e chi va via se ne frega se tu invece resti. Al frescolino. Senza spendere una lira. Altro che chiese. Che poi oggi quelle nuove di cemento armato son calde come un forno. Poi vuoi mettere? Il via vai, l’aggregazione,il senso di appartenenza,l ‘identità condivisa. No dico, vuoi mettere. Una fruizione sociale integrata, una prospettiva comune, sulla base dei bisogni primari. Le ipotesi di riferimento sui desideri di condivisione. Un bagno di socialità controllato dalle pulsioni unidirezionali. Grande. Grande invenzione per la salute pubblica.. Salute mentale. Opifici di salute mentale pubblica. Caduta dell’aggressività anomala. Col beneficio dell’aria condizionata. Le proiezioni dell’abbondanza che soddisfano la libido dell’Io. Grande invenzioni i supermercati. Soprattutto d’agosto.

TQ, Zoo, uomini e animali: un’intervista a Giorgio Vasta

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di Krizia Murrone*

* (L’intervista è nata come esercitazione all’interno del corso di Letteratura italiana contemporanea dell’Università di Lecce – Scienze della comunicazione. Si ringraziano Fabio Moliterni, gli editori di :duepunti e naturalmente Giorgio Vasta per le risposte).

A cosa fanno pensare gli animali parlanti che fabbricano insegnamenti morali? Alle favole, diranno i più. Ebbene non è così scontato, sono infiniti i generi letterari che oggi vedono protagonisti animali d’ogni tipo, dotati di intelletto e magari anche mutaformi. Se n’è accorta una casa editrice palermitana, la :duepunti edizioni. Una realtà vitale che fa leva sulla sperimentazione di voci e proposte mirate e può contare sul contributo dei lavoratori della conoscenza delle ultime generazioni, come Giorgio Vasta, direttore della collana ZOO Scritture animali insieme a Dario Voltolini. Parlare di animali vuol dire parlare di identità, e parlare di identità rimanda, prima che agli animali, al destino di una generazione.

La questione dell’identità (delle generazioni) è al centro della recente proposta dei TQ, gli scrittori o gli operatori culturali tra i trenta e i quarant’anni che si interrogano sulla possibile funzione politica della cultura nell’Italia contemporanea. Avete lanciato il guanto della sfida alla società (post)berlusconiana, interrogandovi sul ruolo e le contraddizioni dell’intellettuale o del lavoratore della conoscenza, sperimentando, per ora, metodi alternativi di aggregazione e incontro (penso all’esperienza ancora in corso al Teatro Valle di Roma).  In cosa consiste effettivamente questa proposta, e quali sono davvero, secondo te, lo stato di salute e le prospettive della vita letteraria del paese?

La deriva dei continenti

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di Enrico Piergallini

si crepano i pontili tramortiti
i bambini si stringono alle madri
il mare sputa tronchi tumefatti
a riva insieme a corpi intirizziti

l’epilessia di forge siderali
contorce le ventraglie dei pianeti
e spinge pus di lava tra le faglie
che stravolge la geometria dei cieli

le derrate sono salve nella stiva
ma dove stiperemo i passeggeri?
si spaccano in più punti gli emisferi
e i continenti vanno alla deriva

Al cor gentil rempaira sempre amore

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di Antonio Sparzani

Sarà che ogni tanto, complice l’estate, il caldo, la pigrizia, smetti di aver voglia di occuparti delle mille cose fondamentali che ti circondano, il governo, la manovra, il verde pubblico, i disastri ambientali, l’anno internazionale della foresta, i guai piccoli e grandi tuoi o dei tuoi amici e vuoi riposare la mente su qualche cosa di molto bello e di non immediatamente urgente e vitale per la sopravvivenza tua o dei tuoi simili, e allora ti attacchi a un appiglio intravisto, a uno sguardo diverso dal solito, a una frase inaspettata detta da un’amica cui tieni, guardi fuori dalla finestra, scorri le dita sui dorsi dei libri della libreria in camera da letto, guardi meglio, l’edizione curata da Contini dei poeti del Duecento, mirabile edizione Ricciardi‒Mondadori del 1995 (ripresa dall’originale Ricciardi del 1960) e improvvisamente ti suona nella testa quel titolo letto pochi giorni fa qui su NI che echeggia certo un poeta di quel periodo, estrai il volume, cerchi con tutta la calma del mondo, è estate, e trovi quasi subito, Guido Guinizzelli, Al cor gentil rempaira sempre amore, eccolo lì l’incipit cercato, e insieme l’incipit dello stil novo, portato da Dante a grande altezza, e allora ti viene proprio voglia di riimmergerti per qualche ora in quel mondo così lontano ormai, apparentemente così ingenuo e primitivo, e invece, a guardar meglio,

Audiodocumenti – Le voci degli altri

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di Maria Angela Spitella

Andrea Giuseppini mi accoglie nello studio dove monta i suoi audio documentari; sono andata a trovarlo per farmi raccontare, proprio da chi le storie le narra attraverso le voci degli altri, cosa significa essere documentaristi di storie sonore. Ho un microfono in mano per registrare la sua voce, chi fa questo mestiere, anche io ne faccio parte, ha una deformazione professionale e passionale, e pensa che tutto ciò che viene registrato può essere usato per costruire un racconto. Parliamo di audio-documentari.

Andrea Giuseppini, alla fine del 2006, insieme ad altri cinque soci – Anna Maria Giordano, Lea Nocera, Sara Zambotti, Marcello Anselmo, Roman Herzog – ha fondato Audiodoc, un’associazione nata per permettere a un genere assai poco conosciuto di avere una ulteriore possibilità di conoscenza e fruibilità. Gli audio documentari si ascoltavano e si ascoltano in rete da quando sono stati praticamente cancellati dai palinsesti della radio italiana.

Ma partiamo dalla fine.

Reinhard Jirgl: Scrivere sulle rovine dell’io

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Una presentazione del vincitore del Premio Georg Büchner 2010, ovvero un messaggio dalla Germania dell’anno XXII.

di Daniel Abbruzzese

La Germania deve prepararsi a tempi difficili come mai nella sua storia, proclamò la cancelliera Angela Merkel all’indomani della sua rielezione, novella Cesare, a cui a tutt’oggi manca però un Dottor Caligari. Gans-Doitschland, ormai lanciata nell’empireo della ricrescita economica, ha rinunciato a trovare un’interpretazione ad una dichiarazione così patetica. Certa critica letteraria, invece, sembra essere ancora memore di quella sentenza: mai è andata così male come oggi alla letteratura tedesca, incapace di venire a capo dell’insanabile contraddizione fra linguaggio ed intrattenimento

TQ, fenomenologia di una generazione allo specchio : Andrea Inglese

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Performance di Michelangelo Pistoletto

Sognai che ero una farfalla

che d’esser me sognava

guardava in uno specchio

ma nulla ci trovava

-Tu menti-

gridai

si svegliò

morii.

R.D. Laing

.

TQ, qualche buona ragione per un laboratorio politico e culturale

di

Andrea Inglese

Trovo che l’iniziativa avviata dall’incontro di più di un centinaio di scrittori sotto la sigla di TQ presenti alcune caratteristiche che ricordano la celebre Azione Parallela, in cui il protagonista de L’uomo senza qualità di Musil si trova coinvolto. Da anni, abbiamo sperimentato in Italia tutte le virtù e i limiti dell’intelligenza solitaria e di piccolo gruppo. Quanti di noi non conoscono le miserie e i trionfi dell’essere minoritari? Sulle solitudini, i malintesi, le impotenze, le velleità, le intransigenze sappiamo quasi tutto. Diciamo che il motto, per molti di noi, in questi anni, è stato: “meglio soli che mal accompagnati”. E a ragione. Di grandi motivi per comunioni generazionali io non ne ho mai visti molti. I conflitti si sono sempre giocati sia dentro che fuori il gruppo dei coetanei, per quanto mi riguarda. E non tutte le solitudini erano dello stesso colore. Alcune erano costruite in funzione della carriera e richiedevano risparmio di energie e rovello tattico. Altre erano frutto d’incompatibilità con stili di vita, di pensiero e di scrittura, che erano in larga parte accettati dal maggior numero come ovvi. Quale che fosse, insomma, la forma delle solitudini, generosa o cinica, ribelle o opportunista, la sostanza di esse è una certa tristezza, un senso di amputazione.

È arrivato il terzo numero di Atti impuri

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di sparajurij

Come diceva qualcuno, la letteratura passa sulle cose sbadata, non sa più nemmeno scrivere e crede nel futuro. Naturalmente è una citazione colta, di quelle che solitamente si usano per divertire e impressionare, o peggio ancora per aprire con eleganza un editoriale. Ci resta comunque il piacere di appropriarcene, di farla nostra per un momento fingendo, da mistificatori quali siamo, che sia stata scritta apposta per accogliere questa terza uscita impura.

Il Cristo dell’eresia – un saggio su Pasolini di Erminia Passannanti

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di Enrico Cerquiglini

Erminia Passannanti, Il Cristo dell’eresia. Rappresentazione del sacro e censura nei film di Pier Paolo Pasolini, Novi Ligure, Edizioni Joker, collana Transference, 2009, € 12,00.

Il saggio di Erminia Passannanti, Il Cristo dell’eresia. Rappresentazione del sacro e censura nei film di Pier Paolo Pasolini, presenta una lucidissima e documentata analisi di come il sacro diventi oggetto di gran parte della produzione cinematografica di Pasolini e di come si sottragga ad un’ortodossia fatta di dogmi e di inoppugnabili verità. La figura del Cristo che ne emerge è carica di una forza rivoluzionaria incoercibile che si sottrae alla fissità istituzionale della Chiesa e che chiede di vivere, di realizzarsi in ogni rapporto umano, in ogni epoca storica. I film accuratamente analizzati dalla Passannanti sono La ricotta, Il Vangelo secondo Matteo, Teorema e Salò o le 120 giornate di Sodoma, quelli insomma in cui la presenza della figura del Cristo è predominante o per presenza o per presunta assenza (Teorema e Salò).
La ricotta, cortometraggio del 1963, ricorda la Passannanti, costò a Pasolini una condanna per vilipendio della religione cattolica.

Sillabario indiano: P

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di Giacomo Sartori (fotografie di Giorgia Fiorio)

caro papà
al dibattito delle diciassette
ho parlato bene
insomma non malaccio
visti gli intimi annessi e connessi
(il costrutto autoassolutorio:
vengo da molto lontano)

Libera Val di Susa

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Registrata stamani, al volo, il cuore con il popolo della Val di Susa, con la loro ragione, che è la mia, di tutti per tutti. mr

Note per un diario parigino

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China Club. Paris

da Chiunque cerca chiunque
di
Francesco Forlani
Quinto capitolo
China Club
Lei mi fa: il mio ex, quello che si è ammazzato, quando andava al cesso, nonostante tirasse lo scarico, la merda ritornava a galla. Era il suo karma ma non me n’ero accorta subito. Lei aggiunge: qualsiasi cosa tentasse di fare, perfino come scultore, perfino amare, era per lui come une chasse d’eau rispetto al male di vivere che riaffiorava sempre, sfidando ogni corrente che tentasse di cacciarlo via. Il suo karma…
China club. Luci soffuse, bancone alla  Hopper, lungo  a difesa di una barriera di bottiglie e bicchieri,  tavoli rotondi lucidi e stile coloniale, soffitto altissimo e scale  Casablanca. Fumoir nel sottosuolo e bar al piano di sopra. A uno sputo da Operà Bastille. A una mancata di secondi dalla Rue Baudelaire con le Baron Rouge, un posto da nulle part, in cui tutti sembrano di casa.

Ingo Schulze / Arance e angeli

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Il presente articolo è apparso sul «manifesto» del 24.06.2011 con il titolo Geografie mentali di Ingo Schulze.

di Domenico Pinto

«Come si è perduto ogni fascino della finzione!, pensai allora pieno di malinconia. E come si è perduto ogni piacere nel gioco del senso… o così sembra». L’adito ai ‘bozzetti italiani’ di Arance e angeli, nuova prova letteraria di Ingo Schulze nella nitida traduzione di Stefano Zangrando, è questa epigrafe tolta a un lungo racconto di Wolfgang Hilbig, maestro in ombra della prosa tedesca del Novecento. Posta com’è a sigillo di una serie di studî in cui la finzione invece accampa tutti i suoi diritti – tanto più forti quanto la narrazione di Schulze è programmaticamente debole –, essa è la replica, sotto altri cieli letterari, a un inconsolabile lamento per il naufragio dei sogni e delle scommesse della fantasia. Hilbig, infatti, risponde da lontano alla nostalgia che il «giovane cacciatore» della Montagna runica di Ludwig Tieck provava, dopo aver desiderato ardentemente di mutare vita, una volta ritornato a casa: «Come si è perduta la mia vita in un sogno! – esclamò tra sé. – Quanti anni sono trascorsi, da quando discesi per questo cammino».

PETER FALK [1927-2011] Io sono un amico… compañero.

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“I’m a friend… compañero.”
 
   di Orsola Puecher

 
   Il personaggio de l’ultimo angelo che Peter Falk interpreta ne Il cielo sopra Berlino, un attore americano che arriva nella città per girare un film sul nazismo e scopre di essere un angelo che ha rinunciato alla sua immortalità, nonostante, o forse proprio perché è stato quasi improvvisato alla fine, poche settimane prima di iniziare le riprese, è fondamentale nel disegno generale dell’opera, per quel contatto sfiorato e sottile fra superiore e inferiore che delinea, per quel ponte lanciato in sordina fra lassù e quaggiù: “fai una linea scura… poi ne fai una chiara e l’insieme è bello“.  

Varsavia: istruzioni per l’uso

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di Lorenzo Pompeo

Varsavia non è una città qualsiasi. Lo ha capito perfettamente Fabio Elia, autore esordiente di Warszawa, pubblicato da una nuova e combattiva casa editrice di Padova, le Edizioni La Gru, e che ha vinto il premio Giovane Holden 2010 nella sezione “Romanzo inedito”. L’autore non solo lo ha ambientato nella capitale polacca, ma ha scelto per il titolo il nome polacco della città, nella quale ha trascorso quasi un anno, il 2010, grazie a un Erasmus. Il volto che oggi la città mostra a un visitatore è segnato dai modernissimi centri commerciali (che simboleggiano la definitiva vittoria del consumismo sul comunismo).

Rien ne va plus: Margi de Filpo / Ivan Arillotta

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Il club Questomondo


di
Ivan Arillotta
Tuttavia. Possiamo osservare ostilità, senza aguzzare la vista, senza stimolare l’occhio. Possiamo stampare il nostro reciproco rispetto, unico compenso di un esemplare stile di vita, su fogli scritti con inchiostro simpatico. Per ora, possiamo produrre un documento che stabilisca i titoli d’umanità necessari a dichiararsi membri effettivi del club Questomondo. Nessun marziano ci invidierà, per quanto il ramo dell’invidia sia sempre piuttosto fiorente. Tuttavia, qualcosa cambierà. Domani sarò un uomo serio, si dice: i buoni costumi saranno miei, tutti quanti. Perciò, fino a ieri, l’onestà era una distrazione, una specie di partita a carte tra amici. (continua)

Giocatori
di
Margi de Filpo
Stava finendo ma eravamo insieme, una lacrima che scivolava con lui lungo le scale della sua infanzia interrotta. Si accordava al battito della lingua sul palato, un metronomo offeso. Accenni di vecchie balbuzie, parlava del padre, del peso di un nome non voluto. Responsabilità, un suono grave, che per me significava solo essere figlia, per lui un rigonfiamento, giù nei pantaloni.
Mi sveglia di notte, parla della società. Diceva.
E noi? Attaccati come mignatte ai nostri vent’anni. Non volevamo credere.

Alcor gentil rempaira sempre

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«Cari, Alcor si è ricongiunta con me e insieme abbiamo costruito un libro con una parte dei vecchi pezzi del suo blog. Francesco e Gherardo sono stati così gentili da volerne postare qualcuno qui.

Non sarà facile trovare questo libro, bisognerà volerlo molto e se qualcuno ci tenesse spero di facilitargli le cose indicandogli il sito del suo editore. ( Cicero editore Venezia ) »
Baci
Silvia

da
Come sono finita dove sono finita
di
Silvia Bortoli

traslocare
Bisognerebbe traslocare, ogni tanto.
Ho letto che il trasloco e il divorzio sono gli eventi più traumatici nella vita di una persona, lutti a parte.
Ma per gli ammucchiatori il trasloco è l’unico modo per liberarsi del passato, dei sensi di colpa, delle cose inutili che hanno accumulato negli anni, di quei fondi di cassetto di cui un poco si vergognano e che vorrebbero essere ripuliti, riordinati, sgomberati, e nessuno li ascolta.
Io dovrò traslocare, tra poco.

Maxime Cella / Due poesie

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Si pubblicano due componimenti tratti da: Maxime Cella, Dieci poesie, con una nota di Rodolfo Zucco, Edizioni del Tavolo Rosso, maggio 2011.

Noi non abbiamo guerre
né tempi di necessità
e se pure si cova ancora amore
è coda di lucertola il suo disperdersi.
Effacez, effacez vite incalzava il maestro e questa
nostra è neve d’accatto, oblitera le forme sperando
di sfondarle

Strali a dar fiato e nulla più si dirà
ma giunti al fondo invece? quel giorno
il sole tramontò come previsto
, geni-smeraldo
intatti da intuizione e la trama del leone
ormai piegato dall’avanzo-arretro

Per chi svuota la campana

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di Marcello Anselmo

I blattoidei sono un ordine di insetti comunemente noti come blatte, scarafaggi o faluche. L’ordine comprende oltre quattromila specie, divise in sei famiglie. Si annidano nella notte, in posti umidi, si cibano di sostanze derivate dai nostri alimenti, generalmente quelli scartati che vanno a comporre l’umido, qualità della mondezza al centro di recenti attenzioni.
Sono due notti che gruppi guardinghi di questi insetti corazzati convergono nel vico d’Afflitto, una delle “microarterie” che dai Quartieri Spagnoli sfociano in via Toledo, il salotto buono della città.

Restiamo uniti!

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di Giuseppe Catozzella

Sono convinto sia profondamente sbagliato sottomettersi alla logica dell’audience che vuole sia la quantità di vendite a fare da amplificatore di una verità scritta nero su bianco. Solo se uno scrittore, un giornalista, un regista, un attore sono già arrivati a tantissima gente allora fa comodo ai grandi giornali o alle tv parlare di ciò che essi dicono nelle loro opere.

No, ciò che un libro, un’inchiesta giornalistica, un documentario, uno spettacolo teatrale, anche solo un articolo di cronaca giudiziaria racconta sta prima di quanto ha venduto. Bisognerebbe considerare l’oggetto e non il consenso che ne deriva e in quale quantità.
L’11 maggio 2011 è partito il maxi processo alla ‘ndrangheta in Lombardia, diviso tra rito abbreviato e rito ordinario (questo celebrato nell’aula bunker di via Ucelli di Nemi, a Ponte Lambro), sèguito delle maxi operazioni – Crimine e Infinito – di luglio 2010, in cui furono tratti in arresto più di 300 affiliati tra Lombardia e Calabria.
Un maxi processo di mafia è già di per se un evento che è necessario raccontare, far sapere ai cittadini. Un maxi processo di mafia al Nord, in Lombardia, il cuore economico del Paese, lo è ancora di più.
Ma così non è stato, non se ne sono occupati i telegiornali, nemmeno i giornali nazionali.

EVERYTHING IS A REMIX di Kirby Ferguson

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    di Orsola Puecher

    E’ uscita in questi giorni la terza parte di questa interessantissima serie di documentari sul concetto di remix del film maker newyorkese Kirby Ferguson. Se ne prevede una quarta.
    Il remix è termine in origine musicale, che indica versioni alternative di una canzone originale e suo riutilizzo intenzionale in contesti diversi. Con la diffusione degli strumenti di editing e di montaggio digitale è ormai una forma creativa di facile accesso e diffusione planetaria molto popolare, che si allarga a comprendere la creazione artistica in senso lato.