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Relatività del natale

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di Antonio Sparzani

Il minuscolo villaggio, quasi disabitato, di Woolsthorpe-by-Colsterworth ha un nome più lungo del villaggio stesso, sta nel Lincolnshire, circa 170 chilometri a nord di Londra, non lontano da Nottingham, sì, quella del famoso malvagio sceriffo.
Non ci sono molte strade a Woolsthorpe-by-Colsterworth, ma una delle più importanti è la Newton Way e la semplice ragione è che lo sconosciuto paesino è in realtà conosciuto per aver dato i natali a Isaac Newton. Mai espressione fu più adatta allo scopo “dare i natali”: Isaac infatti nacque il giorno di Natale, il 25 dicembre del 1642. Ma in quest’ultima frase è contenuto un mondo. Se infatti consultate una moderna enciclopedia non troppo dettagliata, essa vi dirà che Newton nacque il 4 gennaio del 1643, dieci giorni dopo. Come mai? Perché gli uomini, soprattutto quelli civilizzati, faticano molto a mettersi d’accordo sulle convenzioni da usare “universalmente”, e così è dappertutto, avrete notato; al sud chiamano spigola quello che al nord è noto come branzino, e, per fare esempi più “elevati”, i fisici hanno continuato per decenni a usare il sistema di misura centimetro, grammo, secondo quando da tempo era in vigore una convenzione ‒ appunto “internazionale” ‒ per decretare che s’aveva da usare il metro, chilogrammo, secondo, e così via.

Hyvää Joulua

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Per un natale disciplinato e senza relativismi cuturali.

Natale ( ‘o vero )

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PRELUDIO [ su J. S. Bach “Ich ruf zu Dir, Herr Jesu Christ” BWV 639 – piccola meditazione per vigìlie di* ]

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di Orsola Puecher

[ suonare l’organo è essere in Terra in Cieli Empirei – in alto conangeli musici intorno – in uniche – alte – forme di preghiera ]
la tonalità è un Fa minore obscur et plaintif
in forma di trio le tre voci
la mano destra semplice – piana – pochi abbellimenti
il tema viene presentato due volte
la melodia si apre a un certo punto: sembra alzarsi, ma poi ripiega nell’oscuro, ridiscende, ritorna al punto di partenza

Cuore comune

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di Renata Morresi

Ecografia

Vedo dal buio
A. Anedda

Venire a persona –
succede quando una incontro a
una sbatte e sfrega
e fa il suono suo
l’impronta in cui sa di accadere.

Quasi essere tutta una orecchia
una cava che amplifica gli echi,
gli attriti, distingue rintocchi

quasi a trasmettere
un alfabeto morse
di unghie e di nocche.

Pare che persona non comincia
fino a che non cominci a contare
lo spazio battuto da un’altra
e diventi contare il minuto,
il passo già umano sul monitor.

Dunque si esiste così,
come per ritmo e richiamo.

*

pop muzik (everybody talk about) #5

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I’m Gonna Spend My Christmas With A Dalek / The Go Go’s. 1964

Nuove credenze popolari

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di Andrea Inglese

Domenico Caro è uno studioso anomalo non solo per il taglio teorico che orienta la sua ricerca, a cavallo tra antropologia e sociologia delle credenze, ma anche per il suo metodo, che consiste in una capillare decifrazione delle mentalità minoritarie e perturbanti presenti nei più sperduti socio-sistemi del territorio nazionale. Nei lavori di Caro la visione dall’alto, statistica, è compensata continuamente dall’approccio idiografico, custode della testimonianza singolare, eccentrica e inclassificabile. Nell’ultimo voluminoso saggio, Le credenze popolari del nuovo millennio. Italia 2000-2010 (Locus Solus, Urbino 2010), l’obiettivo ambizioso è quello di individuare innanzitutto delle linee divergenti tra la mentalità frastagliata di un “popolo residuale” e un’opinione pubblica omogenea veicolata da media tecnologicamente avanzati. Ciò che più conta però è proprio la ridefinizione del “pensare popolare”, che appare frutto in primo luogo di strategie allucinatorie sofisticate, con il quale l’italiano più isolato e marginale cerca di difendersi da una classe dirigente rapace e da una sistema d’intrattenimento e informazione nei fatti terrorizzante.

Ricordando Dovlatov

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di Lorenzo Pompeo

Il 24 agosto 1990, all’età di quarantanove anni, moriva a New York Sergej Dovlatov. L’anno successivo alla sua scomparsa si dissolse l’Unione Sovietica. Quello stesso anno, il 1991, la Sellerio pubblicò Straniera. Mentre la parabola esistenziale dell’autore era stata legata a quel particolarissimo contesto storico, politico e culturale che fu l’Unione Sovietica (la sua formazione, il suo linguaggio, la sua mentalità, tutto era legato, in un modo o in un altro, a quel paese), il suo successo internazionale, almeno in Italia, fu proclamato dopo la dissoluzione di quella singolare entità geopolitica. Oggi, che anche il ricordo di quel periodo della storia russa si sta appannando, l’opera di Dovlatov, a un ventennio dalla scomparsa, appare, a maggior ragione, una testimonianza unica, nel suo genere, della Russia sovietica post-staliniana (anche quando l’ambientazione della sua prosa è statunitense, le origini sovietiche appaiono come un marchio indelebile).

FAQ: Come scegliere un buon romanzo (italiano)

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di Giacomo Sartori

È Natale, tempo di regalare o regalarsi qualche bel romanzo. Se per i romanzi stranieri è più facile, perché si va per area linguistica, e/o per tema, e/o per consacrata fama (già la traduzione è in qualche modo una garanzia, anche se non assoluta), scegliere invece un buon romanzo italiano contemporaneo è assai arduo. Lo sappiamo tutti. Tutti noi abbiamo preso, spesso guidati da recensioni entusiaste, o dal fervore generale, abrasive cantonate. Non dimentichiamo che siamo il paese che ha inventato il bestseller non letto: centinaia di migliaia di persone comprano un libro e non lo leggono. La cosa è cominciata con Il nome della rosa, e poi è andata avanti.

È difficile per gli stessi addetti ai lavori, non si creda. Hai letto qualcosa di buono? si sente sussurrare in situazioni dove il predominio incontrastato della qualità dovrebbe essere piuttosto la regola aurea. Come si implorerebbe una dose di droga che finalmente ci faccia dimenticare l’orribile mondo dove viviamo. Figuriamoci allora il comune lettore, poveraccio, che entra in libreria e si trova davanti distese di nomi che non conosce,

L’abbonamento allo scrittore

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D: Perché accontentarsi di un libro quando puoi avere tutto lo scrittore? Questo è l’incipit della proposta di Quintadicopertina, editore digitale di Genova. A Fabrizio Venerandi chiedo di descrivere questa proposta editoriale

R: L’abbonamento allo scrittore permette ad un lettore di seguire direttamente il lavoro di uno scrittore per un anno. Una volta abbonati, si riceveranno almeno quattro ebook: nessuno sa cosa ci sarà dentro. Non lo sa il lettore, non lo sa l’editore, e neppure lo scrittore. Materiali inediti, sillogi, versioni alternative, romanzi abbandonati, sperimentazioni, racconti ritrovati… è un vero e proprio laboratorio aperto dello scrittore nei confronti del lettore che avrà modo di “frugare nei cassetti” dello scrittore scelto.

D: Come si ricevono gli ebook?

Inverni straordinari (seconda parte)

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La prima parte si può leggere qui.

di Francesca Matteoni

un uomo di neve

Occorre avere una mente invernale
per apprezzare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve;

E aver avuto freddo tanto tempo
per scorgere i ginepri irti di ghiaccio,
gli abeti scabri nel brillio distante

del sole di gennaio; e non pensare
a un dolore nel suono del vento,
nel suono di queste poche foglie,

che è il suono della terra
piena dello stesso vento
che soffia nello stesso luogo spoglio

per chi ascolta, chi ascolta nella neve,
e, un niente lui stesso, osserva
il niente che non c’è e il niente che è.

Frank Zappa (21.12.1940)

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Ciò che penso dei riot romani

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di Ivan Carozzi
Parto col piede sbagliato, con un’excusatio: non sono stato, per esempio, tra quelli che gioirono quando un pezzo di granito finì sulla faccia di un vecchio. Rispetto ai fatti del 14 dicembre, invece, ho avuto da subito una reazione diversa. Il titolare di un gigantesco conflitto d’interessi è a capo di un governo moribondo amalgama di cricche di analfabeti, affaristi e camorristi; è alleato di un partito che se venticinque anni fa fu portatore d’istanze condivisibili è oggi portatore d’istanze razziste e rancore; è il seminatore di discredito e volgarità; è il maieuta del peggio, della meschinità, dell’egoismo, ed è accusato di essere stato allevato da Cosa Nostra. Un’accusa devastante sulla quale non ha mai sentito il dovere e la decenza di chiarire. E’ un bugiardo. Ostenta buon umore mentre il Paese si è trasformato in una gigantesca comunità precaria e in un campo di sversamento di liquami. Il 14 dicembre si è votata la fiducia al suo Governo grazie ad una compravendita di parlamentari spudoratamente testimoniata in numerose interviste rilasciate dai parlamentari corrotti medesimi.

Un libro vi trasporterà: Michel Déon

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In casa d’amici (si vedono di giovedì) ho messo su una nuova intervista per la rubrica che curo, “un libro vi trasporterà”dedicata al romanziere francese Michel Déon. Gallimard ha appena pubblicato una riedizione , rivisitata dallo stesso autore, del romanzo Les poneys sauvages, con cui ottenne la definitiva consacrazione da parte dei lettori e della critica. Si tratta di un viaggio in una Parigi innevata, come mai, in strade di quasi Natale. Mi faceva piacere condividerla, anche qui, con voi. effeffe

PREFAZIONE AGLI AUTISMI

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Gentile Giacomo Sartori,
forse la misura breve si adatta meno alla sua scrittura che ha bisogna di tempi più lunghi. Questi racconti, minute parabole che sfiorano il paradosso, ci sono parsi un po’ squilibrati: la causticità delle intenzioni è trasferita su un piano iperrealistico poco funzionale all’idea di base,  e greve nel risultato finale. I temi sono poco identificabili e, quando lo sono, troppo frequentati dalla letteratura.
La scrittura molto spesso scade nel grottesco pur cercando soluzioni comiche, altre volte è un po’ scontata.
Insomma, a differenza di altre cose sue, i racconti non ci sono piaciuti.
La ringrazio però per averceli inviati
Cari saluti
X. X.

di Giacomo Sartori

I diciassette Autismi sono stati postati nell’arco di un anno su Nazione Indiana (all’inizio da Andrea Raos, e poi da me, perché nel frattempo ero stato accolto nel blog). Come spesso succede per i racconti, perché la volontà conta fino a un certo punto, tutto è nato con un primo testo che ha per così dire aperto la via, e poi alla spicciolata sono venuti anche gli altri, che avevano con quel primo scritto un legame di necessità ma anche di libertà, forse di sfida aperta, proprio come succede nelle nidiate. I lettori erano in genere abbastanza numerosi, anche se certo molto meno numerosi di quelli di altri contenuti più gettonati di Nazione Indiana. E questo nonostante fossero in molti casi piuttosto lunghi.

A chi è Rivolta?

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di Marco Belpoliti

Rivoluzione addio? Sì, il suo posto è stato preso dalla rivolta. Da Clichy-sous-Bois, nella banlieue parigina, nel 2005, ad Atene nel 2008, all’assalto degli studenti londinesi nel 2010, o alla discesa in piazza a Roma del corteo degli studenti l’altro ieri, la rivolta sembra aver preso il posto delle forze rivoluzionarie. La rivolta non ha progetto, non si proietta nel tempo futuro. Come ha sostenuto uno dei suoi teorici, il germanista e mitologo Furio Jesi, morto giusto trent’anni fa, in Spartakus. Simbologia della rivolta, testo apparso postumo, “prima della rivolta e dopo di essa si stendono la terra di nessuno e la durata della vita di ognuno, nelle quali si compiono ininterrotte battaglie individuali”. Evocando Rimbaud e la Comune di Parigi, Jesi affermava: “solo nella rivolta la città è sentita come l’haut-lieu e al tempo stesso come la propria città”; nell’ora della rivolta non si è più soli, ma si è nel flusso cangiante del Noi, entità provvisoria e labile, estatica e violenta.

Cesenatico

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di Giovanni Catelli

I bambini guardano passare il treno, dal giardino della colonia, e salutano.
Ancora credono all’estate, all’ora del gelato, alla passeggiata serale.
Domani, ancora il bagno, la spiaggia, le corse a perdifiato, la pasta col ragù, l’aranciata, e le partite a calcetto, il profumo della polvere, che sale, dallo spiazzo bianco, innaffiato dal custode.
Il vento del crepuscolo muove le foglie del viale, già porta via le più stanche, annuncia i metalli del treno, le sirene lontane : come dire, che i giorni corrono al mancare, che il nome di settembre s’annuncia, nei colori del cielo, nel vento più crudo al di là della pioggia, nell’ora serale più lesta, e segreta, mentre tutti corrono a mensa, e sognano fritture, patatine, fette di torta senza fine.

MARIO VARGAS LLOSA [ … e per trasformare in possibile l’impossibile. ]

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   [ antidoto ]


[…]
 
Dalla caverna ai grattacieli, dalla garrota alle armi di distruzione di massa, dalla vita tautologica della tribù all’era della globalizzazione, le finzioni della letteratura hanno moltiplicato le esperienze umane, impedendo che noi uomini e donne soccombessimo al letargo, all’indifferenza, alla rassegnazione. Niente ha seminato tanto l’inquietudine, smosso tanto l’immaginazione e i desideri, come questa vita di invenzioni, che aggiungiamo a quella che abbiamo grazie alla letteratura, per essere protagonisti delle grandi avventure, delle grandi passioni che la vita vera non ci darà mai.

Inverni straordinari

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di Francesca Matteoni

Questi sono i giorni amati dalla Renna
appare luminosa la stella del Nord
questo è l’obiettivo del sole
e la Finlandia dell’anno
Emily Dickinson

Detto alla neve: “Non mi abbandonerai mai, vero?”
Andrea Zanzotto

Too-Ticki e le creature nascoste

Tutto intorno il gelo ha seccato le foglie, percorso i rami in strati di brina. Il sibilo del vento è un ululato gigantesco, che spacca la pelle dei volti e fa volare i cappelli; l’oscurità ha ricacciato nelle tane gli animali del bosco, si staglia contro gli enormi sempreverdi gettando il mondo nell’ombra. È l’inverno del nord. Il sole non è che una striscia grigia che si leva appena all’orizzonte. Solo una creatura se ne va tranquilla a spasso per la foresta né triste né allegra, a suo agio. Ha un pesante maglione di lana, bianco a righe rosse che lo copre quasi fino ai piedi. Un berretto rosso con pon pon. Nel silenzio lo sentiamo che improvvisa una canzone su se stesso, solo nella neve, se la ripete a fior di labbra. Too-Ticki, questo è il suo nome, è un personaggio del mondo dei Mumin, piccoli troll gentili inventati dall’artista finlandese Tove Jansson, che, a differenza dei ben più noti e scorbutici troll della tradizione scandinava, amano il sole e cadono in letargo nel periodo invernale.

Quadrivi, fenditure

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di Fabio Andreazza

Le tinte ancora non sono ultimate,
la cerchia, invece, lucida dapprima
e distante, furtiva si è spostata.
Ancora ci si muove in quasi tutte
le direzioni: rimangono bivi,
trivi e quadrivi; ma ogni tanto vedo
qualche ponteggio e tutto un orizzonte
familiare.

(1997)

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In qualche punto di questo malfido
trascorrere o inoltrarsi mi intrattengono
diverse vite mentre se ne vanno,
lasciando linee più calde e parole
meno improvvise; non più due riflessi
del dolore sul volto in un percorso
già chiarito ma vero. A me il seguito:
ed è un duro scattare.

(1998)