Come diceva qualcuno, la letteratura passa sulle cose sbadata, non sa più nemmeno scrivere e crede nel futuro. Naturalmente è una citazione colta, di quelle che solitamente si usano per divertire e impressionare, o peggio ancora per aprire con eleganza un editoriale. Ci resta comunque il piacere di appropriarcene, di farla nostra per un momento fingendo, da mistificatori quali siamo, che sia stata scritta apposta per accogliere questa terza uscita impura.
Il Cristo dell’eresia – un saggio su Pasolini di Erminia Passannanti
di Enrico Cerquiglini

Erminia Passannanti, Il Cristo dell’eresia. Rappresentazione del sacro e censura nei film di Pier Paolo Pasolini, Novi Ligure, Edizioni Joker, collana Transference, 2009, € 12,00.
Il saggio di Erminia Passannanti, Il Cristo dell’eresia. Rappresentazione del sacro e censura nei film di Pier Paolo Pasolini, presenta una lucidissima e documentata analisi di come il sacro diventi oggetto di gran parte della produzione cinematografica di Pasolini e di come si sottragga ad un’ortodossia fatta di dogmi e di inoppugnabili verità. La figura del Cristo che ne emerge è carica di una forza rivoluzionaria incoercibile che si sottrae alla fissità istituzionale della Chiesa e che chiede di vivere, di realizzarsi in ogni rapporto umano, in ogni epoca storica. I film accuratamente analizzati dalla Passannanti sono La ricotta, Il Vangelo secondo Matteo, Teorema e Salò o le 120 giornate di Sodoma, quelli insomma in cui la presenza della figura del Cristo è predominante o per presenza o per presunta assenza (Teorema e Salò).
La ricotta, cortometraggio del 1963, ricorda la Passannanti, costò a Pasolini una condanna per vilipendio della religione cattolica.
Le foto della Festa Indiana: domenica
SUL CASO BRAIBANTI
di Franco Buffoni
Il colpo di pistola di Verlaine contro Rimbaud nel 1872 svegliò la Francia sull’esistenza dei legami omosessuali, come il processo a Wilde svegliò l’Inghilterra nel 1895, e il suicidio di Heinrich Krupp la Germania nel 1902. La Spagna dovette attendere l’assassinio di Federico Garcia Lorca nel 1936. L’Italia, buona ultima come sempre, anche nelle negatività, se ne rese conto con l’assassinio di Pasolini nel 1975, o al più con il processo Braibanti nel 1968. Aldo Braibanti, partigiano e intellettuale, condannato a nove anni di reclusione, poi ridotti a due, per “plagio” nei confronti del ventiduenne Giovanni Sanfratello. Che la cattolicissima famiglia volle amorevolmente “curare”: in clinica psichiatrica, con quaranta elettrochoc e otto coma insulinici. Il fatto che due uomini adulti potessero amarsi era così inaccettabile che un qualche reato doveva per forza essere stato commesso. L’Italia parve svegliarsi solo allora – e molto malamente – su questi temi, giungendo a campagne di stampa simili a quelle francesi, inglesi e tedesche di molti decenni prima.
Fa rivivere “Il caso Braibanti” in chiave drammaturgica lo scrittore MASSIMILIANO PALMESE in un mirabile atto unico andato in scena al Teatro Belli di Roma dal 24 al 26 giugno scorsi – e prossimamente in scena al Teatro Nuovo di Napoli – per l’efficace regia di Giuseppe Marini e un’impagabile interpretazione di Fabio Bussotti e Mauro Conte.
Libera Val di Susa
Registrata stamani, al volo, il cuore con il popolo della Val di Susa, con la loro ragione, che è la mia, di tutti per tutti. mr
Note per un diario parigino

da Chiunque cerca chiunque
di
Francesco Forlani
Quinto capitolo
China Club
Lei mi fa: il mio ex, quello che si è ammazzato, quando andava al cesso, nonostante tirasse lo scarico, la merda ritornava a galla. Era il suo karma ma non me n’ero accorta subito. Lei aggiunge: qualsiasi cosa tentasse di fare, perfino come scultore, perfino amare, era per lui come une chasse d’eau rispetto al male di vivere che riaffiorava sempre, sfidando ogni corrente che tentasse di cacciarlo via. Il suo karma…
China club. Luci soffuse, bancone alla Hopper, lungo a difesa di una barriera di bottiglie e bicchieri, tavoli rotondi lucidi e stile coloniale, soffitto altissimo e scale Casablanca. Fumoir nel sottosuolo e bar al piano di sopra. A uno sputo da Operà Bastille. A una mancata di secondi dalla Rue Baudelaire con le Baron Rouge, un posto da nulle part, in cui tutti sembrano di casa.
Ingo Schulze / Arance e angeli
Il presente articolo è apparso sul «manifesto» del 24.06.2011 con il titolo Geografie mentali di Ingo Schulze.
«Come si è perduto ogni fascino della finzione!, pensai allora pieno di malinconia. E come si è perduto ogni piacere nel gioco del senso… o così sembra». L’adito ai ‘bozzetti italiani’ di Arance e angeli, nuova prova letteraria di Ingo Schulze nella nitida traduzione di Stefano Zangrando, è questa epigrafe tolta a un lungo racconto di Wolfgang Hilbig, maestro in ombra della prosa tedesca del Novecento. Posta com’è a sigillo di una serie di studî in cui la finzione invece accampa tutti i suoi diritti – tanto più forti quanto la narrazione di Schulze è programmaticamente debole –, essa è la replica, sotto altri cieli letterari, a un inconsolabile lamento per il naufragio dei sogni e delle scommesse della fantasia. Hilbig, infatti, risponde da lontano alla nostalgia che il «giovane cacciatore» della Montagna runica di Ludwig Tieck provava, dopo aver desiderato ardentemente di mutare vita, una volta ritornato a casa: «Come si è perduta la mia vita in un sogno! – esclamò tra sé. – Quanti anni sono trascorsi, da quando discesi per questo cammino».
Le foto della Festa Indiana: sabato
Proseguo la pubblicazione delle foto della festa indiana. Evito di mettere tutti i nomi nelle didascalie così faccio arrabbiare qualche amico che non c’era. ;-)
Davide viaggia, io presidio la cassetta delle offerte.
PETER FALK [1927-2011] Io sono un amico… compañero.
di Orsola Puecher
Il personaggio de l’ultimo angelo che Peter Falk interpreta ne Il cielo sopra Berlino, un attore americano che arriva nella città per girare un film sul nazismo e scopre di essere un angelo che ha rinunciato alla sua immortalità, nonostante, o forse proprio perché è stato quasi improvvisato alla fine, poche settimane prima di iniziare le riprese, è fondamentale nel disegno generale dell’opera, per quel contatto sfiorato e sottile fra superiore e inferiore che delinea, per quel ponte lanciato in sordina fra lassù e quaggiù: “fai una linea scura… poi ne fai una chiara e l’insieme è bello“.
Varsavia: istruzioni per l’uso
Varsavia non è una città qualsiasi. Lo ha capito perfettamente Fabio Elia, autore esordiente di Warszawa, pubblicato da una nuova e combattiva casa editrice di Padova, le Edizioni La Gru, e che ha vinto il premio Giovane Holden 2010 nella sezione “Romanzo inedito”. L’autore non solo lo ha ambientato nella capitale polacca, ma ha scelto per il titolo il nome polacco della città, nella quale ha trascorso quasi un anno, il 2010, grazie a un Erasmus. Il volto che oggi la città mostra a un visitatore è segnato dai modernissimi centri commerciali (che simboleggiano la definitiva vittoria del consumismo sul comunismo).
Rien ne va plus: Margi de Filpo / Ivan Arillotta
Il club Questomondo
di
Ivan Arillotta
Tuttavia. Possiamo osservare ostilità, senza aguzzare la vista, senza stimolare l’occhio. Possiamo stampare il nostro reciproco rispetto, unico compenso di un esemplare stile di vita, su fogli scritti con inchiostro simpatico. Per ora, possiamo produrre un documento che stabilisca i titoli d’umanità necessari a dichiararsi membri effettivi del club Questomondo. Nessun marziano ci invidierà, per quanto il ramo dell’invidia sia sempre piuttosto fiorente. Tuttavia, qualcosa cambierà. Domani sarò un uomo serio, si dice: i buoni costumi saranno miei, tutti quanti. Perciò, fino a ieri, l’onestà era una distrazione, una specie di partita a carte tra amici. (continua)
Giocatori
di
Margi de Filpo
Stava finendo ma eravamo insieme, una lacrima che scivolava con lui lungo le scale della sua infanzia interrotta. Si accordava al battito della lingua sul palato, un metronomo offeso. Accenni di vecchie balbuzie, parlava del padre, del peso di un nome non voluto. Responsabilità, un suono grave, che per me significava solo essere figlia, per lui un rigonfiamento, giù nei pantaloni.
Mi sveglia di notte, parla della società. Diceva.
E noi? Attaccati come mignatte ai nostri vent’anni. Non volevamo credere.
Le foto della Festa Indiana: venerdì
Alcor gentil rempaira sempre

«Cari, Alcor si è ricongiunta con me e insieme abbiamo costruito un libro con una parte dei vecchi pezzi del suo blog. Francesco e Gherardo sono stati così gentili da volerne postare qualcuno qui.
Non sarà facile trovare questo libro, bisognerà volerlo molto e se qualcuno ci tenesse spero di facilitargli le cose indicandogli il sito del suo editore. ( Cicero editore Venezia ) »
Baci
Silvia
da
Come sono finita dove sono finita
di
Silvia Bortoli
traslocare
Bisognerebbe traslocare, ogni tanto.
Ho letto che il trasloco e il divorzio sono gli eventi più traumatici nella vita di una persona, lutti a parte.
Ma per gli ammucchiatori il trasloco è l’unico modo per liberarsi del passato, dei sensi di colpa, delle cose inutili che hanno accumulato negli anni, di quei fondi di cassetto di cui un poco si vergognano e che vorrebbero essere ripuliti, riordinati, sgomberati, e nessuno li ascolta.
Io dovrò traslocare, tra poco.
Maxime Cella / Due poesie
Si pubblicano due componimenti tratti da: Maxime Cella, Dieci poesie, con una nota di Rodolfo Zucco, Edizioni del Tavolo Rosso, maggio 2011.
Noi non abbiamo guerre
né tempi di necessità
e se pure si cova ancora amore
è coda di lucertola il suo disperdersi.
Effacez, effacez vite incalzava il maestro e questa
nostra è neve d’accatto, oblitera le forme sperando
di sfondarle
Strali a dar fiato e nulla più si dirà
ma giunti al fondo invece? quel giorno
il sole tramontò come previsto, geni-smeraldo
intatti da intuizione e la trama del leone
ormai piegato dall’avanzo-arretro
Per chi svuota la campana
di Marcello Anselmo
I blattoidei sono un ordine di insetti comunemente noti come blatte, scarafaggi o faluche. L’ordine comprende oltre quattromila specie, divise in sei famiglie. Si annidano nella notte, in posti umidi, si cibano di sostanze derivate dai nostri alimenti, generalmente quelli scartati che vanno a comporre l’umido, qualità della mondezza al centro di recenti attenzioni.
Sono due notti che gruppi guardinghi di questi insetti corazzati convergono nel vico d’Afflitto, una delle “microarterie” che dai Quartieri Spagnoli sfociano in via Toledo, il salotto buono della città.
Restiamo uniti!
di Giuseppe Catozzella
EVERYTHING IS A REMIX di Kirby Ferguson
di Orsola Puecher
E’ uscita in questi giorni la terza parte di questa interessantissima serie di documentari sul concetto di remix del film maker newyorkese Kirby Ferguson. Se ne prevede una quarta.
Il remix è termine in origine musicale, che indica versioni alternative di una canzone originale e suo riutilizzo intenzionale in contesti diversi. Con la diffusione degli strumenti di editing e di montaggio digitale è ormai una forma creativa di facile accesso e diffusione planetaria molto popolare, che si allarga a comprendere la creazione artistica in senso lato.
Politiche dell’irrealtà
di Marco Rovelli
E’ da poco uscito il libro di Arturo Mazzarella Politiche dell’irrealtà. Scritture e visioni tra Gomorra e Abu Ghraib (Bollati Boringhieri, euro 14). Esso mette in discussione dalle fondamenta la pretesa realistica di “dire la verità” sulla realtà. Il realismo è, per Mazzarella, letteralmente impossibile; ancorarsi alla realtà dei fatti è un’illusione. Lo è sempre stata, per la verità, ché costitutivamente la narrazione è artificio. Ma nella civiltà contemporanea facciamo quotidianamente esperienza di come l’immagine non sia un supplemento della realtà ma il suo principio costitutivo, di come ogni traccia non si esaurisca mai nella sua semplice evidenza, di come anzi “dobbiamo solo all’immagine la possibilità di attribuire un senso e di assicurare una permanenza al flusso di eventi che compongono la realtà”.
La Generazione TQ e il verduraio di Havel
Questo articolo l’ho scritto all’indomani dell’incontro romano del 29 aprile. Ho atteso finora per pubblicarlo perché volevo proprio che questa riflessione su intellettuali e società arrivasse dal Sud, e più specificatamente, dalle colonne di un mensile come «i Quaderni de L’Ora», erede di una grande tradizione di impegno culturale e civile.
da i Quaderni de L’Ora (anno 1, n°5 – giugno 2011)
di Evelina Santangelo
Quanti della generazione TQ si sono trovati a Roma il 29 aprile scorso ospiti della casa editrice Laterza a confrontarsi sui modi di acquistare credibilità sociale o rilevanza culturale – scrittori, critici, editor tra i trenta e i quaranta – hanno prima di tutto fatto i conti con la definizione che da tempo Antonio Scurati dà di questa generazione: una generazione figlia «dell’inesperienza», una generazione, come ha scritto Giorgio Vasta, «in attesa di un Godot epocale che li riscatti (consapevoli del fatto che se Godot non arriva è meglio)». Ed è proprio da qui che vorrei cominciare questa mia riflessione.
Poesie d’amore
Ballate per una Gitane
di
Francesco Forlani
a Giulia
Poesia d’amore numero otto
Sollevo dal lavello i due bicchieri
senza pensarci tanto così tintinna
ci sono vite che sanno di vetro e portano dentro il fuoco
delle incisioni, lento e inesorabile in un soffio
così due virgole rosse come un timbro
sulla tazzina del caffè dicono: qui è lei.









