Senza nissùn Ulisse

di Fabio Franzin

Vento, fòra, che fa sbàter i balconi.
L’urlo longo de ‘na ‘nbueànzha
che passa, col só cargo de doeór
– fàea ‘rivàr in tenpo, fa che ‘l se
salve – e mì che lèdhe Walcott
intant che el mondo intièro
l’é isoeà, serà in quarantena.

“something still fastens us forever to the poor”
(calcòssa ne liga ‘ncora e par senpre ai poréti)

intant che ‘a desperazhión la ‘é colma,
e scumìnzhia ‘i assalti ai supermercati.

Quant lo ‘véneo dita, come Cassandre
ciapàdhe par seme, che cussì, cussì
sgaìva no’a podhéa pì continuàr?

El vent de stamatina el ne ‘o ricorda.
Basta dise i balconi che sbate, basta
a quei che sbàtoea de un profito che
no’ tièn de conto l’òn, che no’iuta
tuti quei che resta indrìo, che sofre.

Oh Walcott, nostro Omero de isoe,
de pòpoi servi e coeònie sfrutàdhe,
che te ‘à cantà el sudór dei s.ciavi,
‘a miseria de quei desmentegàdhi,
‘e tó paròe bate, toc toc, insieme
a ‘sti balconi che bussa tel fondo
dee nostre àneme straviàdhe,
‘e zhiga insieme ae sirene che canta
l’apocaìsse che ne fa tuti conpagni,
naufraghi persi in mèdho aa borasca
senza nissùn Ulisse a bordo, senza
nissùn scudo ‘ndo ‘scónderse drio,
senza pì nissùn dio che ne ‘scolte.

 
Senza nessun Ulisse

Vento, fuori, che fa sbattere i balconi. / L’urlo lungo di un’ambulanza / che passa, col suo carico di dolore / – falla arrivare in tempo, fa che si / salvi – e io che leggo Walcott / mentre tutto il mondo / è isolato, chiuso in quarantena. // “something still fastens us forever to the poor” / (qualcosa ci lega ancora e per sempre ai poveri) // mentre la disperazione è colma, / e hanno inizio gli assalti ai supermercati. // Quanto lo abbiamo ribadito, come Cassandre / prese per sceme, che così, così / dispari non poteva continuare? // il vento di stamani ce lo rammenta. / Basta dicono le imposte che sbattono, basta / a quelli che cianciano di un profitto che / non tiene conto dell’uomo, che non aiuta / coloro che rimangono indietro, che soffrono. // Oh Walcott, Omero del nostro tempo, di isole, / popoli servi e colonie sfruttate, / che hai cantato il sudore degli schiavi, / la miseria di quelli dimenticati, / le tue parole battono, toc toc, insieme / a queste imposte che bussano nel fondo / delle nostre anime distratte, / urlano assieme alle sirene che cantano / l’apocalisse che ci rende tutti uguali, / naufraghi persi in mezzo alla burrasca, / senza nessun Ulisse a bordo, senza / alcuno scudo cui ripararsi, / senza più nessun dio che ci ascolti.

2 Commenti

  1. Buongiorno, vorrei mandare un testo (poesia) ma non riesco a capire come si fa con Eulalia, che non mi fa registrare l’account. Ho mandato vari messaggi, ma senza esito. Datemi un riscontro, sventolate almeno un fazzoletto, grazie

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francesca matteoni
francesca matteonihttp://orso-polare.blogspot.com
Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/
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