
di Chiara Valerio
Nel tabacchi di via Zanardelli non si gioca a Win for Life. La signora del bancolotto mi dice Si gioca nelle ricevitorie del Superenalotto. Io le domando se molta gente viene a chiedere di giocare a Win for Life, mi risponde sorniona che no, che la gente ha imparato. Che la gente lo sa. La signora mi guarda e forse pensa che ho trentanni anche se ne dimostro meno, che sono precaria anche se ho una bella giacca per i mezzi tempi, e che forse non mi va di lavorare anche se i fogli che spuntano dalla borsa mostrano una grafia minuta. Forse pensa che studio. Chi lo sa. Io compro una scatola di fiammiferi mentre la signora continua a guardarmi e un po’ si preoccupa perchè se nella sua ricevitoria avessi giocato a Win for Life forse non avrei comprato i fiammiferi per dar fuoco a qualcosa. Io invece esco e coi fiammiferi mi accendo solo una sigaretta perchè mi piace l’odore dello zolfo.



di Mariasole Ariot





In questo periodo sto leggendo la voluminosa e ottima biografia di Margherita Sarfatti scritta da Françoise Liffran, uscita da poco (Margherita Sarfatti, L’égérie du Duce, Seuil, pp. 758). Mi piace e mi avvince, ma avrei tanta voglia di prendere in mano, nei preziosi ritagli di tempo che ho per leggere, uno dei romanzi che mi fanno l’occhiolino dalla pila di libri in attesa di essere letti, e invece vado avanti stoicamente, so che andrò avanti fino alla fine (mi manca poco). Per senso civico, perché documentandomi per scrivere un mio romanzo ho capito quanto sia importante la storia del fascismo per capire qualcosa del presente.
di Maeba Sciutti