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giacomo sartori

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mater (# 4)

di Giacomo Sartori   Più di tutto   amavi i libri i fiori i cieli i film chiacchierare viaggiare ridere ma più di tutto più di tutto adoravi sciare fin da ragazza fin dal fascismo su e giù e ancora giù l’aria cruda sugli zigomi giù e sempre giù leggera e intrepida nel riverbero cereo su e giù e su e poi di nuovo giù sulla scorza viscida dei grattacapi nel fondovalle (come tagliare il traguardo della fine del mese?) giù in ebbrezza vitalista (per non dire postfascista) giù nel bianco giù nell’azzurro   perfino molto anziana scivolavi lieve sulla pelle della neve   anche sui...

Domenica pomeriggio sul ponte (un racconto)

di Giacomo Sartori à Gilles Weinzaepflen Un poeta con un corpo leggero e come sospeso nell’aria da poeta camminava su un ponte che scavalcava un fiume tranquillo ma anche greve di marrone determinazione, perché nelle settimane precedenti aveva invaso le rive, quasi scavallando nelle vie della cittadina. Con lui c’era una donna leggera e come sospesa nell’aria che scuoteva le anche a ogni passo, ma con una grazia trattenuta di cavalla...

Parole sotto la torre – X edizione

Nόστοι, i ritorni Da un approfondito esame delle sceneggiature delle pellicole di produzione hollywoodiana sembra che la battuta più ricorrente della storia del cinema di tutti i tempi sia “Back home”. “Tornare a casa”. Tutta la narrazione occidentale è fatta, in buona sostanza, di due storie: una guerra fratricida durata dieci anni, e un ritorno a casa durato altrettanto. Da tremila anni a questa parte non facciamo altro che combinare questi...

mater (# 3)

di Giacomo Sartori   come foglie di novembre   non mi dicevi ch’era morto l’amico d’una vita o l’ultraconfidente crollato un altro bastione dissertavi e divagavi murata nella logorrea (stizziti guizzi del mento)   le persone sparivano dalle tue frasi troppo tese come foglie di novembre da tralci traumatizzati   qualche spettro riafforava anni o decenni dopo fossile ben conservato carezzato con discrezione da un’altra era     eri molto bella   scavata e senza rossetto (l’odiato rossetto d’eccentrica borghesaccia d’acculturata baldracca) i capelli fini e candidi sovrimpressa ormai a tua madre eri più grave eri molto bella    cosa ci faccio   cosa ci faccio io...

mater (# 2)

di Giacomo Sartori   come facciamo con le sedie   come facciamo con le sedie ci tenevi tanto a regalarmele tu ma poi mancava il tempo per andare a sceglierle veniva la festa successiva avevo altre urgenze l’anno seguente ero  via il Natale dopo ancora mi faceva fatica   un po’ era anche per non farti spendere diciamola tutta (anche le vecchie accoglievano le chiappe stando un po’ accorti)   ridevamo di queste sedie che non arrivavano né a Natale né mai adesso come facciamo è il mio compleanno e il tempo lo avrei (scegliere è niente) tu...

waybackmachine #01 Giacomo Sartori “Nuovi autismi 18 – Le bugie degli scrittori”

29 marzo 2012 Giacomo Sartori" Nuovi autismi 18 – Le bugie degli scrittori" Nei miei testi cosiddetti narrativi ho scritto un mare di bugie. Ho scritto per esempio che mio padre è morto per aver mangiato molta verdura contaminata dall’incidente di Chernobyl, il che è una smaccata falsità. Certo mio padre ha mangiato tantissima verdura altamente radioattiva, perché aveva uno spirito di contraddizione assai sviluppato, che lo pungolava a fare l’opposto...

mater

di Giacomo Sartori   poi ricordo   quando mi scopro stanco o le cose smottano mi dico che devo proprio chiamarti (il solito opportunista) poi ricordo che sei morta     la psicanalista mi dice   la psicanalista mi dice che da bambino m’hai preso in ostaggio sa che so ci tiene però a ribadirlo   non infierisce sul presente accarezza il coperchio della trappola terapeutica (e insomma retorica) posponendo l’affondo certo prematuro con magnanime inspirazioni d’umanesimo junghiano       le nostre chiamate   le nostre chiamate si avviticchiavano al tempo atmosferico e alle maniglie dei giorni in reciproca auscultazione dei carsi sotto le frasi   tu parlavi dei...

Leggere la terra (autismi della terra # 3)

di Giacomo Sartori Per capire meglio la terra, o forse  meglio nell’illusione di farlo, mi capita di leggere articoli scientifici che trattano di questo o quell’aspetto della matrice chiamata da moltissimi secoli così, ma che nei resoconti specialistici diventa più tecnologico suolo. Spesso sono questioni molto particolari, perché al giorno d’oggi le ricerche sono estremamente specializzate: il tema può essere per esempio il materiale genetico che rivela la presenza del...

La terra metafisica (autismi della terra # 2)

di Giacomo Sartori               Quando sono in una delle mie buche qualche volta mi chiedo perché sono finito lì. Alzo gli occhi, e guardo il cielo, o insomma la fetta di cielo che posso vedere, se la buca è molto profonda, o anche lo strato più o meno denso di alberi, se sono in un bosco, o il merletto formato dai tralci, se mi trovo sotto una pergola di viti, cercando...

Humus

di Bianca Bonavita                   Io non ho nessuna storia da raccontare, non avrò mai nessuna storia da raccontare. Perché non so raccontare né tantomeno inventare storie. La maggior parte delle storie non sono necessarie ed io riesco a scrivere soltanto ciò che ritengo necessario. Certo, ci sono alcune storie necessarie e ci sono persone che le sanno raccontare. Io non sono tra loro. E comunque ci vuole molto più coraggio a dipingere...

un’iniezione e via

di Giacomo Sartori t’ho sempre fatta aspettare e t’innervosivi non sopportavi l’inazione e i legacci dei legami melensi o plebei che li giudicassi (protofemminismo in salsa vitalista con afflati estetici ma anche mussoliniani: nevrosi novecentesche riassumeremmo oggi)   perfino stavolta ho tergiversato coi miei demoni: dispatie compensatrici di figlio del trauma quando vieni? m’hai chiesto (ombre di parole perentorie e materne nel telefono sospeso a mani d’altri)   avevi furia d’andare un’iniezione e via eri tanto stanca piumetta di nervi e ossicini (peraltro non miei) smaniosi di nozioni e romanzi fino sotto morfina (ancora e sempre) ho vissuto tanto…   mercoledì? ha brusito il filino roco ormai sfinito a Rosemarie Lange (“Piuma”),...

come sei bella Parigi

di Giacomo Sartori come sei grigia Parigi al Bataclan hanno mitragliato e mitragliato inermi rockettari più ligi che dissacranti in un silenzio di apnea gli smartphone incalzavano a bagno nel sangue (le tattuate star californiane se l’erano data a gambe)   come sei grigia Parigi davanti allo stadio tre pessimi allievi sono schizzati sui cartelli e nei capelli di passanti digitanti poltiglia d’un miraggio devoto (intriso di geopolitico greggio) compunta o venduta la diretta blaterava di bombole esplose   come sei grigia Parigi nella serata sovraeccitata hanno macellato socievoli bevitori di birra davanti al Carillon sulla cresta...

Il massacro nella Parigi che cambia

di Giacomo Sartori               Solo qualche pensiero personale a caldissimo sulla “geografia”, ma forse sarebbe meglio di parlare sulla sociologia, di questi massacri, prima ancora che siano rivendicati e che se ne conoscano i dettagli (per ora se ne sa pochissimo), prima che sia digerita l’emozione, prima che parta la grande macchina delle interpretazioni. Perché questa che è stata colpita non è la Parigi della politica, del potere (e delle decisioni...

Recensioni e tasso di recensionabilità (esercizi di contabilità letteraria)

di Giacomo Sartori     Allora, sono già passati sei apprensivi mesi dall’uscita del mio ultimo romanzo, un altro strato di claustrofobici mattoni di carta si sta sedimentando sopra quello prevacanziero, dove già si notano ragnatele e avvisaglie di muffa (prodromi dell’oblio definitivo?), nell’inesorabile compiersi dei cicli letterari, è ora di fare un po’ di bilanci! Io sono di quelli che pensano che nella vita bisogna sempre cercare di migliorare, e per...

Chatwin in Patagonia

di Adrián Giménez Hutton “Bruce Chatwin, quando l’ho conosciuto, aveva l’aria di un rappresentante d’altri tempi di Sua Maestà britannica. Aveva un che di imperiale, o forse di imperioso. Tra il sobrio ma sorridente ambasciatore di Sua Maestà e il conquistatore di bottino. Haltung, direbbero i tedeschi. Portamento. Posa. Decisione. Il prototipo dell’europeo che mette piede sulla terra coloniale. Non come un Francisco Pizzarro, allevatore di maiali e bestie cristiane....

IL PREZZO DELLA TERRA (autismi della terra # 1)

di Giacomo Sartori               Se potessi farei solo buche nella terra. Col vento e con la pioggia, nel solleone più incandescente, dove ogni respiro è fuoco nei polmoni, quando l’inverno mi morde le dita: l’importante sarebbe essere solo io e lei, senza distrazioni, senza alcun rompiscatole attorno. Io e la terra abbiamo un buon rapporto, da sempre. Io faccio le cose che devo farle, e lei mi lascia fare. Quando ho...

Leo Zanier (poeti friulani # 5)

fotografie di Danilo De Marco               Da ogni famea  via un zovin da quasi ogni famea via in Russia a imparâ a copâ   via a pît ta glaca o tal paltàn   plui no scrivin si vai in ogni cjasa   pôs a tòrnin 'l é dûr sierâ a vincj agns   chei ch'a tòrnin devéntin partigjans   Da ogni famiglia via un giovane / da quasi ogni famiglia // via in Russia / a imparare a uccidere // via a piedi / nel gelo o nella palta...

Tito Maniacco: “Il guardiano del faro” (poeti friulani # 4.3)

  II Oh quanto a me somigli nella tua solida inutilità faro dismesso dalla mutevole catena del moderno quando radar satelliti locali satelliti orbitali segreti satelliti del cupo poliremo militare hanno ri-messo nel bric à brac del magazzino dell'antiquario de La peau de chagrin questo relitto d'epoca pre fordista per le perdute navi di un perduto impero costruito infilando cemento e pietre fra il ruggito nero della bora e il belante groviglio dei giorni immoti chiatte a vapore e marinai di gomena insieme a marinai...

Tito Maniacco (poeti friulani # 4.2)

  La torre dei Celti  I Coloro che hanno certi pensieri in un certo composto modo siedono come se le ossa fossero intenzioni o segrete speranze così osservi colui che seduto qui con la penna scrive a questo tavolo e a lui ti rivolgi con amicizia e gli porgi attento lo sguardo   E allora lasciando cadere la penna sul foglio bianco quadrato Ti sussurra piano perché il vento che agita gli oscuri fiori è caduto: così come dicono...

Tito Maniacco (poeti friulani # 4.1)

fotografie di Danilo De Marco   In principio era la parola I Credo che la parola sia perduta, tanta fatica costa pronunciarla.   Credo che noi siamo perduti senza la sua stella.   Allora ognuno, vinto dal panico, getterà le armi e s’arrenderà al dolce clemente nemico.     II   Vi è nelle cose un senso più profondo che sfugge, come nelle conchiglie il mare. Arrendersi, ora, è morire della morte che questo secolo ci può dare, come il diritto al benessere, alla macchina, agli strumenti del demonio, i feticci alienanti...

Novella Cantarutti (poeti friulani # 3)

fotografie di Danilo De Marco               Gent da la Grava (Spilumberc) Li’ gravi’ a’ bévin il sarègn da l’aga tal Tilimìnt, e ta li’ pièri strachi’ dal cjscjel al duàr un altri timp. Gent da la Grava ingenoglada in Domo, là che i arcs a’ son ali’ di ànzai granc’ e i sans flurîs in coru intôr l’altâr a’ vèglin tuna lûs verda di aga.   Gente della Grava (Spilimbergo). Le ghiaie bevono / il sereno dell’acqua / nel Tagliamento,/ e nelle pietre stanche / del castello...

SCRIVERE BENE, SCRIVERE MALE (Autismi mitografici # 5)

di Giacomo Sartori  dedicato a Andrea C.  (ma anche a Pippo D.B. e a Francesco  D.B., con un grande augurio)  Naturalmente ben scrivere non vuol dire scrivere bene, e anzi equivale piuttosto (può equivalere, nei fatti finisce per equivalere, molti esempi dimostrano che nei fatti equivale) a scrivere male, o anche molto male. Parlo beninteso dell’italiano, lingua che lascia libertà infinitamente più grandi di tante altre, meno normalizzata e meno normativa, meno...

“i più forti esigono quanto più è possibile, e i più deboli acconsentono” (Tucidide)

testo e fotografie di Danilo De Marco               Scelgo un passo terribile da La guerra del Peloponneso di Tucidide. Nel 416 gli abitanti dell’isola di Melo, alleati di Sparta, si ribellarono agli ateniesi: " ... e per noi il cedere immediatamente ci priva di ogni speranza, mentre con l'agire c'è ancora qualche speranza di restare ritti in piedi... e insomma una nostra audacia  non ci sembra del tutto infondata".                                         La risposta fu dura:...

Il coltellino (da “Banda Randagia”)

di Vincenzo Pardini Nessuno, da tempo, apriva i cassetti dell’antico canterano che si trova in una stanza del mia antica casa. Lo specchio che lo sormonta mostra chiazze e sbavature che paiono i sedimenti di una ragnatela. In passato ci si ammiravano le mie ave, e anche mia madre ragazzina. Ora non sarebbe più possibile. Deforma le immagini. Quasi volesse farsi beffa delle vanità,o fosse deluso del suo ruolo. Una a...

SCRIVERE, SCRITTORI (E FESTIVAL LETTERARI) (Autismi mitografici # 4)

di Giacomo Sartori Uno dei pregiudizi più duri a morire è che gli scrittori scrivano. Che cioè si mettano lì, e ticchettino sulla tastiera qualcosa che detengono e antecede lo scritto, come si trasferisce una serie di pacchetti di banconote da una cassaforte a una valigetta da viaggio. Niente di più lontano dalla realtà. Il testo che si materializza sullo schermo non preesiste né nella scatola cranica dello scrivente né...

Ida Vallerugo (poeti friulani # 2.2)

testi di Ida Vallerugo e fotografie di Danilo De Marco               Côru mut  Si tu vedés indurmindìda rôsa ce mout che al mont a si davierç la rôsa   Si tu vedés ce mout c'a s'impîinin a una a una li bieli nêstri citâs.   Oh si tu sintés ce câlmu mâr che four tal scûr a s'ingruma ce ondi lisêri c'a sflorin li paréis   e a prèmin, discreti mans.   Oh si tu la sintés il côru mut dai muars cencja vous dal...

Il canale bracco

  di Marino Magliani (mi è sempre molto difficile scegliere un passo da postare in un testo di Magliani, perché vorrei poterne poi aggiungere anche un altro, e poi un altro ancora ... e insomma mettere tutto; e con questo "Il canale bracco" più che mai; sempre i suoi ingredienti minimi, di disarmante pedissequità, e qui forse ancora più titubanti, quasi sfiancati, e più autoironici, ma poi i soliti improvvisi e abissali corti circuiti, gli...

Scritti dopo gli attentati di Parigi – un e-book di Nazione Indiana

di Andrea Inglese
Proponendo un e-book che raccoglie quanto è stato scritto su questo blog e sul blog amico alfabeta2 dopo gli attentati di Parigi di gennaio, viene subito da chiedersi se tale operazione editoriale abbia minimamente senso. C’è qualcuno a più di tre mesi di distanza da quegli eventi, che ha ancora voglia di rileggere questi testi, o di leggerli, magari, la prima volta?

POETI (elenchi # 4)

di Giacomo Sartori               poeti erotici poeti eretici poeti erratici poeti ieratici   lirici sotto le tamerici lirici sui larici lirici con le varici lirici senza narici   poeti avanguardisti poeti neoavanguardisti poeti della retroguardia (linguistica) poeti sempre in guardia (on line) poeti guardoni   cantori incantevoli cantori incantati (dai tramonti neoliberali) cantori incatenati (al linguaggio dell’ottocento) cantori scannati   poeti celebrati poeti acerebrati poeti cerebraloni   poeti di successo (tutto è relativo) poeti sul cesso poeti che cessano di poetare (e di postare) incessanti versificatori   poeti pubblicati a proprie spese poeti pubblicati a spese altrui poeti impubblicabili (pubblicati) poeti pubblicabili (impubblicati) poeti pubblicati...

ma dove vai

di Giacomo Sartori ma dove vai con quei passetti cosa sgambetti ancora ti alleni con gravità di atleta su e giù per il giardino bimbina vecchia (quasi un secolo fascismo compreso!) adesso fermati la tua testa è troppo grande per quei tuoi ossetti