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Manifest der Kommunistischen Partei

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di Karl Marx e Friedrich Engels

Manifesto del partito comunista
Manifesto del partito comunista

«Ein Gespenst geht um in Europa – das Ge- spenst des Kommuni- smus. Alle Mächte des alten Europa haben sich zu einer heiligen Hetzjagd gegen dies Gespenst verbündet, der Papst und der Zar, Metternich und Guizot, französische Radikale und deutsche Polizi- sten

Vogliamo che il Manifesto non diventi un Gespenst, cioè un fantasma.

Comperiamo il Manife- sto domani venerdì 19 dicembre, al giusto prezzo di € 50,00.

FACCIAMOLO USCIRE

in pensiero

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nasce il semestrale multimediale dedicato
alle arti e alla riflessione contemporanee

giovedì 18 dicembre (a partire dalle 18)
Roma – presso gli spazi attigui di Tralevolte
Piazza di Porta San Giovanni 10 – tel. 06 70491663

in pensiero n° 1_presentazione

a seguire festa fino a notte fonda con l’esposizione delle opere, la proiezione dei video, le performance poetiche, la presenza degli autori

Omosessuali ed esorcisti: un documentario

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[flv:http://movies13.arcoiris.tv/movies/users/Inchiesta_1_Lot_1764.flv 420 340]

In “Guarire si deve: Chiesa ed omosessualità” – Saverio Tommasi e Ornella De Zordo documentano l’esperienza in un campo residenziale maschile, accompagnati da un prete esorcista che aiuterebbe a “guarire dall’omosessualità”. Qui il filmato su Arcoiris.tv in diversi formati anche ad alta risoluzione.

♫ dei poeti le voci [3]: MARIA VALENTE

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[ img © ,\\’ ]

Maria Valente
DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE

 

  DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE  

 

La vita? la morte?… succede come i fiori e il loro vezzo
di decorare il tritacarne, renderlo confortevole- così
farcito di metastasi – rosa determinante o piuttosto
grigio accogliente che si spalanca e inghiotte tutto:
braccia e busto, gambe e busto, bastone e carota,
bastone e carota, bastone e carota

nessuna indicazione sul senso di marcia

 

se abbiamo conservato i nomi è stato per
abitudine, unicamente per abitudine, perché è b…
 

ma più spesso, preferisco confinarmi nella più
piccola delle mie idee: una formula magica, le
prime parole. il resto: l’ho già scordato come
il mio indirizzo – ammesso pure che qualcuno
mi abiti, perché dovrei farne parte?

Catalogo degli affetti

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di Massimo Raffaeli

Il poeta del livore e del risentimento, uno scrittore che ho letto molto tardi e ho imparato ad apprezzare ancora più tardi, Thomas Bernhard, dice da qualche parte che solo chi è davvero indipendente può scrivere veramente bene. Penso che per gli editori, come per i lettori, valga la stessa regola e da lettore di lungo periodo posso dire di averne la certezza, oramai. Se penso al testo che per primo ho riconosciuto come letteratura, vale a dire qualcosa che riuscisse a coinvolgermi e a svelarmi nello stesso tempo un’immagine del mondo, frontale e persino inderogabile, mi viene in mente che lo lessi scoprendolo in una antologia delle medie per poi ritrovarlo, ma molto tempo dopo, in un libretto stampato alla macchia. Era un blues di Langston Hughes, il cui riff suona pressappoco: «Andai ad Atlanta/ mai stato prima:/ i bianchi mangiano la mela/ i negri il torso». Conteneva la memoria di un dolore atavico e l’idea più elementare dell’essere al mondo, dove c’è chi domina e chi invece viene dominato, chi sta sopra e sotto, dentro e fuori, down and out.

Autismi 1 – Il mio lavoro

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di Giacomo Sartori

[Comincio oggi la pubblicazione, che salvo imprevisti avrà scadenza bisettimanale, di una serie di racconti inediti di Giacomo Sartori. a. r.]

Il mio lavoro consiste nel fare dei buchi nella terra. Delle buche grandi e profonde, in cui ci entra comodamente una persona. Poi appunto ci entro dentro. Mi ci seppellisco, si potrebbe dire. Però a differenza di un vero seppellimento nessuno poi aggiunge della terra tra me e il buco. Contrariamente a un vero funerale posso muovere le braccia, posso respirare come voglio, posso venire fuori quando ho finito. Posso guardare un rettangolo di cielo, posso parlare, posso urlare la mia gioia, ammesso e non concesso che abbia della gioia in sopravanzo. Il mio è un seppellimento temporaneo, reversibile. Quando ho finito esco, e torno a casa mia. E poi comunque a differenza dei morti veri e propri non mi sdraio, sto in piedi. È raro che i morti stiano in piedi. Che io sappia succede solo in certe civiltà del passato.

Camorristi avanti, c’e’ posto – Dialogo semiserio fra un PM e un camorrista

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Colloquio di immaginario tra un camorrista e Raffaele Marino Procuratore Aggiunto a Torre Annunziata

di Raffaele Marino e Arcangeli Ferri

Salve signor procuratore, scusi il disturbo. Sono un camorrista e vorrei chiederle un consiglio. Come faccio a entrare nel business dell’immondizia?
Caro signor camorrista, siamo in emergenza e quindi lei si trova in una situazione molto favorevole. Approfitti e non si lasci sfuggire il momento.

Una lettera (a Nicola, non a nessuno)

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di Helena Janeczek

Questa mia- come si dice- si aggiunge a uno scambio di lettere fra Nicola Lagioia e Antonio Moresco che potete trovare qui, qui e-commentabile- pure qui. Se ci saranno nuovi interventi, vedrò di aggiornarvi. hj

Caro Nicola,
ti scrivo sebbene alla tua lettera abbia già risposto Moresco stesso, perché quel che vorrei tentare a proposito di Lettere a Nessuno è una riflessione rivolta a qualcuno. Dico qualcuno e intendo una persona di cui conosca la voce e la faccia, uno scrittore che abbia letto ed apprezzato, qualcuno, in breve, a cui rivolgermi non sia un espediente retorico astratto per allestire un gioco di posizioni opposte, ma un discorso che ti farei davvero se ti avessi davanti.

Il talento di mr Scott

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di Gianluca Veltri

Il 19 giugno del 1982 compivo diciotto anni. L’Italia stava facendo pietà ai Mondiali di Spagna. In quel giorno di teorico giubilo il mio cuore era gonfio di dispiacere: era giunta ai giornali italiani la notizia della morte di James Honeyman Scott, il chitarrista dei Pretenders. Il decesso era avvenuto il 16 giugno a Londra, per un arresto cardiaco, a causa di una overdose accidentale di eroina e pasticche. Non si seppe molto di più. Non ero a conoscenza del fatto che Scott fosse un tossico – anzi, associavo la sua chitarra a immagini piene di sole – ma la cosa non meravigliò nessuno. Qualche giorno dopo l’Italia pareggiò con il Camerun (botta e risposta di Graziani e M’Bida), e sembrò che nulla potesse più risollevarci.

A gamba tesa: Michele Sovente

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Pensose facce dilagano…

Pensose facce dilagano
per tumultuose carreggiate,
non guardano avanti.
Hanno una voragine in cui
si sfilacciano i giorni.
Entrare. Uscire. Disperdersi.
C’è sempre un set pronto
a prendere al laccio le smaniose
particelle infraumane
che per inerzia si dibattono
tra il troppo pieno e il tutto vuoto
e spasmodiche combattono
con diagrammi e numeri
al limite di una
sfida con risicati margini.

Perché la Gazzetta dello Sport?

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di Darien Levani

Se stai passeggiano per la tua città ci vedi dal solito bar ci vedrai forse gridare ad alta voce. Saremmo in quattro o cinque giovani, presumibilmente studenti ma fuori corso o presumibilmente operai ma irregolari. Distanti nella nostra lingua che non ti è stato concesso di capire.

diana, tre momenti

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di Massimo Bonifazio

I

ma lo smarrirsi? ma i cani, sul sentiero inesistente,
lungo recinzioni di ruggine e ramaglie, edere: rovi senza more,
eccetera, dispersi sul pendio, fra i castagni: ma nemmeno così
parlare della linea, dei capelli: riesce. non riesce. non
parlare della linea, dei capelli. come incontro mancato
fra cane e cervo, proprio qui? che il cervo perda il sentiero
e incontri: i cani, e diana cacciatrice, per quanto sia improbabile.
che si perda, voglio dire, in quel bosco-bicchier d’acqua,
per quanto sia improbabile sulla china la figura, la sua bocca
(altrove, certo, perdersi: nel bosco degli incontri, per esempio,
delle immagini-fantasma), per trovarsi poi di fronte, sotto:
cartelli, recinzioni, cartelli con su scritto: diana, pericolo di crollo,
inondazione. pericolo, le immagini di diana, dei suoi cani?

Una barca senza più cielo

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di Antonio Sparzani

Si chiama ancora Banato una regione al centro dei Balcani che comprende oggi una parte della Vojvodina – regione della Serbia – una parte della Romania, comprendente la città di Timişoara (ungher. Temesvár, considerata la capi- tale del Banato), e una piccola porzione dell’Ungheria meri- dionale. È stato per secoli luogo di incontro – e talvolta di scontro – di almeno una decina di diversi popoli e di migrazioni e meticciato. Era parte, alla fine del XIX secolo, del vasto impero Austro-ungarico e in quanto tale caratterizzato da una efficiente burocrazia e da una certa cura nell’istruzione pubblica. Titel è quella cittadina della parte sudorientale della Vojvodina dove nacque nel 1875 Mileva Marić, figlia dell’agricoltore benestante Miloš Marić: era la primogenita e la preferita dal padre che fu attento alle sue qualità e alle sue esigenze durante tutta la sua esistenza. Mileva era leggermente zoppa e considerata bruttina, ma aveva capacità intellettuali senza alcun dubbio eccezionali. Talmente si distinse nelle scuole elementari e medie inferiori che il padre la mandò al Reale Liceo serbo di Šabac, in Serbia e fuori dai confini dell’impero Austro-ungarico che a quel tempo non ammetteva le donne agli studi superiori.

A Gamba tesa (e non solo). L. R. Carrino non è L.a R.ai

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Nella foto / Budapest – il murales che ritrae il famoso bacio tra Breznev e Honecker (dal sito dell’eccellente disegnatore Riccardo Marassi)

In culo. Addio
di
Luigi Romolo Carrino

IL FATTO – Alle ore 22.00 del giorno 08 dicembre, Rai Due manda in onda Brokeback Mountain, film di Ang Lee ispirato al racconto omonimo di E.A. Proulx (Gente del Wyoming, in Italia). Il film, vincitore del Leone d’Oro nel 2005, 3 Oscar, 4 Golden Globe, va in onda in versione censurata. Ghigliottinate tutte le scene d’amore tra i due protagonisti. Via la scena di sesso tra Ennis e Jack, via il bacio appassionato, via tutti i riferimenti omoerotici. Il film, così tagliato, diventa l’opera di un regista schizofrenico; la relazione tra i due protagonisti assume i contorni ‘amicali’ di un caso freudiano, una sorta di disturbo narcissico della personalità. In sostanza, la storia di due grandi amici con la passione per le pecore e la montagna, con l’hobby della pesca ad alta quota e che si domandano per vent’anni, nudi e un po’ obstupefatti, come mai continuino a lasciare a casa moglie e figli per vedersi due settimane all’anno al freddo e al gelo.

Le scimmie all’aeroporto

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di Paolo Sperandio

Esimio Scrittore,
              quella che legge non è una storia vera, non è una storia inventata, forse non è una storia. Tutto quello che è sta nel titolo, che sta nella mia memoria del Poeta. Avevo oltrepassato la sua esistenza come il sangue scavalca un grumo venoso, che c’è però non fa male, finché non ho letto il Suo articolo. Più che un articolo un monito, un richiamo al rispetto: abbiate rispetto del Poeta. A chi è rivolto? Se, come Lei afferma, “il mondo è dei mediocri”, sono i mediocri a leggere i giornali. Come me.

Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 18

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[Qui finiscono le 18 immagini + lettere invernali per l’inverno; 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14, 15, 16, 17]

di Andrea Inglese

Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato,

non è più possibile portare avanti questa cosa
sembra una conversazione d’aeroporto
o tra cassiere o gente bloccata in un vagone
la tua benevolenza è un sotterfugio
che tu sia donna – se poi lo sei veramente –
è un sotterfugio ho smesso persino
d’immaginarti le dita dei piedi le labbra la curva del culo

io cerco di vivere facendo finta che il lungo disturbo
che la vita che tutto quello che non sono riuscito
ad ignorare sia più meno quello che necessariamente
accade a tutti sia normale la cosa inevitabile

e tu hai la psicologia

Letture di Villa Massimo a Napoli

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Università di Napoli, L’Orientale
Libreria Dante&Descartes, Napoli
Accademia Tedesca Roma Villa Massimo
Letture di Villa Massimo a Napoli

Thorsten Becker e Navid Kermani al Palazzo Sansevero

Piazza San Domenico Maggiore, Napoli, 10 dicembre 2008, ore 17.00

Il 10 dicembre 2008, alle ore 17.00, a Palazzo Sansevero a Napoli, l’appuntamento dell’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo arriva quest’anno alla quinta edizione con le letture dei suoi scrittori-borsisiti Thorsten Becker e Navid Kermani all’Atelier Lello Esposito.

“Albertine” o l’inadeguatezza del realismo. Incontro con Rick Moody

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di Loris Righetto

Quello che segue è il racconto parziale di una presentazione del libro Tre Vite con lo scrittore americano Rick Moody, avvenuto presso Villa Maria, Roma, il 3 giugno 2008, in occasione di un ciclo di incontri dal titolo “quadrangolare internazionale del fantareale”, organizzato dalla scuola di scrittura creativa Omero. Grazie alla disponibilità di Moody a confrontarsi col pubblico e parlare della sua idea di letteratura, l’incontro si è declinato in una informale lezione di scrittura. Invio questo “verbale non-ufficiale” a Nazione Indiana con la speranza di contribuire al dibattito sul realismo e su come la realtà va affrontata dagli scrittori, qui recentemente discusso, portando il punto di vista di un autore.

Due falserighe

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di Marilena Renda

More than this there is nothing (The Terminal)

Vale la pena stare svegli di notte in un aeroporto. La notte negli aeroporti, soprattutto in quelli piccoli, è come il rovescio di un maglione, come la trama nascosta di un giorno che sembra lontanissimo. Specialmente nelle ore che vanno dalla tarda serata alle prime ore del mattino sembra che il giorno abbia sospeso il suo ordine e il suo potere legiferante: lo spazio in cui si è stati catapultati è uno spazio interstiziale, un trattino lungo, uno stato d’eccezione, una cerniera dello spazio-tempo in cui la gente dorme sulle panchine con la bocca spalancata e il culo per aria, i jeans slacciati, nemmeno un’ombra del pudore fisico che accompagna gli abituali rapporti tra i corpi. Dividere il sonno è cosa intima e impegnativa: può essere accomunata allo spartirsi il pane, e di fatto è una prova di fede: se mi addormento vicino a un altro è perché penso che non verrò derubato o accoltellato nel sonno, o che addirittura mi proteggerà con la sua presenza, ed è per questo che gli affido la sicurezza, la vita stessa.