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La letteratura italiana con gli occhi di fuori #2 : mandato sociale, posterità, riviste

Francesco Forlani, Andrea Inglese, Giacomo Sartori e Giuseppe Schillaci, ossia Il Cartello, hanno curato su invito di Luigi Grazioli un intero numero di “Nuova Prosa”, il 69. Presentiamo qui le ultime tre voci dell’editoriale scritto a otto mani e la nostra nota introduttiva sulle modalità di realizzazione del numero.

EDITORIALE A PIÙ VOCI

MANDATO SOCIALE (A. I.)
Oggi si tende a fare questo ragionamento: una volta gli scrittori (narratori, poeti, drammaturghi) avevano un mandato sociale, la loro arte letteraria riguardava la nazione, o il popolo, o la formazione dei cittadini. Questo accadeva ancora nel Novecento.

Wu wei / Ugo Coppari

wu wei
Wu wei

di Ugo Coppari

Stavamo fumando le nostre belle sigarette nell’unico spazio della casa a nostra disposizione, il bagno, mentre i nostri figli se ne stavano di là con le nostre mogli, noi professionisti spiegazzati non più trentenni ma neanche quarantenni, che quando ci vediamo per la solita cena settimanale – anche se è sempre più raro – fingiamo con piacere di essere ancora quel tipo di uomo villoso che viene meno ai doveri genitoriali, una finzione che dura il tempo di qualche tirata.… Leggi il resto »

da “Fermate”

di Paolo Maccari

 

C’era una volta un ragazzo, aveva meno di vent’anni e gli sembrava di vivere da tanto perché aveva vividissimi nella memoria molti ricordi, e, in particolare, la scansione precisa degli avvenimenti e dei pensieri. Non faceva confusione. Anche i parenti, gli amici, chiunque avesse visto da sempre, sapeva collocarlo esattamente com’era al tempo dei diversi ricordi.

La pioggia è un coro di gocce

di Romano A. Fiocchi

Chicca Gagliardo, Il poeta dell’aria. Romanzo in 33 lezioni di volo, Hacca, 2014.

Ci sono libri che ti fanno smettere di fumare, libri di diete, libri nati per intrattenerti e basta, e libri così, come Il poeta dell’aria, che ti insegnano a volare in trentatré lezioni.… Leggi il resto »

Una lettura di “Albedo”

di Chiara Donnini

 

Su Albedo di Sergio Nelli, Castelvecchi 2017.

«Ma non abbiamo ancora risolto l’incantesimo di questa bianchezza né trovato perché abbia un così potente influsso sull’anima; più strano e molto più portentoso, dato che, come abbiamo veduto, essa è il simbolo più significativo di cose spirituali, il velo stesso, anzi, della Divinità Cristiana, e pure è insieme la causa intensificante nelle cose che più atterriscono l’uomo!…». Ismaele si interroga sulla sua ossessione per il mostro bianco, Moby Dick, che intravede e insegue tra i flutti del vasto mare. La balena, la sua bianchezza, è al tempo stesso il sublime e l’orrido che l’abisso dell’inconoscibile e dell’irrazionale ci permette di scorgere attraverso il suo incessante movimento.

L.

L. / Marco Benedettelli

[brano dal romanzo Pacifico, in stesura]

Non avrei mai voluto raccontare la storia del villaggio di L., né verrò a dirvi del quando e del percome io vi sia arrivato. Sono dettagli, questi, che vi annoierebbero. Andrò subito al punto e con tutta la precisione che mi è concessa nel breve lasso di tempo innanzi a me vi spiegherò cosa ho visto a L., sebbene mi paia lontanissimo il tempo di L., anche se è solo ieri, o l’altro ieri.… Leggi il resto »

Passione per il western

di Ugo Cornia

La passione per il film western è un fenomeno che accomuna molti genii. Notissimo il caso di Ludwig Wittgenstein e di John Maynard Kejnes, insieme all’amico Pietro Sraffa, che grazie ai soldi di Wittgenstein avevano rilevato un piccolo cinema di Cambridge, dove proiettavano esclusivamente e continuamente i film western che poi andavano a guardarsi, mangiandosi dei sacchetti di carne di maiale fritta.

Concerto n° 3 per elefante suonabile

di Ugo Cornia

 

Allora, l’improvvisazione. Per esempio c’è John Cage che va a uno spettacolo della tele americana e fa un’improvvisazione dove suona anche un frullatore. Cioè, per esser più precisi, per prima cosa inizia suonando un pianoforte a coda ma per suonarlo usa un pesce di plastica che butta direttamente sulle corde, poi però suona anche una vasca da bagno con acqua, il famoso frullatore e una pentola a pressione, che le toglie il cappuccio così fa fsch, fsch. Poi c’ha anche un vaso di fiori e un innaffiatoio. Allora li suona un po’ tutti.

L’ANOMALIA CHE DIVENTA STORIA (Balestrini & Parenti)

I furiosi di Nanni Balestrini nello spettacolo di Fabrizio Parenti

Di Angela Bozzaotra

 

Il turbinio di eventi narrati ne I Furiosi (1994) è una costellazione caotica che si anima attraverso le parole vive della lingua dei protagonisti. Un linguaggio ruvido e inframezzato da slang urbano e dialetto, che delinea un’epopea burrascosa istoriata da un barbaro cinismo, direttamente trascritto dall’autore Nanni Balestrini senza utilizzo di punteggiatura negli undici canti che compongono l’opera.

Čistye Prudy – Il tram Annuška

[Pubblichiamo un estratto da Viaggiatori nel freddo. Come sopravvivere all’inverno russo con la letteratura, exorma edizioni, 2015]

di sparajurij

All’uscita dalla metropolitana il vento si serve dei primi metri per assalire e respingere i viaggiatori nelle gallerie delle scale mobili. Lo sbalzo di temperatura genera correnti impazzite e l’aria si infila come una ragnatela di lame dentro i cappotti. Quasi un secolo fa, nel 1923, in questo stesso luogo che all’epoca ospitava una trattoria malfamata, la polizia, come fosse vento, spingeva fuori dal locale Sergej Esenin per arrestarlo dopo una serata alcolica e una lite con un avventore troppo curioso.

La favola del contadino di Pian di Venola

[Sono un incolto, ma per sbaglio ogni tanto leggo. In una libreria di Milano “normale”, ho intravisto su di uno scaffale Quasi amore (Sellerio, 2001). Ho letto una frase. Era una di quelle frasi vietate nei romanzi, con diciannove incisi e subordinate a piede libero. Comprato. Poi ho letto Le pratiche del disgusto (Sellerio, 2007). Poi gli ho rotto le scatole, e lui gentilmente mi ha mandato questo testo inedito, tratto da una serie intitolata Favole per badanti e vecchi disgraziati. a. i]

di Ugo Cornia

 

C’era un contadino che era riuscito a andare in pensione e aveva smesso di coltivare i suoi campi.

Leggere i romanzi

di Giuseppe Zucco

Lei allora leggeva a lui un estratto del suo nuovo romanzo
Lei allora leggeva il proprio estratto, e nell’estratto c’era un uomo, un uomo seduto a un tavolino, un uomo seduto a un tavolino di un bar, fuori, all’aperto, in mezzo a altri tavolini vuoti, tavolini e sedie di alluminio su cui la luce si smaterializzava in puntini e bagliori, mentre aspettava che il cameriere arrivasse con il suo caffè.… Leggi il resto »

Le coincidenze come indizi di ordini desiderati

di Domenico Talia

In uno dei suoi tanti gialli, Agatha Miller, sposata Christie e quindi Mallowan, fa dire al suo Hercule Poirot che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza e tre indizi diventano una prova.” Nel suo breve trattato sulle combinazioni costruite dal caso, il postino di Girifalco di coincidenze, cui lui aveva assistito, ne aveva annotato ben 465.… Leggi il resto »

Da “Sibber”

 di Walter Nardon

 1.

            Questa non è una storia come tutte le altre. Non lo è perché io mi butto via ogni giorno e la storia l’ho cominciata proprio adesso. Quindi, almeno questo lo posso assicurare. Mi butto via in modo sistematico, un po’ alla volta.… Leggi il resto »

Un rapporto a metà

[Un passo tratto dal romanzo inedito Memorie di un rivoluzionario timido. Anche qui. E qui.]

di Carlo Bordini

mi ricordo quando andai al funerale della madre di Seb, era morta due giorni prima. Era estate. Ci andai con B. arrivammo in questo estremo quartiere di periferia, in mezzo al verde, dove c’erano le case che gli operai si erano costruiti con le loro stesse mani e che erano state sostituite da grandi palazzi medio-borghesi (o forse mi sbaglio, forse semplicemente la famiglia di seb si era trasferita da una casa costruita con le proprie mani in una casa medio borghese) il padre di seb faceva l’operaio del gas, ma non era neanche medio borghese, c’erano case che sembravano medio borghesi, e arrivammo e c’era una marea di gente che saliva e scendeva per quelle strette scale, sembrava qualcosa come un pic nic, tutti che salivano, e c’era quella confusione, il caldo, il padre di seb ripeteva che disgrazia che disgrazia.

Il trosco

[Prosegue la pubblicazione di alcuni passi del romanzo inedito Memorie di un rivoluzionario timido. Prima puntata qui.]

di Carlo Bordini

E lì cominciò nel part. Una crisi profonda e siccome io la voglio raccontare poi

 

Parte finale

 Così ci spaccammo. Ci disintegrammo come un melograno maturo, o un jet che supera la barriera del suono, o un vietnamita che incappa in una granata, o un corteo di studenti. Improvvisamente ce ne andammo tutti e ciascuno per la sua strada.

Lo psica

[Ringrazio l’autore che mi ha permesso di pubblicare dei brani del suo romanzo inedito Memorie di un rivoluzionario timido. Precede il primo di questi brani una nota su vicende e temi del  progetto narrativo. A. I.]

di Carlo Bordini

°°° Questo romanzo totalmente legato all’autobiografia è una sorta di bilancio di circa vent’anni della mia vita.… Leggi il resto »

Come vivere felici da poveri in canna

di Pino Tripodi

La moglie mia si lamentava assai per la continua penuria e per la mancanza di mezzi atti a frequentare la società intesa come parrucchieri d’alto bordo, cinema di prima visione, eleganti bar, negozi all’ultima moda, ristoranti marchiati slow food e teatri ma sui teatri faceva volentieri eccezione perché il teatro  non è strettamente necessario se non per mostare l’ultimo collier prodotto apposta per me dal gioielliere di fiducia così diceva la moglie che ai teatri si addormentava sovente le poche volte che lì si portava conducendo anche me per pagare il biglietto di entrambi.

A Corigliato gli danno pure la carta di credito

di Giorgio Mascitelli

Di fronte ai sedili dove aspettava c’era un distributore automatico di bevande calde e Corigliato si alzò, infilò le monete e scelse il caffè, ma il distributore si limitò a trattenere i soldi, resto compreso, senza erogare la bevanda. Ora questo era chiaramente un presagio di cattivo augurio che avrebbe dovuto indurre Corigliato ad andarsene quanto prima da quel luogo, Corigliato invece si limitò a imprecare sotto voce e ritornò al suo posto, ma subito fu raggiunto da un tizio in giacca e cravatta con qualche problema di forfora, ma era anche la stagione, che lo fece accomodare e sentito le sue richieste, disse che prima di ogni cosa si doveva provvedere a determinare le sue propensioni di spesa e pertanto il suo profilo di consumatore.