Tag: narrativa italiana contemporanea

La colla dei suicidi

di Walter Nardon

 

Erano le sei meno un quarto. Se avessero saputo resistere all’abbagliante richiamo cinematografico pomeridiano e alla sua indulgente penombra avrebbero avuto un paio d’ore per mettere a posto gli articoli sul loro profilo, ma dato che l’invincibile attrattiva di Firebuster 3 con le sue traiettorie spaziali aveva avuto la meglio ora, attraversando l’arteria principale sulla via di casa, per quanto appagati, dovevano proprio darsi da fare.

Da qualche parte là fuori

di Walter Nardon

Si chiamava Carlo e lavorava alle poste. Se non fosse stato per due basette spropositate, la sua fama di persona seria sarebbe risultata pressoché invincibile, ma dato che nel taglio del viso e perfino nel colore dei capelli assomigliava impercettibilmente a Neil Young, aveva ceduto alla tentazione di approfittarne e quindi aveva adeguato a questa circostanza fortuita anche parte del suo guardaroba.

Fai sprofondare il mondo nel niente

di Stefano Costa

PARTE PRIMA
LA MASCHERA DENDROMORFA

Dove si narra di come due gruppi di animali e un manichino si misurino a morte – il primo gruppo per estinguere l’umanità, il secondo gruppo per salvarla.

C’è un puntino, al colmo della salita che dà sul Coppo, prima del gomito che forza la collina dell’Amistà ma non ancora in dirittura del Rile, sul quale una gocciolina ha raccolto come un laghetto, e dentro il laghetto dorme una salma come di ragazza alla quale un pesciolino pulitore, di acqua dolce, ogni giorno schioda un lobo di carne – e il pesciolino fa quel movimento che un gatto come me associa alle paure che vanno e a quelle che vengono, ma senza capire che sono le stesse: quelle la cui sanità è circoscritta alle pareti di un porto muto, una sola riva rotonda che è già la vacanza del girino.… Leggi il resto »

Da Antartide

di Bruno Clocchiatti

1.

 

“Qui, fino a una trentina d’anni fa, pioveva sempre. Oggi la nebbia ha preso il posto della pioggia, e solo ora constato come si tratti di una nebbia tanto fitta ed impenetrabile che perfino un cittadino del DE (nel cosiddetto “caseggiato vecchio”) faticherebbe ad immaginarla, benché in fondo io riconosca a priori nella mia regione un luogo del tutto sfavorevole ed inospitale per lo spirito, e ciò senza nemmeno considerare catastrofiche condizioni atmosferiche complessive le quali, a mio avviso, incidono appena marginalmente sull’umore delle popolazioni indigene, tutte alla stessa maniera già gravate da un’indole per così dire malinconica, e infine tetra se non addirittura distruttiva, al punto che da tempo mi identifico con difficoltà nei costumi di tali genti o, più in generale, nell’atmosfera di un luogo il quale, secondo alcuni mentecatti, è vittima di un imprecisato genius loci in tutto e per tutto funesto: questo è il genere di idiozie che di recente mi ha reso quasi insonne, per notti e notti, in attesa di cambiare aria, come si usa dire, o di mutare radicalmente il paesaggio che mi sovrasta e che mi schiaccia, opprimendomi fino alla nausea e portandomi ogni volta ad un passo dalla nevrosi.… Leggi il resto »

Il figlio sano

di Walter Nardon

Beh, almeno il traffico era sopportabile.
Hermann guidava in seconda corsia, direzione Venezia, cercando un po’ di conforto fra i capannoni industriali e una linea dell’orizzonte, per così dire, inverosimilmente evanescente. Sua moglie Carla, impegnata a spedire messaggi, due giorni prima gli aveva fatto capire che avrebbero dovuto accompagnare il figlio in macchina a Trieste: «Per una volta che non può andare con il pullman della squadra, non possiamo mica lamentarci, no?».… Leggi il resto »

«Avrai i miei occhi», di Nicoletta Vallorani

Da oltre un decennio, il fenomeno letterario e editoriale è «macroscopico» (per riprendere Carla Benedetti): (auto)biografie, reportage, memorie, cronache, inchieste, testimonianze, basta siano storie vere, fattuali, reali, ed esibiscano pegni documentari della loro autenticità, si rivendichino vissute, esperite. Io c’ero. Io so.

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Conversazione con Paolo Zardi su “L’invenzione degli animali”

A cura di Gianluca Garrapa

L’invenzione degli animali è l’ultimo romanzo di Paolo Zardi, uscito a settembre del 2019 per Chiarelettere nella collana Narrazioni serie «Altrove» diretta da Michele Vaccari. Protagonisti del romanzo, ambientato in un’Europa piegata da guerre intestine e governata solo dai principi dell’economia, sono quattro geniali menti assunte dalla Ki-Kowy, la più grande azienda del mondo impegnata nel grandioso progetto di plasmare un nuovo paradigma dell’umanità.

Scultore di sé

di Daniele Muriano

 

Quanto gli piaceva scolpire nel giardino, mentre in estate gli uccelli svolazzavano attorno senza posarsi sul marmo, o mentre in diverse stagioni, se il tempo era calmo, la natura sembrava trattenere il respiro intorno a lui per guardare. Aveva scolpito una volta, d’inverno, con tutta la neve sparsa per i prati e sui tetti: dopo cena, gli era parso davvero che il busto si fosse deformato, ma poi guardando meglio aveva notato i nuovi fiocchi nel vento, di là dalla finestra. La natura era sempre viva, e tutti i giorni il cielo era un testimone ingombrante che reagiva ai colpi di scalpello incurvandosi come un ventre che testimonia il respiro.

Sì, uscirne vivi

di Walter Nardon

Non fosse venuto a sapere che, al termine della riunione, con ogni probabilità si sarebbe fatto vivo anche il responsabile amministrativo – il formidabile Elias, alla cui volontà da tre mesi era aggrappata la sua speranza – il nostro Carlo se ne sarebbe rimasto a preparare la relazione pensando alla cena di venerdì e al cane da sconsigliare a sua sorella, ormai decisa al grande passo.

da “Colpo di stato nella San Marino rossa”

di Daniele Comberiati

 

Ricorda Balducci, le parole del Gardini, ricordale mentre corri ora che la strada sembra piccolissima sotto i tuoi vent’anni, un tratto breve che i tuoi muscoli hanno percorso tante e tante volte. Ora è tuo l’assalto al cielo, Mario, sarà tuo prima di tutti gli altri: prima del 1968, dei corpi nudi vergognosamente coperti da barbe e capelli lunghi, prima del ferro, piombo e sangue del 1977, prima del Cile, prima dell’Argentina, prima dell’Africa.… Leggi il resto »

Dalle terre di mezzo della prosa

di Andrea Inglese

[Presento qui parte di un intervento pubblicato nel n°69 di “Nuova Prosa”. Queste considerazioni generali su prosa & dintorni sono seguite da brevi paragrafi che introducono dei testi inediti di Alessandro Broggi, Fiammetta Cirilli, Manuel Micaletto e un’intervista realizzata con Giuseppe Montesano.… Leggi il resto »

La letteratura italiana con gli occhi di fuori #2 : mandato sociale, posterità, riviste

Francesco Forlani, Andrea Inglese, Giacomo Sartori e Giuseppe Schillaci, ossia Il Cartello, hanno curato su invito di Luigi Grazioli un intero numero di “Nuova Prosa”, il 69. Presentiamo qui le ultime tre voci dell’editoriale scritto a otto mani e la nostra nota introduttiva sulle modalità di realizzazione del numero.

EDITORIALE A PIÙ VOCI

MANDATO SOCIALE (A. I.)
Oggi si tende a fare questo ragionamento: una volta gli scrittori (narratori, poeti, drammaturghi) avevano un mandato sociale, la loro arte letteraria riguardava la nazione, o il popolo, o la formazione dei cittadini. Questo accadeva ancora nel Novecento.

Wu wei / Ugo Coppari

wu wei
Wu wei

di Ugo Coppari

Stavamo fumando le nostre belle sigarette nell’unico spazio della casa a nostra disposizione, il bagno, mentre i nostri figli se ne stavano di là con le nostre mogli, noi professionisti spiegazzati non più trentenni ma neanche quarantenni, che quando ci vediamo per la solita cena settimanale – anche se è sempre più raro – fingiamo con piacere di essere ancora quel tipo di uomo villoso che viene meno ai doveri genitoriali, una finzione che dura il tempo di qualche tirata.… Leggi il resto »

da “Fermate”

di Paolo Maccari

 

C’era una volta un ragazzo, aveva meno di vent’anni e gli sembrava di vivere da tanto perché aveva vividissimi nella memoria molti ricordi, e, in particolare, la scansione precisa degli avvenimenti e dei pensieri. Non faceva confusione. Anche i parenti, gli amici, chiunque avesse visto da sempre, sapeva collocarlo esattamente com’era al tempo dei diversi ricordi.

La pioggia è un coro di gocce

di Romano A. Fiocchi

Chicca Gagliardo, Il poeta dell’aria. Romanzo in 33 lezioni di volo, Hacca, 2014.

Ci sono libri che ti fanno smettere di fumare, libri di diete, libri nati per intrattenerti e basta, e libri così, come Il poeta dell’aria, che ti insegnano a volare in trentatré lezioni.… Leggi il resto »

Una lettura di “Albedo”

di Chiara Donnini

 

Su Albedo di Sergio Nelli, Castelvecchi 2017.

«Ma non abbiamo ancora risolto l’incantesimo di questa bianchezza né trovato perché abbia un così potente influsso sull’anima; più strano e molto più portentoso, dato che, come abbiamo veduto, essa è il simbolo più significativo di cose spirituali, il velo stesso, anzi, della Divinità Cristiana, e pure è insieme la causa intensificante nelle cose che più atterriscono l’uomo!…». Ismaele si interroga sulla sua ossessione per il mostro bianco, Moby Dick, che intravede e insegue tra i flutti del vasto mare. La balena, la sua bianchezza, è al tempo stesso il sublime e l’orrido che l’abisso dell’inconoscibile e dell’irrazionale ci permette di scorgere attraverso il suo incessante movimento.

L.

L. / Marco Benedettelli

[brano dal romanzo Pacifico, in stesura]

Non avrei mai voluto raccontare la storia del villaggio di L., né verrò a dirvi del quando e del percome io vi sia arrivato. Sono dettagli, questi, che vi annoierebbero. Andrò subito al punto e con tutta la precisione che mi è concessa nel breve lasso di tempo innanzi a me vi spiegherò cosa ho visto a L.,… Leggi il resto »

Passione per il western

di Ugo Cornia

La passione per il film western è un fenomeno che accomuna molti genii. Notissimo il caso di Ludwig Wittgenstein e di John Maynard Kejnes, insieme all’amico Pietro Sraffa, che grazie ai soldi di Wittgenstein avevano rilevato un piccolo cinema di Cambridge, dove proiettavano esclusivamente e continuamente i film western che poi andavano a guardarsi, mangiandosi dei sacchetti di carne di maiale fritta.

Concerto n° 3 per elefante suonabile

di Ugo Cornia

 

Allora, l’improvvisazione. Per esempio c’è John Cage che va a uno spettacolo della tele americana e fa un’improvvisazione dove suona anche un frullatore. Cioè, per esser più precisi, per prima cosa inizia suonando un pianoforte a coda ma per suonarlo usa un pesce di plastica che butta direttamente sulle corde, poi però suona anche una vasca da bagno con acqua, il famoso frullatore e una pentola a pressione, che le toglie il cappuccio così fa fsch, fsch. Poi c’ha anche un vaso di fiori e un innaffiatoio. Allora li suona un po’ tutti.