testi di Ida Vallerugo, fotografie di Danilo De Marco
Alba sull'Acropoli
Ma mi assale il tempo. Non qui, non ora
in quest'alba calma fra queste colonne.
Non qui, non ora, in questo silenzio vivo, fra le voci
in cui sono nata. Abbiamo un appuntamento, tempo,
ma non qui, non ora, in questa perfezione
che lenta scompare.
E tu ti torci nella pietra lassù, cavallo,
occhio grande, spaventato. Calmati, sei perfetto così.
Vuoi tornare alla sua mano, tu.
Non è qui...
di Gianni Montieri
Settecento diviso sette
fa cento. Sette file da cento.
No, non va bene, ritento
Settecento diviso cento
fa sette. Cento file da sette
sul lungomare, non ci stanno.
Divido settecento per dieci:
fa settanta, sono morti
dieci volte settanta, ordinati
sette volte cento, ammassati
cento volte sette paga pegno
di sale e aritmetica è il regno.
Il latte è un ingrediente necessario alla fabbricazione di prodotti alimentari.
Il linguaggio è un ingrediente necessario alla costruzione del significato.
Entrambi sono oggetto di normalizzazione e manipolazione. Il primo da parte della grande industria alimentare.
Il secondo da parte dei mezzi di comunicazione di massa.
La manipolazione del linguaggio consente inoltre la copertura e la veicolazione del prodotto alimentare.
Sia per il latte sia per il linguaggio si deve parlare di impoverimento e...
di Lucia Manetti
SHOCKWAVE FLESH
Occhi di mosca slittano sul bordo di saltuarie riflessioni abitative: adesso è l’oscillazione a garantire il contatto dei corpi nell’odore di chiuso delle stanze, come protetti da una squadra, un gruppo, una parola d’ordine, per riorganizzare l’assalto all’inter(n)o numerico - status quo determinato dal costo totale dell’operazione -. Stanno alla pelle gli scheletri come i monti alle cataratte sul finestrino: questo discorso è una rinuncia, un...
di Andrea Donaera
Parla a pietre una sull’altra.
I
Prima di noi i padri, i nonni, le madri
tra le dita il giallo vago dei muri
e stamattina anche la guida che
mostra la pietra porosa, la tocca,
è farinosa, la mano sporcata,
il turista fa foto
ma non alle pareti:
alle dita impolverate – a com'è
che il tempo passa qui:
un secolare e fine sgretolarsi,
...
di Gherardo Bortolotti / Raosdrome from Ibiza Chillout Soul Remix
Qui l'originale.
Mi trovavo spesso a dichiarare che la letteratura, comunque, non era un problema di artigianato, di maestria tecnica o di stile. E, per come intendevo io la letteratura, questa era un’affermazione ovvia.
La metafora artigiana, tuttavia, era un modo di interpretare la letteratura ancora molto forte. Le ragioni erano varie. Da una parte c’era il fatto che una rappresentazione di questo...
L'ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo.
INDICE
Editoriale, di Stefano Salvi
IL DIBATTITO
IDEE DI POETICA
Fabiano Alborghetti
Gian Maria Annovi
Vincenzo Bagnoli
Corrado Benigni
Vito Bonito e Marilena Renda
Gherardo Bortolotti
Alessandro Broggi
Maria Grazia Calandrone
Gabriel Del Sarto
Giovanna Frene
Vincenzo Frungillo
Florinda Fusco
Francesca Genti
Massimo Gezzi
Marco Giovenale
Mariangela Guatteri
Andrea Inglese
Giulio Marzaioli
Guido Mazzoni
Renata Morresi
Vincenzo Ostuni
Gilda Policastro
Laura Pugno
Stefano Raimondi
Andrea Raos
Stefano Salvi
Luigi Socci
Italo Testa
Mary Barbara Tolusso
Giovanni Turra
Michele Zaffarano
NUOVI CRITICI SUL NOVECENTO
Vittorio Sereni
di Mattia Coppo
Attilio Bertolucci
di Giacomo Morbiato
Franco Fortini
di Filippo Grendene
Corrado Costa
di Riccardo Donati
Anni Novanta. Individui e...
di Damiano Sinfonico
Mi telefona nei momenti sbagliati.
Sempre, chiunque.
Non rispondo più. Lo faccio apposta.
Appare il numero sul display, e mi secca.
Lascio correre gli squilli, me ne infischio.
Richiamerà più tardi, nel pomeriggio, o alla sera.
Chiamerà quando ci sarà qualcuno in casa, non io.
La casa diventa una conchiglia.
Squilla, squilla, come fosse disabitata.
Io mi avvolgo nelle sue pareti bianche, e resto in ascolto.
A volte ho la tentazione di staccare la corrente.
*
Ci tocca questa...
di Bob Perelman
Gli alieni abitano la mia estetica
da decenni. Praticamente dagli anni Settanta.
Prima che iniziassi a scrivere come
il me attuale, ma giovane. Eppure
qualcosa deve essermi accaduto alla memoria,
allo spirito di giudizio - è evidente:
sono stato condizionato. Le vecchie cose,
il bivio nella testa, il mio
primo casa base, papà che cade
dalla macchina. Io ricordo le parole
ma non so tornare indietro. Penso
proprio che stiano monitorando le mie
sensazioni. È certo: le mie categorie
sono...
di Umberto di Donato
È la linea del confine nell’idea
maligna che divide in due
la terra, il suo fantasma, spirito
di paglia ed erba spada.
Di qua inciampo in una storia, di là cambia
la regione, la ragione dei fatti,
la montagna in due squarciata
da pensieri divergenti, da altre burocrazie,
da una balza oppure da una rupe,
da cespugli double-face.
Rumina l’idea sull’assetto divisorio,
sul non vissuto, sul non taciuto
fantasticare su bigamo e bifronte,
sul me due volte molle, su...
di Paolo Gentiluomo
*
Una estate per Barabànov
non c’era stato mare, o quasi.
Giusto un paio di volte c’era stato mare,
che era già agosto, mare,
e aveva stabilito che quell'agosto
senza mare o quasi, quell'estate
senza mare o quasi, doveva essere
un deciso spartiacque della sua vita.
Spartiacque vuol dire una roba in mezzo
che poi c’è un di qua e un di là,
poteva essere tipo che decideva
di non fare più mare d’ora in poi,
e allora c’era un prima...
di Mariasole Ariot
Ditele che il giorno ha smesso di parlare, ditele che quando lo scorrere del tempo si inarca la vita diventa processione, ditele che un bambino urla, ditele che la conta delle ore non fa testo, ditele che la testa è piena, ditele che le uova non hanno cornice, ditele che l’insonnia è un’armatura per restare, ditele che la parola si misura in grammi e non in metri,...
di Diego Bertelli
Mi dico: non temere questi fogli,
togli da sopra i risvolti
di polvere e memoria:
di quello che hai scritto per lei
non svelano niente.
Del resto d’inchiostro sulla carta,
dalla tua penna a una frase
di distanza, non fanno parola:
fanno che passi il momento
di ogni altra tua storia.
***
Tentando un inventario
di noi stessi tra le cose
spogliamo con lo sguardo
il superfluo di cui siamo
le parti meno necessarie –
nelle forme di un’incolmabile
scadenza ne tiriamo le somme
e...
di Andrea Inglese
Ho ripreso in mano Fortini, a vent’anni dalla scomparsa, non per celebrarne la figura: non ne possiederei le prerogative, dal momento che non sono né uno studioso della sua opera né ho pretesa, in ambito poetico, di continuarla in qualche forma, per prossimità di temi o di modi. Ma penso di poter testimoniare di un’eredità possibile proponendo, a partire da Fortini, una riflessione sul nesso poesia e...
Installazione | Performance | Suoni | Visioni
Site specific | Rialto Sant’Ambrogio, Roma | 22/02/2015 - dalle ore 19
a cura di Fabio Orecchini
°
di casa in casa, a stanare a far mambassa hanno mannaie
e tubi col gas, per amnesie ordinarie, manuali di rito ortodossi al
martirio di anime hanno l'anima, l'anonimato li preserva
sono abili, abilitati al male pre-ordinato, sono morfine mordono
i polsi le caviglie vene in combustione sono muta di cani
leccano i...
Sartoria Utopia, la capanna editrice di libri cuciti a mano, ideata e curata da Francesca Genti e Manuela Dago, torna con tre volumi traboccanti d'amore in tutte le sue declinazioni: la ristampa di Poesie d'amore per ragazze kamikaze di Francesca Genti, da tempo introvabile; la riedizione aggiornata e con copertina personalizzata (ogni libro è un pezzo unico) del primo libro del catalogo, il Manuale per la Devozione del Fertile Gaudio di...
testi di Mariagiorgia Ulbar
fotografie di Gaetano Bellone
C'era una volta
Una stanza per stare seduti
in cui io mi sdraiavo.
Da un ingresso di vetro
persone entravano e uscivano.
Io rivedo con occhi velati
e pupille che guardano dentro
primavere snervanti, erbe già marcescenti
così tenere acerbe grafie
che desidero ancora toccare.
Posso dire che c’erano mappe del posto
pendenti sulle pareti,
la foto di un uomo di pietra con largo cappello,
e mostrare cosí un momento del tempo
in cui altri non sono...
di Mariasole Ariot
Vuotarsi; ci si espone a tutta la pressione dell'universo che ci circonda
S. Weil
Stamani hanno spostato le poltroncine arancioni : la chiusura dev'essere libera, la porta in entrata e non in uscita, una donna vigila come un arbusto sulla soglia. Allunga uno ad uno gli arti, parla dei suoi cani sfogliando i giornali del 1998. Il tempo è fermo, nessuno se ne cura, le bave delle lumache si...
di Glen Sorestad
(trad. di Angela D'Ambra / Renata Morresi)
Scende la sera su Okema Road
I cervi coda-bianca venuti a pascolare emergono dal bosco dove
i giorni sono liberi da occhi indiscreti ed intrusioni umane.
Nella luce che recede sono insostanziali, uno con la foresta,
nel silenzio totale, apparizioni timide, cauti ma curiosi.
Langue il fulgore del tramonto; alberi e arbusti sfumano in un unico,
in lenta fusione nella notte nera. Per il momento,
in questo crepuscolo,...
Una lettera in borsa
di Shaima El Sabbagh, attivista e poetessa egiziana, uccisa dal regime il 24 gennaio mentre portava fiori rossi a piazza Tahrir, per ricordare l’anniversario delle rivolte del 2011
Non sono sicura
Davvero, non era altro che una borsa
Ma da quando l’ho persa, sono guai
Come affrontare il mondo senza di lei
Specialmente
Perché le strade ci ricordano insieme
I negozi conoscono più lei che me
Perché era lei a pagare
Riconosce l’odore del mio...
di Francesca Genti
mi ha detto di quella volta
che era un pesciolino nel mare di Norvegia
e andava veloce nella corrente
con gli altri pesciolini suoi fratelli
di qua e di là per l'oceano Atlantico
e nel mare di Barents vedeva i fiordi
prendeva in giro le balene e se si arrabbiavano
scappava fino alla Terra della Regina di Maud
poi diventò l'Omino di Pan Pepato
“quello vero, mamma” mi ha detto
“quello che poi hanno scritto la storia,
sono...
di Franco Buffoni
Avrei fatto la fine di Alan Turing
O quella di Giovanni Sanfratello
In mano ai medici cattolici
Coi loro coma insulinici
E qualche elettroshock.
Perché era un piccolo borghese
Il mio padre amoroso
Non si sarebbe sporcato le mani.
Controllando l’impeto iniziale
Vòlto allo strangolamento
Del figlio degenerato,
Ai funzionari appositi
Avrebbe delegato
La difesa del suo onore.
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Alan Turing (1912-1954) matematico, logico e crittografo inglese, è uno dei padri dell'informatica. Decisivo fu il suo contributo nel decrittare i codici segreti...
di Mariasole Ariot
Il carico di rottura di una ragnatela è confrontabile a quello dell'acciaio. Differisce solo per densità.
Nella caduta l'animale sputa il filo che lo porta al punto del desiderio,
poi risale alla partenza, avanza di un passo,
cade nuovamente e ricomincia. Ha le zampe a pettine, unisce i fili come fossero mani : crea una rete,
costruisce una casa. E' una trappola.
Emma ha un tappeto di chiodi dietro la schiena. Si dimena, tiene...
di Franz Krauspenhaar
da: WINTER (INVERNO)
2
Sai, sono di una città di fiume,
mio nonno mi amava tanto
ma non mi vide mai, solo
io nel tempo vedo morti
che stanno accanto a me,
le mani che quasi toccano le mie.
Io sono di una città di fiume
dell'Europa centro-orientale,
dove si parlava il tedesco.
Da lì mio padre carezzava
Puch, il suo cane. Io non
parlavo, io non parlavo
ancora, lo avrei fatto ben
lontano da quel fiume
e monti industriali. Vengo
dal bianco e...
di Emilio Rentocchini
2
A gh’è del gran sgumèdi in gir per l’èra
mèsa sfaltèda e mèsa a prê, la lus
ch’la tàca a tavanèr tra tèra e gèra
la s’ingróggna ogni tant e la s’ardùs
davanti a n’èla scura ch’la la sèra
e a fa sintìr al cèr d’èsers intrùs
in óna guèra a ósta. N’èter dè,
straniér da l’univèrs, as dèsda acsè.
Ci sono delle gran sgommate in giro per l’aia
metà asfaltata e metà a prato, la...
di Giorgio Ghiotti
La borghesia a perso
ho letto sul muro
di una sperduta stazione
cremasca. Futuro
che con occhio diverso
ci osservi, da lontano
viene l’amore, dalla mano
del ragazzo che ha mancato
un verbo, caduto in errore,
è la prova che abbiamo
tutti perso.
*
Per Amelia Rosselli
Se non è perdersi questo andare nella notte
da muro a muro di cucina, il sonno che perdesti
è un colpo a vuoto in questa casa china
su un burrone. C’è chi entra nel bosco
con la...
di Carla de Falco
la secca
tra carcasse arancio di granchi
le cui chele sono inutili per sorte
cammino a passo fermo e piedi nudi
lungo una cerniera limacciosa.
una lunga, umida ferita
tra due franti, lacerati lembi azzurri:
uno torna vinto alla sua terra
l'altro vola libero alla vita.
* * *
L'odore dell'uva
io ricordo l’odore dell’uva
che apriva il cuore all’estate
raccontando del giorno più chiaro
della luce fino dentro ai filari.
gravidi chicchi ricurvi
e foglie larghe a ventaglio
nell’ombra a proteggere...
di Azzurra D'Agostino
Chi era qui, chi zappava e mungeva
chi insomma c'era non l'avrebbe voluto
il crollo del fienile e neanche, inutile dire,
questo scrostarsi di pareti, la gramigna
tra le fessure del selciato e tutto sommato il mondo
l'intero mondo spopolato. Il mondo quello lì, che c'era
e pensava alla primavera come a una promessa,
la terra del campo spessa come una preghiera.
*
Tutto questo verde, le foglie piccole, i gambi, i fili d'erba
e poi pistilli...
di Giovanna Frene
I. Tecnica di sopravvivenza per l’Occidente che affonda
la sostanza è dentro l’occhio
ma l’occhio è di vetro
I.
si sovrappongono, sembrano a tratti coincidere, si proiettano
a poco a poco, in tutta la perfezione si curvano
mattoni di fumo, o colpe riversate
per non essere proprie, crollate
perché alte, e gonfie. piove nero, ad arco.
ma non è così.
II.
inimmaginabile il pericolo del fango, non se ne parli.
esige, una mappa, il secco materiale, seguire
l’avanzata se è rapida,...