LORENZO RUSTIGHI is wondering why facebook wants to know what he’s doing.

di Mariasole Ariot

Facebook parla in terza persona, un walzer a tre tempi. Nel primo si accetta, nel secondo si chiede accoglienza, nel terzo ci si guarda bene dal non farsi rifiutare. Da nessuno.
Perchè mai voler conoscere il giorno dei miei amici, il loro sguardo, il loro tempo perso o ritrovato che sia,la grana della pelle, la faccia che si perde, la propria sottrazione domenicale? Perchè se prima la rete aveva il nome del nascondiglio senza volto ora è proprio il volto, la faccia, a diventare protagonista? Dire tutto nell’anonimato o non dire niente ma con i documenti in regola.
Facebook in effetti, non dice niente.

Più che buco della serratura da cui spiare l’altro, un dito nel buco del mondo che del mondo vuole vedere solo il culo.
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Siamo tutti Saviano?

di Helena Janeczek

Dopo le ultime notizie su un possibile attentato a Roberto Saviano in stile “Strage di Capaci”- far saltare con l’esplosivo le macchine blindate sull’autostrada Napoli –Roma - e dopo l’intervista di “Repubblica” in cui dice di voler lasciare per un po’ l’Italia per riprendersi la sua vita, si è scatenata una gara di solidarietà di dimensioni impressionanti. Iniziative sui social network, letture collettive in piazza di Gomorra a Roma e Milano, cittadinanze onorarie, striscioni degli ultrà esposti allo stadio, un appello firmato da sei Premi Nobel che nella prima giornata raccoglie le adesioni di centomila persone. E molto altro, molto di più.
E’ qualcosa di imprevisto e di straordinario soprattutto laddove è divampato dal basso, dalle persone che hanno letto il libro o l’hanno comprato o che hanno soltanto visto Saviano in tv e ne hanno fatto quel che è ora: un simbolo di lotta alla mafia, un simbolo di coraggio. E probabilmente di qualcos’altro, perché i simboli veri non sono come i cartelli stradali che stanno per una cosa sola, ma si caricano e irradiano significato. Ed è fin troppo facile obiettare che per aderire a un appello via rete o anche trovarsi in una piazza lontana dalla provincia di Caserta non ci vuole molto coraggio, né si mette in moto un cambiamento, né si fa qualcosa di concreto per togliere una persona dal pericolo in cui si trova. Sono soltanto gesti simbolici che rispondono proprio su quel piano a chi, appunto, è diventato un simbolo. Leggi il seguito »

Lampedusa, Europa. La fabbrica della clandestinità

centro di Lampedusa foto di Giovanni Hänninen

“per istituire il proprio sé, cioè il «noi» che si autogoverna, l’unione europea istituisce frontiere e politiche dell’immigrazione. senza dubbio, una delle offerte dell’unione europea ai paesi membri è: «unisciti a noi e ti aiuteremo a vigilare sulle tue frontiere contro i lavoratori indesiderati. ci assicureremo anche che tu possa avere quei lavoratori a basso costo e che loro entrino con uno status meno che legale. e non preoccuparti: la tua popolazione non si altererà in modo permanente». o ancora: «potremmo produrre una classe lavoratrice permanente per te»…”
[judith butler, "who sings the nation-state?"]

Martedì 28 Ottobre ore 21, al circolo arci Metissage Lorenzo Bernini e Giovanni Hänninen raccontano il centro di accoglienza (ex cpt) di Lampedusa visitato questo settembre. Saranno proiettate le fotografie di Giovanni Hänninen.

CIRCOLO ARCI METISSAGE
Via Borsieri 2 - entrata da Via De Castilla
Quartiere Isola - Milano
ingresso con tessera Arci

fotografia (c) Giovanni Hänninen 2008

Aggiornamento del giorno dopo: qui le fotografie di Giovanni proiettate durante la serata

Corsi di introduzione alla cultura e alla degustazione del tè

Iniziano le attività didattiche autunnali dell’Associazione Italiana Cultura del Tè con

IL MONDO DEL TE’
Introduzione alla cultura e alla degustazione del tè
Corso in 3 lezioni di tre ore.

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Triptyque (tre movimenti)

Franz Krauspenhaar, Alexandra Petrova, Paolo Ruffilli

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La lezione degli studenti

di Beppe Sebaste

Chi si trovasse in questi giorni nelle scuole e nelle università, occupate e variamente animate dalle proteste di studenti e docenti, incontrerebbe persone che incarnano, in spirito e lettera, la vocazione dello studio e del sapere. Studenti e docenti difendono la dignità e l’autonomia della conoscenza dalla semplificazione, leggi distruzione, di una politica finanziaria cieca al futuro. Lezioni all’aperto, apertura delle cittadelle accademiche alla città di tutti: chi protesta non ha nulla da nascondere, anzi. Sono privi di ideologia, ma molto consapevoli: “E’ la politica che si è allontanata da noi. Noi facciamo la vera politica”, mi hanno detto. Ma alla notizia che il primo ministro ha minacciato di sgomberare con la polizia, cioè introducendo violenza, le scuole e le università teatro di questa civile protesta e sperimentazione, una studentessa della Sapienza di Roma è allibita: “Vogliono trattarci coma la spazzatura di Napoli”. Leggi il seguito »

Io volevo andare a New York

di Marco Candida

Il 10 ottobre – adesso che scrivo è giovedì 23 ottobre – mi sono presentato allo Stanford Centre di Grand Forks in North Dakota per iscrivermi a un corso di inglese per immigrati.
Per raccontare come è avvenuta l’iscrizione, però, devo subito fermarmi e fare un paio di salti indietro.
Sono arrivato negli Stati Uniti Venerdì 4 ottobre. Aeroporto O’Hare. Chicago. Prima di atterrare, sull’aereo stewart e hostess hanno distribuito ai passeggeri moduli bianchi e moduli verdi. Io ho compilato un modulo bianco. Proprio per aver compilato questo modulo, però, una volta arrivato all’aeroporto sono stato trattenuto alla dogana. Un agente messicano che mi parlava in portoghese mi ha spiegato che per dimostrare di essere un lavoratore e non soltanto un turista avrei dovuto mostrare alla dogana un documento che lo provasse. Leggi il seguito »

Il fabbricatore di parole

di Francesca Serafini

Pare che una volta, commentando un romanzo di Antonio Bresciani che gli era stato consigliato, Manzoni abbia ammesso di non aver superato i primi due periodi, apparsi ai suoi occhi come gendarmi che gli intimassero di non andare avanti. Quello con cui si apre il primo capitolo del romanzo d’esordio di Giorgio Vasta – appena dopo un rapido elenco di cose che ci sono, tra cui significativamente anche “i nomi” – potrebbe provocare lo stesso effetto-barriera per un oltranzista della verosimiglianza linguistica: «Ho undici anni, sto in mezzo a gatti divorati dalla rinotracheite e dalla rogna».
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A cento passi dal Municipio

di Gianni Barbacetto
I boss stanno a cento passi da Palazzo Marino, dove il sindaco di Milano Letizia Moratti lavora e prepara l’Expo 2015. O li hanno già fatti, quei cento passi che li separano dal palazzo della politica e dell’amministrazione? Certo li hanno fatti nell’hinterland e in altri centri della Lombardia, dove sono già entrati nei municipi. Comunque, a Milano e fuori, hanno già stretto buoni rapporti con gli uomini dei partiti.
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Vsevolod Ėmil’evič Mejerchol’d [28 gennaio 1874 - 2 febbraio 1940(?)]: LA MORTE È MEGLIO DI TUTTO QUESTO

Lettere dal carcere a Vjačeslav Michajlovič Molotov

Quando gli inquirenti cominciarono ad applicare nei riguardi di me, inquisito, i loro metodi di azione fisica…

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Adagiato

di Friedhelm Rathjen

traduzione di Elisa Perotti

Quando mi guardai intorno, ero già seduto nello scompartimento. Ero già seduto nello scompartimento, quando scorsi il poeta. Non poetava quando posai gli occhi su di lui, ma subito scorsi in lui il poeta, poiché solo il poeta va di pari passo con il poeta. Poi rotolammo fuori dalla stazione, attraverso la vastità del pianeta e, come frecce ad una velocità folle, scoccammo attraverso il tutto.

Dimmi perché le stelle sognano. Il poeta non aveva pronunciato parola, sebbene non tenesse la bocca chiusa. Ma lo erano gli occhi. Chiusi. I capelli arruffati si arrovellavano nel suo nome. Le mani giunte in grembo. Il poeta era adagiato sul sedile. Leggi il seguito »

Saviani

di Riccardo Orioles

Anche oggi Marco ha preso il motorino, è uscito di casa e se n’è andato in cerca di notizie. Ha lavorato tutto il giorno e poi le ha mandate in internet a quelli che conosce. Fa anche un giornaletto (Catania Possibile) di cui finalmente anche i lettori hanno potuto vedere un numero (il primo solo i poliziotti incaricati di sequestrarlo in edicola) con relative inchieste. Non ci guadagna una lira e fa questo tipo di cose da una decina d’anni. Ha perso, per farle, la collaborazione all’Ansa, la possibilità di uno stipendio qualunque e persino di una paga precaria come scaricatore: anche qui, difatti, l’hanno licenziato in quanto “giornalista pacifista”. Marco non ha paura (nè della fame sicura nè dei killer eventuali) ed è contento di quel che fa.
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Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 13

[18 immagini + lettere invernali per l'autunno; 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11...]

di Andrea Inglese

Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato,

che tu sia muta, e lo sia di circostanza,
come se fosse questo
un riguardo nei miei confronti, un modo
preoccupato, quasi apprensivo,
di accogliermi, di farmi tuo ospite,
con un piacevole senso di privilegio,
di compimento, non so, non credo,
è quanto dovrebbe risultare
da un’analisi benevola dei fatti,
ma non posso, in tutta sincerità,
abbandonarmi a questa benevolenza,
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Polyptique dell’ora esatta - Mia Mare

di
Mia Mare

Starsene all’interno di un abbraccio
che per intero fosse solo abbraccio,
non un semplice prologo a un rituale
quanto più fantasioso più scontato,
per non dire del lato anche grottesco,
di sesso: questo era stato
il desiderio suo, il più vero
ai tempi che qualcuno la chiamava
cara, e gioia mia, mio amore.
Ma solo in sogno questo era accaduto.
E anche in sogno di rado con l’ amante,
più spesso con uno sconosciuto.

postato da: nonsonoqui alle ore 11:14


Mai dell’amore piacque cosa a Mia
quanto le volte che veniva il figlio
a stendersi con lei sul letto grande,
nei dopopranzi, dentro la penombra,
e andavano vagando coi discorsi
come in sogno, osservando nel frattempo
scorrere lungo righe sul soffitto
le ombre deboli e sfocate delle auto
e di moto e pedoni capovolti,
proiettate come in camera oscura
dalla strada, attraverso le fessure
delle imposte - feritoie affacciate
sulla lontana infanzia solitaria.

postato da: nonsonoqui alle ore 19:13
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Biglietto scaduto

di Gianni Biondillo

Romain Gary, Biglietto scaduto, trad. Federico Riccardi, 223 pag., Neri Pozza, 2008

Da qualche anno a questa parte Neri Pozza sta (ri)pubblicando i romanzi di Romain Gary, autore francese dalla vita avventurosa, morto suicida nel 1980 e colpevolmente dimenticato qui in Italia, non so se per ostracismo ideologico o per pura distrazione.
Fra questi Biglietto scaduto, romanzo squisitamente borghese, per ambientazione e per tematiche, libro del 1975, che pare quasi un Philip Roth ante litteram, in salsa francese.
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Crimini e affari

di Raffaele Cantone

Sono ormai settimane che tutti i media si occupano della crisi economica che attanaglia Stati Uniti, Europa, persino Paesi emergenti come la Cina e l’India. È stato spiegato, anche ai non addetti ai lavori, che i problemi sono cominciati con le istituzioni finanziarie; le banche americane, esposte per molti miliardi di dollari per mutui troppo facilmente erogati, sono in sofferenza ed in alcuni casi sono fallite. Siccome poi i mutui americani, cartolarizzati in derivati, erano stati venduti - in un momento di orgia speculativa che aveva fatto intravedere grossi guadagni senza considerare i relativi rischi - alle istituzioni finanziarie di tutto il mondo, il crollo delle banche statunitensi, come in una sorta di domino che è tipico della globalizzazione economica, si sta riverberando dovunque. Leggi il seguito »

Voglio chiamarvi Signori perché Ragazzi mi ha stufato [scuola/4]

Vorrei morire a questa età
Vorrei star fermo mentre il mondo va
Ho quindici anni

BAUSTELLE, Charlie fa il surf

di Chiara Valerio


Io non vi vedo e non vi sento. Certe volte quando cammino per i corridoi controllo di non avere le orecchie piene d’ovatta e i paraocchi. Non parlo delle chiacchiere intorno ai distributori di snack o dei gruppi variopinti che, al cambio dell’ora, si assiepano agli infissi delle porte. E nemmeno delle spinte nei bagni o dei calci in palestra. Io parlo della voce. E dei pugni. Forse ci state bene, forse io non capisco, forse è l’ennesimo intervallo passato in aula a discutere mentre fuori c’è il sole. La voce di chi viene considerato un numero, i pugni in tasca di chi, a ben guardare, conta solo come valore statistico anche se non lo è nemmeno per un attimo, nemmeno al censimento. Dovreste farvi sentire, assordare o spaccare tutto.
Sì l’ho detto, non guardatemi a quel modo. Ho detto proprio spaccare.

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Do you remember Héctor German Oesterheld?

Si presume che Héctor German Oesterheld sia morto trent’anni fa, nel 1978. Non si sa dove, come e neppure il giorno esatto. Si sa solo il perché. Perché era un uomo libero in una terra non libera. Con Lucia Saetta , abbiamo deciso di ricordare uno dei più grandi talenti della storia del fumetto. Il testo che abbiamo tradotto, è nel volume, Historieta. Regards sur la bande dessinée argentine pubblicato da Giusti (Vertige Graphic) e a cura dello straordinario José Munoz.
effeffe

Oesterheld, facitore d’avventure
Nato il 23 luglio 1919 a Buenos Aires in una famiglia di classe media, da padre tedesco e madre spagnola, Héctor German Oesterheld si immerse nei racconti d’avventura dalla sua più giovane età. Durante gli studi superiori di geologia, lavora come correttore per la stampa e scopre così un mondo a cui comincia a legarsi. Nel 1943 pubblica il suo primo racconto nel supplemento letterario del quotidiano La Prensa. La sua prima collaborazione importante sarà con l’Editorial Abril dove pubblica racconti per bambini e di vulgata scientifica. Nel 1951, firma le sue prime sceneggiature di fumetti per la rivista Cinemisteria. Sargento Kirk, frutto della collaborazione feconda con Hugo Pratt esce nel 1953 e conosce un grande successo.
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POE.MI - il festival di scritture, media e arti visive (a Milano)

poe.mi (Milano, 21 ottobre - 23 novembre 2008) è un festival espositivo-performativo che unisce scritture, media e arti visive e cerca di costruire alcune mappe nei territori correnti della produzione artistica e letteraria italiana. In questa prima edizione, dal titolo “Tiriamo le reti”, poe.mi intende fare il punto sul web, e soprattutto sui blog, come canale privilegiato di molta nuova poesia italiana, in alcuni casi in dialogo con realtà straniere o legate alle altre arti, e spesso con esiti ed esperienze qualitative confrontabili con le proposte dell’editoria cartacea tradizionale.

I blog, a pochi anni dalla loro diffusione, sembrano essere diventati sia un contesto vivacissimo di dibattito e contatto tra realtà poetiche, o più in generale letterarie, fino a poco tempo fa lontane e bisognose di una continua mediazione, sia il palinsesto per produzioni letterarie specifiche, che sfruttano le nuove dimensioni e le nuove modalità di fruizione che la rete offre.

poe.mi ha luogo in tre diverse sedi, ognuna dedicata ad un aspetto specifico del festival.

Ad AR.RI.VI. (Archivio Ricerca Visiva) è allestita una mostra che testimonia il lavoro di trentacinque tra i più interessanti blog e webzine italiani di poesia. Il percorso espositivo include documenti, immagini, opere visive di poeti e la possibilità di navigare on line sui siti selezionati. Viene infine presentato un piccolo saggio dell’attuale produzione di video-poesia e di video-arte incentrata sulla parola.

Alla Casa della Poesia, all’interno di due serate di presentazione con rispettivi autori e curatori, sono portate le esperienze delle web-magazine L’Ulisse e Warburghiana, che comprendono percorsi di ricerca sia nel campo letterario che in quello artistico.

Al Centro Culturale Il Punto Rosso, attraverso un ciclo di incontri con i rispettivi autori e curatori, viene presentato il lavoro di alcuni blog e siti scelti (Nazione Indiana, GAMMM, Biagio Cepollaro e Personaggi precari), che operano nell’area delle scritture di ricerca e da anni affrontano sia il problema della produzione in rete sia quello della diffusione e della costruzione di comunità e di relazioni.
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LA FABBRICA ILLUMINATA [ 1964 ]

[ immagini da   METROPOLIS   Fritz Lang (1926) ]

 

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